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SRivoluzione di Andrea Di Turi

Dopo la laurea in economia scopre il mondo della finanza etica, dello Sri (socially responsible investment), e inizia con curiosità ad approfondire l'argomento come giornalista, trovandovi molte assonanze con la sua speranza che i figli dei figli dei nostri figli – ma anche prima, si spera - vivranno un mondo migliore. Non ha ancora smesso di approfondire e non ha intenzione di farlo. Collabora infatti con testate nazionali su questi temi e affini (responsabilità sociale d'impresa, non profit), ma anche su argomenti legati alle nuove tecnologie, al business su internet e al web 2.0. Per mettere alla prova l'esperienza accumulata si e' messo anche a fare un po' il consulente socialmente responsabile. Nel frattempo e' diventato insegnante di Metodo Feldenkrais per cercare se stesso. E anche qui la ricerca continua... Ah, era nella redazione che lanciò Soldionline nel lontano '98, ora torna su questi schermi come blogger: un segno del destino? Ai post-eri la sentenza.

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lunedì, 30 novembre 2009

Banca MPS, il fondo pensione che sposa l'etica: 3 domande a...

Da tempo si dice, anch’io qui su questo blog, che i fondi pensione in Italia sono poco attenti alla finanza etica. Beh, qualcosa sembra stia cambiando. E forse cambierà ancora di più nei prossimi mesi dopo il rapporto di Unep Fi che li invita a prendere in considerazione con molta, molta attenzione i criteri d’investimento socialmente responsabili nella loro attività.

È il caso di Banca MPS. Il suo fondo pensione da molti anni aveva una Linea Etica, un comparto cioè che investiva secondo criteri di selezione socialmente responsabili. Con la crisi, ci si è accorti che a reggere il colpo della caduta dei corsi sui mercati finanziari era stata proprio, udite udite, la Linea Etica. Che non ne stava risentendo in termini di adesioni, di credibilità e fiducia fra gli iscritti.

Anche per questo, il Consiglio del fondo ha deciso che dal 1° gennaio 2010 tutto il fondo si uniformerà ai principi di responsabilità sociale, adottando criteri di selezione Esg con il supporto dell’agenzia di rating etico Vigeo.

Mi sembra un passo importante, significativo. Una decisione che potrebbe generare un effetto emulazione nel settore dei fondi pensione italiani, specie se la scelta di investire secondo determinati valori e principi dovesse felicemente coniugarsi, come ha dimostrato di saper fare, con l’efficienza dell’investimeno e quindi coi rendimenti.

Per saperne di più, abbiamo posto le nostre 3 domande a Walter Bottoni, vice-presidente del fondo pensione complementare per i dipendenti di Banca MPS, che ha raccontato dell’esperienza socially responsible del suo fondo pensione in occasione di eventi e dibattiti targati SRI. Gli abbiamo chiesto di spiegarci ragioni e prospettive di questa scelta. E anche di esporci il suo punto di vista sul momento non proprio felice della finanza socialmente responsabile in Italia.

Blog: Dopo l’esperienza della Linea Etica, come è maturata la scelta di applicare principi e criteri SRI a tutto il fondo pensione? È stata una decisione difficile, contrastata, o il naturale proseguimento della strada iniziata con la Linea Etica?
Risposta: La Linea Etica nella mia idea è sempre stata un apripista per i nostri lavoratori ma anche un momento di riflessione rivolto all’azienda oltre che una sfida positiva al gestore finanziario. Dopo che in pochi anni, oltre 1.100 dipendenti sono approdati in un comparto Sri, era giunto il momento di fare il grande salto, che ci tengo a sottolineare, ha coinvolto positivamente tutti i componenti del Cda del Fondo. Ora saranno i volumi interessati, che noi misureremo anno su anno (attribuendo un score etico al fondo con l’ausilio di Vigeo Italia), i veri protagonisti delle evoluzioni future. La prossima tappa forse si chiamerà azionariato attivo.

Blog: Che effetti vi attendete da questa scelta, all’interno, fra i vostri dipendenti, ma anche a livello di settore dei fondi pensione e nella comunità finanziaria? Credete che potrà essere seguita da altri in Italia?
Risposta: La comunità degli aderenti alla Linea Etica ha avuto la forza di una leva nei confronti di tutti  gli altri. Il “noi” ha vinto sui singoli atomizzati. La previdenza complementare è un contenitore anche di idee sociali che può e deve divenire contagioso. La parabola declinante pubblico-privato può risalire con una nuova comunità finanziaria da cui può nascere un inedito “welfare” costruito dal basso. Forse non è un caso che tutto ciò accade in un fondo preesistente, cioè dotato di memoria previdenziale.

Blog: Gli ultimi dati sulla diffusione della finanza etica in Europa dicono che le cose sono andate bene nonostante la crisi (i fondi etici hanno accresciuto i loro asset da 48 a 53 miliardi di euro nell’anno nerissimo delle Borse, passando da 537 a 683 prodotti). Male, però, in Italia. Che spiegazione dà di questa situazione e di quella che possiamo chiamare l’anomalia italiana? Su cosa e come bisogna agire, a suo avviso, per provare a invertire la rotta?
Risposta: Resto convinto che il nostro è innanzitutto un ritardo culturale che tocca uniformemente tutti gli attori della nostra scena politico-sindacale-imprenditoriale, senza peraltro escludere quella informativa. A parte qualche lodevole eccezione, come questo spazio, anche, ad esempio, le trasmissioni televisive di punta come “Report” insistono, come avvenuto di recente, nell’ignorare completamente il tema dell’Sri, trattando i fondi pensioni alla stregua di un qualsiasi hedge fund. La finanza dipinta come un girone dantesco. Noi ad esempio dal 1° gennaio 2010 utilizzeremo il vasto database CSR di Vigeo per compiere i nostri investimenti. E’ il primo esempio italiano, eppure in una recente indagine Swg sui nostri giovani tra i 18 e i 35 anni, l’85% di essi punta per il proprio futuro sulla green economy e l’investimento socialmente responsabile. Forse va inventato un luogo d’incontro dove “tutti” questi padri vadano a lezione dai loro figli.

Grazie a Walter Bottoni.



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