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Che “c’azzecca” lo Sri con la crisi?

martedì, 21 aprile 2009

Cosa c’entra la finanza socialmente responsabile con la crisi? C’entra, c’entra eccome.

Se si parla di sistemi finanziari e prodotti d’investimento che hanno bisogno di maggiore trasparenza. Se si parla di fiducia collassata tra risparmiatori, banche e mercati finanziari. Se si parla di necessità di controllo e si ipotizzano mega-authority che operino ad un livello superiore a quello a cui già operano (ma con quale efficaci?) le authority nazionali. Se si parla di stretta ai paradisi fiscali (annunciata, ma accadrà veramente?). Se si parla di nuove regole per le agenzie di rating, ai cui giudizi ormai credono in pochi. Se si parla, soprattutto, di reputazione come asset fondamentale per creare valore, come ha fatto di recente la stessa Abi (Associazione bancaria italiana). Se fra i punti sottolineati dall’Aiaf (Associazione italiana analisti finanziari) per ristabilire le condizioni di un ordinato sviluppo dei mercati finanziari rientrano anche le politiche di remunerazione dei manager e l’educazione finanziaria.

Beh, se tutto questo è vero, e sta al centro, ora, del dibattito internazionale e dell’agenda politica riguardo alla futura architettura dei mercati finanziari…allora la finanza socialmente responsabile c’entra e c’entra di brutto! Perché queste sono, tutte, istanze che la finanza socialmente responsabile promuove da anni. Spesso, purtroppo, inascoltata. A volte anche derisa da chi affermava che il business è business e ha le sue regole, cioè il profitto prima di tutto e poi il resto si vedrà.

Comunque rileva poco che si affermi da parte di chi scrive in questo spazio aperto di commento che c’è un nesso fra Sri e crisi. Rileva molto, invece, che lo abbia messo in evidenza ad esempio una newsletter d’informazione fra le più autorevoli a livello internazionale nel campo dello Sri e della Csr come Ethical Performance. E rileva ancora di più il fatto che UnPri (United Nations Principles for Responsible Investment), l’iniziativa dell’Onu per promuovere la finanza responsabile, abbia dichiarato che l’investimento responsabile può e deve essere parte delle risposte alla crisi e può svolgere un ruolo importante in futuro nel prevenirne altre.

Perché le regole sono importanti, anzi indispensabili, ma non bastano, non saranno mai sufficienti. Occorre che le persone si convincano che agire responsabilmente non è da stupidi ma è da intelligenti, da furbi, soprattutto da saggi, perché ci si guadagna tutti. Anche quelli che verranno.


Andrea Di Turi

Commenti dal 1 al 1
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Margot mercoledì, 22 aprile 2009

Dai valori bollati a quelli senza bollo...

La parte finale del suo commento non potrebbe vedermi più favorevole. L'azione etica, responabile, che considera anche gli altri e non solo se stessi è qualcosa di cui tutti beneficiano e indirettamente fa sì che chi la attua alla fine abbia più vantaggi di quelli ai quali in piccola parte deve rinunciare nell'immediato. A condizione che tutti si comportino allo stesso modo. Ma è tanto difficile capirlo? Sì, sempre di più a mio avviso. Se la società premia sempre il primo e non chi rispetta le regole, che interesse ho io a rispettarle attendendo fiducioso il mio dividendo sociale che mi tornerà indietro solo se tutti si comportano come me? E' sicuro il prezzo che pago e lo pago anche subito, rinunciando a fare una furbata a danno degli altri, mentre invece è tutto aleatorio il vantaggio futuro che ne può derivare. Ma allora come se ne esce? Sarebbe lungo il discorso, e ho già abusato della sua pazienza di lettore. Voglio solo lasciare una riflessione che potrebbe sembrare fuori argomento. Oggi si fa tanto sfoggio ad esempio di quante lingue uno sa parlare come una caratteristica della persona di successo. Mi chiedo: una sciocchezza detta in italiano diventa una cosa intelligente se la traduco in francese, tedesco o cinese mandarino? Io credo di no.Forse allora è meglio tornare a porre l'attenzione ai contenuti e quindi ai valori che li ispirano.

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