BP è out
venerdì, 11 giugno 2010
La finanza etica è ben lungi dall’essere una scienza esatta, probabilmente non lo sarà mai. Però anche in questo campo ci sono dei paletti, dei limiti che evidentemente non si possono superare. Anche nella finanza etica, insomma, sembra valere il vecchio adagio “quando è troppo, è troppo”.
Mi ero permesso di scrivere qualche settimana fa che il disastro del Golfo del Messico in cui è coinvolto il colosso petrolifero BP non poteva, a mio avviso, passare inosservato agli occhi di chi si occupa di valutare le performance delle aziende quotate secondo criteri Esg (environmental, social and governance). Perché? Perché si tratta di una cosa troppo grande, semplicemente.
Poi ho appreso in questi giorni dal sempre puntuale Rsinews.it che gli indici etici di Dow Jones hanno proceduto ad escludere BP dalle proprie liste proprio per il disastro ambientale in corso. La motivazione fa riferimento alle regole di composizione dell’indice che prevedono che una società possa essere esclusa in seguito a “extraordinary events”. Non sapevo che ci fosse questa regola, ora lo so, mi pare una regola di buon senso.
Mi sembra che quello fatto da Dow Jones sia un passo importate nel piccolo grande mondo dell’investimento socialmente responsabile. Vedremo se e a che cosa porterà.
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