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E' ora della trimestrale etica

giovedì, 10 dicembre 2009

Voglio lanciare una provocazione: la trimestrale etica. Se si vuole contaminare eticamente il sistema finanziario – e ce n’è un gran bisogno - allora bisogna misurarsi coi suoi strumenti.

Da anni, decenni forse, si dice che a far avvitare la finanza su sé stessa è stato anche l’orizzonte di breve, brevissimo periodo con cui ha continuato a muoversi: profitti da raggiungere ora, subito, anzi prima, per poterli comunicare ad un mercato mai pago di risultati. Un mercato che vuole una crescita sempre più alta, tanto che appena gli utili non crescono di quanto gli analisti si aspettano – ma sempre utili sono! - allora penalizza duramente il titolo: follia. Altro che motore dell’economia reale, questo è un ostacolo per l’economia reale, che ha da sempre e deve avere tutt’altro genere di tempi e dinamiche di quelle schizofreniche di chi fa operazioni di trading intra-day cento, mille, diecimila volte al giorno per lucrare sulle differenze minime, infinitesimali delle quotazioni.

Uno dei tanti ingranaggi che fanno muovere e inevitabilmente inceppare con regolarità ciclica i meccanismi della finanza è l’attenzione spasmodica al breve periodo. E una delle dimensioni su cui l’investimento socialmente responsabile, la finanza etica – che nell’anno della crisi è cresciuta lo stesso e non di poco - è più diversa dal financial business as usual, è proprio l’orizzonte di riferimento: medio-lungo, lungo, magari anche lunghissimo, l’unico che permette di tenere seriamente in considerazione la molteplicità di variabili sociali, ambientali, di governance, etiche di un investimento che voglia fregiarsi di questo nome.

Il mercato non ha imparato nulla dalla crisi? C’è da aspettarsi il tracollo dietro l’angolo ancora oggi, da Dubai, alla Grecia, al fallimento-salvataggio dell’ennesima banca? Ok, allora si va sul campo e si comincia a chiedere alle società quotate non solo di fare ogni anno il bilancio sociale, ma di presentare ogni trimestre, insieme alla trimestrale agli analisti, appunto, una summa di indicatori Esg (Environmental, social and governance) che accompagnino gli indicatori economico-finanziari classici. Una trimestrale etica.

Con un duplice obiettivo: primo, “costringere” gli analisti finanziari ad acquisire dimestichezza con questi indicatori, di cui spesso non si curano affatto, e farli diventare mainstreaming; secondo, ma direi più importante, spostare l’ottica verso il medio, lungo, lunghissimo periodo. Spiegando che gli obiettivi su cui gli indicatori offrono informazioni non sono raggiungibili né oggi né domani ma quanto meno dopodomani. Che però si può e si deve monitorarli ogni giorno, senz’altro ogni trimestre.

Che io sappia non ci sono società quotate che presentano la trimestrale etica, se qualcuno ne ha notizia sono felice, felicissimo di essere smentito. Le società più illuminate, sempre a mia conoscenza, sono quelle che riescono a presentare ogni anno il bilancio sociale contemporaneamente a quello d’esercizio, che lo fanno approvare dal CdA insieme a quello. Quelle stra-illuminate pubblicano il bilancio sociale insieme al bilancio d’esercizio, il cosiddetto bilancio integrato. Quelle proprio avanti, di frontiera, pubblicano anche una sorta di bilancio sociale previsionale o preventivo, dove dichiarano quello che hanno intenzione di fare e i risultati che si prefiggono e con cui l’anno successivo sono pronte a confrontarsi davanti agli stakeholder.

Beh, secondo me i tempi sono maturi, dopo la crisi che il mercato sta già provando a far finta che non sia mai accaduta, perché si possa chiedere alle società quotate la trimestrale etica. A partire dalla stagione delle assemblee societarie del 2010, quindi c’è qualche mese di tempo. Diciamo che potrebbe essere un buon proposito da mettere sotto l'albero di Natale.

C’è qualcuno che accetta la sfida?



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Commenti dal 1 al 2
(2)

Roberto Turi venerdì, 5 febbraio 2010

Etica e Responsabilità Sociale

Sono assolutamente d'accordo con l'autore, penso che bisognerebbe avviare una profonda trasformazione nell'uso del Bilancio Sociale, pensando ad un'integrazione con il Bilancio d'esercizio e modellizzando sostemi di misurazione della responsabilità sociale.

n° 2
Roberto Spadaccini lunedì, 14 dicembre 2009

Scegli le buone azioni (sito di finanza etica)

Seguo da diversi mesi il suo blog e ne condivido integralmente i contenuti e le finalità. Sono un promotore finanziario di una banca di credito cooperativo friulana e socio fondatore dell'Anasf dal 1981 e da alcuni anni mi interesso di finanza etica, proponendo ai miei clienti fondi comuni di investimento etici e promuovendo il finanziamento di alcuni progetti di associazioni di volontariato impegnate nel sociale. Ho anche tenuto alcune conferenze sull'argomento presso Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti e parrocchie. Non le nascondo le difficoltà che incontro nel trasferire alla gente questi messaggi; molte persone che hanno perso fiducia nelle banche per colpa della cosiddetta finanza d'assalto, sarebbero anche disponibili a impiegare il proprio risparmio in modo socialmente responsabile, ma ancora hanno dei dubbi. In ogni caso io credo che ci sia un dovere etico da assolvere nella mia professione e "nel mio piccolo" faccio del mio meglio attraverso la mia ormai trentennale esperienza lavorativa al contatto con le persone e il mio impegno di volontariato in parrocchia e in altre attività sociali nel campo dello sport e della musica. Ho anche realizzato un mio sito personale di finanza etica. Sarei lieto di condividere anche via email con lei alcune idee riguardo al tema che ci accomuna e sarei lieto di informarla più specifico di una mia iniziativa che tramite il suo blog potrebbe avere una più vasta eco e divenire così esperienza-pilota per proposte analoghe. In questi casi l'unione fa la forza. Ho ideato un progetto di finanza etica che devolve alle onlus che ne facciano richiesta il 5 x mille della raccolta effettuata dalla mia banca in fondi etici. Naturalmente le onlus stesse diventano sponsor dell'iniziativa coinvolgendo i propri aderenti (soci, simpatizzanti). Mi sembra una sinergia (come io le chiamo) di "buone azioni": le buone azioni (i fondi etici) aiutano altre buone azioni (attività si utilità sociale) e tutte insieme contribuiscono a una società migliore.
Aspetto sue notizie.
Cordialmente.
Roberto Spadaccini

n° 1
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