Il rapporto fra donne e lavoro è purtroppo un tasto dolente in Italia. Ma mai quanto quello della presenza delle donne nei CdA: poche, pochissime, praticamente (quasi) nessuna.
Le ricerche sulla considerazione (bassa, direi anzi rasoterra) di cui godono le donne quando si tratta di assegnare ruoli dirigenziali nella aziende, piccole o grandi, si sprecano. E un po' tutte confermano l'esistenza del cosiddetto soffitto di vetro, quella barriera invisibile che impedisce loro di accedere a posizioni che quasi sempre rimangono appannaggio degli uomini.
Basta citare alcune ricerche per farsi un'idea di come stanno (male) le cose. Le statistiche della Commissione Ue, ad esempio, dicono che l’Italia è al 28esimo posto, su 33 Paesi valutati, per la presenza di donne all’interno dei consigli di amministrazione, con un misero 4% che vale quasi tre volte meno della media Ue (11%). Un’altra analisi condotta da Aifi sulle società quotate del fu-indice Mib30 ha evidenziato, invece, come su 466 cariche consiliari sono ricoperte da donne solo 11 cariche (il 2,4%...!). E ci si mette anche il World Economic Forum, che pochi giorni fa ha declassato l’Italia, che già non se la passava bene, nel suo Gender Gap Index: siamo scesi dalla 67° alla 72° posizione, appena dopo il Vietnam e giusto prima della Tanzania (il rapporto si può scaricare qui, la classifica è a pagina 8). Ma consoliamoci, perché nel 2007 eravamo messi anche peggio (84esimi).
Ora, forse non si può chiedere all’Italia di fare come la Norvegia, che da qualche anno ha imposto alle società quotate di riservare il 40% delle posizioni nei CdA al gentil sesso. Ma almeno qualcosa di meglio della situazione odierna si potrà pur sperare, o no?
Per stimolare dibattito e soluzioni sull'argomento, domani mercoledi' 18 novembre a Milano viene presentato il progetto “Ready-for-board women”, promosso da Professional Women’s Association di Milano e supportato dalla Sda Bocconi, in particolare dall’Osservatorio sul diversity management. Obiettivo del progetto è verificare se esistono donne con profilo e competenze adeguate (e ne esistono!) per entrare nei CdA di aziende private e pubbliche, valutando se i loro profili sono poi tanto diversi da quelli di chi già siede su quelle poltrone.
Il tema è legato a filo doppio alla finanza etica, perché la gestione delle pari opportunità e più in generale delle diversity è un elemento fondamentale di valutazione delle performance sociali delle imprese, che va a finire dritto dritto nei rating etici elaborati sulle società quotate dalle agenzie internazionali specializzate, dove si valuta ad esempio la percentuale di donne sul totale dei lavoratori di un’impresa, la presenza di donne fra i nuovi assunti, quante donne hanno ruoli dirigenziali e manageriali e così via.
Per chi può essere presente, mi pare un incontro interessante (mercoledì 18 novembre, ore 18.45 presso Assolombarda, via Pantano 9 a Milano). Per il programma, si può vedere qui.
Saluti. Al prossimo post.
(Indice di tutti i post pubblicati su SRivoluzione: post 1-50; post 51-100)
Poco meno di due mesi fa, avevo lanciato sul blog la provocazione della trimestrale etica: perché non richiederla insieme alla tradizionale trimestrale agli analisti? Soprattutto, perché non pretenderla dalle aziende che fanno della responsabilità sociale una loro bandiera? Dove sta scritto, infatti, che i dati sulle performance sociali e ambientali, e di governance, devono essere pubblicati solo una volta l’anno, nel bilancio sociale, mentre quelli tipicamente...
Muhammad Yunus, “profeta” del microcredito, è stato in Italia in questi giorni e ha annunciato la nascita, a breve, di Grameen Bank Italia. Il microcredito avrà così un’arma in più per diffondersi e attecchire anche da noi, dove negli ultimi anni, specie con la crisi, sono molte, moltissime le iniziative messe in campo sul microcredito. L’ultima di cui ho sentito, in ordine di tempo, è quella della Regione Piemonte.Dell’arrivo...
Se ne parla da un po’. E all’estero c’è già qualche esempio simile. Domani, finalmente, si alzerà il sipario sul progetto di avviare una Borsa socialmente responsabile anche in Italia.Per la precisione, il progetto si chiama Borsa Sociale: l’idea di fondo è appunto quella di un listino in cui ad essere quotate sono imprese che hanno nella finalità sociale la loro principale caratteristica. Qualcosa che potrebbe andare anche al di...
Parafrasando l’immortale Amleto, si può ben esprimere l’importanza e la difficoltà del dibattito che da decenni ruota attorno a una delle misure fondamentali che governano le nostre economie, gli Stati, la vita, alla fine, di noi tutti: il PIL, il prodotto interno lordo. Ho dedicato già qualche post all’argomento in occasione della pubblicazione, a settembre, della relazione prodotta dalla commissione Stiglitz sui nuovi indicatori possibili che...
SRivoluzione non è, ovviamente, l’unico blog o sito italiano dove si parla di finanza etica, ce ne sono molti e assai validi. A parte qualche eccezione, però (mi viene in mente la sezione di finanza etica aperta nel 2009 dal sito di Borsa Italiana), questo argomento particolare, e un po’ scomodo, diciamolo, specie quando si va alle sue radici profonde, trova posto quasi sempre in spazi di settore, molto specifici (ad esempio qui e qui), o in piccoli spazi gestiti...