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No boat no crime

lunedì, 31 maggio 2010

No boat no crime è il nome dell’indagine che la Guardia di Finanza sta conducendo atta al controllo della regolarità fiscale dei soggetti che utilizzano grossi yacht.

Il clamore che ha destato il sequestro della barca di Briatore, un panfilo di 63 metri, ha fatto il giro del mondo e, dopo Briatore, è toccato anche alla presidente dell’Expo e del suo omonimo gruppo farmaceutico Diana Bracco; pare sia stata denunciata per evasione e quindi in Procura sono andate anche le carte della sua barca, un 40 metri intestato ad una società di noleggio di Milano.

Il crimine fiscale generalmente contestato in questi casi è l’evasione dell’accisa sui carburanti e dell’iva.

Un cittadino comunitario può fare il pieno alla sua barca senza pagare le tasse solo se fuori dalle acque europee.

Si contesta dunque l’utilizzo delle società di charter al solo scopo di beneficiare degli sconti fiscali e che in realtà le barche sono di uso esclusivo, non già semplicemente noleggiate di tanto in tanto a colpi di, per quella di Briatore, 250.000 euro a settimana, o giù di lì.

Dopo questi interventi della Guardia di Finanza Italiana, con tanto di sequestro dell’imbarcazione e diffusione delle immagini girate a bordo, alcuni giornali esteri, il Financial Times in prima, hanno lanciato l’allarme consigliando i crocieristi Vip a non navigare nelle acque territoriali Italiane e disertare quest’estate i nostri porti.

La caccia all’evasore è in pieno svolgimento e i nostri militari fanno benissimo a controllare che tutto sia in regola ma ritengo sia altrettanto importante non far diventare uno yacht un trofeo di caccia.

Flavio Briatore ha infatti contestato pubblicamente le modalità del sequestro denunciando in particolare che uno degli ufficiali della Guardia di Finanza, durante la perquisizione, ha fatto salire a bordo moglie e figlio per un “giro turistico”.

Detto questo, in un mercato globale, anche la lotta all’evasione deve fare i conti con la sobrietà, troppo clamore e la trasformazione di normali attività di controllo in imprese eroiche può rivelarsi un boomerang per l’economia. Il mondo è pieno di porti che accolgono senza troppe storie i ricchi del pianeta e farli scappare dai nostri non mi sembra una mossa indovinata.

Alessandro di Napoli

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Commenti dal 1 al 2
(2)

fdele lunedì, 31 maggio 2010

siamo sempre stati cosi

è sempre stato cosi,tutti contro tutti è che quando manca la pagnotta se ne accorgono tutti,è proprio un mondaccio ove il diritto sottosta alla prevaricazione ed all'invasione,basti quardare nel 1860 le truppe del Re savoia scesero in armi al sud ed inposero l'invasione al diritto poiche nessuno del sud voleva l'annessione al regno di SARDEGNA e Piemonte poi diventata Italia,certo gli ITALIANI a darsi la zappa sui piedi sono fenomeni,se si continua cosi scapperanno anche quelli che vengono qui con il
SACCO a PELO e dormono per terra,cosi rimarranno i finanzieri a quardarsi in faccia con i Carabinieri,qnche questa farsa del SOMMERSO è una grande BALLA poiche se volevano veramente toglierlo bastava che dessero a tutti la possibilita di togliere dalle dichiarazioni tutti gli scontrini spesi,anche quelli del bar per un caffe',poiche chi spende quel tesoretto 0'9 cent non lo detiene piu',sono FALSE e non credibili tutte le parole usate per spiegare alle persone ove sta il problema!!"!sopratutto da chi ricopre cariche di un certo tipo.

n° 2
paolo lunedì, 31 maggio 2010

è guerra

ormai siamo al tutti contro tutti....

n° 1
da

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