All’inizio fu Banca Etica, si potrebbe dire. Ma oggi sono più d’uno gli istituti di credito che operano secondo un altro modo possibile di fare banca o comunque rivolgendosi a un pubblico diverso da quello classico, cioè le realtà del Terzo settore, il non profit, le cooperative sociali, le associazioni di volontariato. E cominciano a creare un gruppo di riferimento a cui guardare con un certo interesse. Anche perché le cose sembra che vadano bene, nonostante la crisi. O forse proprio per via della crisi. Chissà.
La prima a dichiarare di voler attuare un modello etico, o socialmente responsabile, di fare banca è stata appunto nel 1999, in Italia, la Banca Etica. Che quest’anno ha festeggiato i suoi primi dieci anni di vita facendo sentire la sua voce con alcune prese di posizione importanti, ad esempio quella sullo scudo fiscale di cui anche il blog si è occupato.
A Rimini nel 2006 è nato poi Eticredito, la banca etica adriatica, che fra i valori fondanti del suo operato (promuove la microfinanza, la finanza etica, la finanza amica dell’ambiente) ha messo cosucce come l’equa remunerazione del risparmio o la solidarietà per le fasce più deboli della popolazione. Inserendo nello statuto, all’articolo 5, un’affermazione che farebbe tremare i polsi a qualsiasi dirigente di filiale per così dire tradizionale – non voglio dire non etica… - e cioè che “il credito in tutte le sue forme è un diritto umano”. Per la cronaca, anche Eticredito ha detto no alla scudo fiscale: che sia una malattia delle banche etiche? Mah...
In queste settimane ha invece festeggiato i suoi primi 500 giorni di attività Banca Prossima, l’istituto di credito del gruppo Intesa Sanpaolo dedicato al finanziamento del Terzo Settore. Mentre da poco anche Unicredit ha dato il via, esattamente il 9 novembre, ad un istituto ad hoc, Universo non profit, dove concentrare le sue attività di finanziamento al non profit. Tra l’altro Unicredit è in predicato di lanciare niente meno che con Yunus la Grameen Bank Italia, progetto di cui si parla da mesi e che prima o poi, immagino, partirà.
Nel frattempo è nata Banca Simetica evoluzione di una Sim che da anni si muoveva nel campo della finanza etica. Fra i suoi valori dichiarati: responsabilità sociale e ambientale, sobrietà e parsimonia…una banca?! Sobrietà e parsimonia?! Sì, una banca che dichiara che sobrietà e parsimonia stanno a fondamento del suo modo di operare. Sembra fantascienza, lo so, ma non lo è.
E poi ho scovato, nel mio perenne girovagare sul web, la notizia che nella bella Ancona si sta lavorando alla nascita di una nuova banca etica, con un incontro avvenuto ai primi di dicembre negli uffici di Ancona di Bankitalia. Una notizia che devo ancora approfondire ma che mi piace segnalare qui.
Banche etiche crescono, dunque, in Italia e in Europa, dove dal 2002 opera Febea-Federazione delle banche etiche e alternative.
Forse la crisi non è arrivata invano. Se l’etica nella finanza fatica a far breccia, forse la finanza etica ha più speranze di diventare grande.
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Un post per dare notizia della revisione semi-annuale degli indici etici FTSE4Good, quelli della Borsa di Londra, secondi come importanza a livello internazionale solo agli indici etici di Dow Jones.La revisione, che sarà operativa dal prossimo lunedì 22 marzo (quando in Italia cambierà anche il FTSEMib, con l’ingresso di Azimut e l’uscita di Mondadori), ha visto l’ingresso di ben 23 nuovi titoli. A farla da padrone, come Paese di provenienza, è...
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