Nell’anno della cassa integrazione alle stelle, delle proteste sui tetti di impiegati, operai, ricercatori, ci sono aziende che riescono ancora a distinguersi. E non nel bene.
La notizia è di questi giorni, è stata riportata ad esempio sul sito di Repubblica (ma, proprio perché ha quasi dell'incredibile, se ne parla in moltissimi altri siti, ad esempio qui, qui e qui, come pure qui, qui e qui): per decisione del giudice, è stata reintegrata al lavoro un’operaia che aveva fatto causa alla propria azienda perché dopo una serie di contratti a termine rinnovati chiedeva un’assunzione a tempo determinato. Cosa che il giudice le ha concesso. La lettera dell’azienda all’operaia si può leggere qui.
L’azienda allora ha pensato bene, accettando il reintegro, di distaccare però l’operaia in una sede leggermente decentrata: non in provincia di Avellino, dove ha sede la fabbrica in cui l’operaia lavorava, ma in un luogo un tantinello distante…Nuova Delhi, sì, avete letto bene, in India. Si tratta, c’è da aggiungere, di una donna di quasi cinquant’anni e mamma di cinque figli. E non di una ragazza single, magari trentenne o poco meno, senza ancora una famiglia, che chissà, dopo essersi fatta un’amara risata avrebbe anche potuto prendere in considerazione il distaccamento, magari invogliata da un’esperienza che sarebbe divenuta di vita più che lavoro. E poi in India l'economia tira, da noi non proprio, per usare un eufemismo.
Ora la vicenda è in mano ai sindacati, ovviamente insorti, che bollano come “vergognoso” il comportamento aziendale. Vedremo come andrà a finire. Al momento, pare, l’azienda non ha commentato.
Commento personale: ……….!!!
Ma quella che interessa per i temi di questo blog non sono commenti e opinioni personali bensì una riflessione: se una cosa del genere accadesse a un’azienda quotata in Borsa, come la valuterebbero le agenzie di rating etico? Abbassando il punteggio dell’azienda nelle relazioni sindacali, nelle politiche per il personale, nel trattamento dei dipendenti? Oppure l’azienda potrebbe andare incontro a una sorta di sanzioni? Del tipo: se fai una cosa del genere, non c’è politica o azione o strategia di responsabilità sociale che tenga, cioè una cosa del genere ti qualifica e chiama una penalizzazione. Che so, un anno fuori dagli indici etici, sei mesi, l'esclusione fino a che non mette a posto la situazione.
Io penso a una specie di lista, una black list di comportamenti, azioni, situazioni fortissimamente riprovevoli nelle quali, se una società vi si trova coinvolta, scatta una sanzione. Quasi automaticamente, direi.
Ora, non chiedo che ogni fondo etico agisca come il fondo pensione norvegese, di cui abbiamo parlato più volte e che mi sta molto simpatico. Cito anche l’esempio di Etica sgr con France Telecom. Ma che ci sia un limite, che venga posta un’asticella che non si può superare, questo sì: se la si supera, allora scattano le sanzioni. Come in una partita di calcio: se entro a gamba tesa da dietro e rischio di far male all’avversario, non conta nulla che prima abbia segnato tre gol o abbia buttato fuori la palla dal campo per far soccorrere due avversari dopo uno scontro fortuito fra di loro. Sono espulso. Fuori. Non gioco fino alla prossima partita (leggasi: fino alla prossima revisione degli indici). E se il fallo è molto grave, posso saltare più della prossima partita, posso saltarle magari anche tutte.
Insomma, mi chiedo, come facevo già quando ho parlato del bisogno di un ritorno alle origini per la finanza etica: c’è un limite? Dov’è? Chi lo pone? Come farlo rispettare? Ci sono criteri di esclusione, nella selezione etica degli investimenti, che funzionano così? Potrebbero esserci? Chissà se c'è risposta a queste domande. Se qualcuno vuol darmi la sua, grazie.
(Indice di tutti i post pubblicati su SRivoluzione: post 1-50; post 51-100)
Aggiornamento del post: ho letto ora sul sito del Corriere (http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/12-gennaio-2010/gae tanina-vince-battaglia-non-sara-trasferita-india-1 602279006055.shtml) che l'operaia non sara' trasferita. Direi che è un'ottima notizia. Mi pare di aver capito che a questo risultato si sia arrivati grazie all'interessamento, oltre che dei sindacati, di diversi soggetti, prefetto, presidente Unione industriali ecc.. Forse si puo' dire in questo caso che "aziende ir-responsabili si redimono"? Non lo so, ma se fosse, le ottime notizie sarebbero due. Ciao.
salve, sono una collega di raitre. vorrei invitarla in studio e sto cercando di contattarla, senza esito, tramite l'avvenire. mi invia un suo contatto a rosamelucci@hotmail.com?
grazie,
rosa
Beh, caro Liberal, il tuo commento rende bene l'idea sfruttando il vecchio adagio. Temo che questi manager, e ci metterei anche gli imprenditori, dato che non credo decisioni di tal genere li vedano scollegati, diano l'immagine peggiore dell'Italia che dà lavoro e l'immagine invece piu' esatta dell'Italia che pensa solo di sfruttare il lavoro (la vita!) altrui per il proprio tornaconto. Non voglio fare l'ingenuo e dire che spero che casi del genere non si ripetano piu'. Dico pero' che spero che a questa notizia venga data la massima rilevanza, e mi pare stia avvenendo, in modo che sia all'attenzione di tutti che limiti che una volta si ritenevano invalicabili vengono purtroppo e spesso oltrepassati e che bisogna vigilare con molta attenzione sulla situazione. Grazie del tuo commento, ciao
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