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La Padania è fatta!

mercoledì, 31 marzo 2010

Finita la conta dei voti e omologato il risultato finale si apre davanti ai nostri occhi uno scenario che sembrava essere solo nella geniale mente dell’inventore politico di una macroregione Europea all’interno della Nazione Italia.

I cittadini del Nord hanno, con la valanga di voti concessa alla Lega Nord, calato giù il jolly che consente al Senatur di dare una decisa accelerata al quel gruppo di riforme che consentirà, nel medio termine, una separazione delle regioni del nord dal resto del paese.

Al di là degli aspetti politici ed emotivi, i numeri degli indicatori economici della Padania sono da prendere in seria considerazione perché consentono agevolmente a questa realtà di vivere di vita propria; se non addirittura di migliorare la condizione dei suoi cittadini venendo meno il peso di fardelli di varia natura, tra cui spicca la cronica arretratezza meridionale.

Il PIL 2008, in ML di euro, delle tre Regioni cardine della Padania è poco più di 600.000 di Euro per circa 19 ML di abitanti (fonte ISTAT ndr); bastano questi numeri a metterla davanti, per PIL, a paesi come la Slovacchia (119.000 ML di $), la Svizzera (313.000 ML di $), la Slovenia (59.000 ML di $), l’Austria (328.000 ML di $), l’Islanda di cui si favoleggiava il boom (13.000 ML di $), l’Irlanda (188.000 ML di $), la Svezia (342.000 ML di $); insomma davanti alla Padania ci sarebbero, in Europa, solo Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Resto d’Italia, staccando infatti pure Portogallo e Grecia.

Ora, e per piacere evitiamo inutili allarmismi e piagnucolerie, sembra evidente che in una logica che vede tutto il mondo competere, e l’economia con la finanza fare da giudice arbitro, de facto comincia a serpeggiare nel sentimento di ognuno il “si salvi chi può” e le note dolenti venute fuori con l’ultima crisi danno forza a spinte, mai secondo me sopite, di cambiamento di uno stato di fatto che non può più reggere.

Nel villaggio globale vince il villaggio che riesce a mantenere una forte identità ponendosi come attrattore rispetto alle altre realtà mondiali. L’Italia, come è adesso, perde in competitività sul piano industriale, è poco attraente per investitori esteri per ragioni note a tutti, tra cui spiccano l’elevato carico burocratico e la poca sicurezza specie nel Sud; perde ancora per gli stessi motivi in attrattiva turistica, che pure era un forte valore aggiunto; soffre nelle esportazioni per una moneta troppo cara e per la dura lotta nei settori del manifatturiero da parte dei paesi emergenti, soffre per la troppa dipendenza dall’estero per l’energia e la quasi totale strategia unitaria sull’argomento. Soffrono le aree più economicamente sviluppate per un Meridione che mai decolla e mai si pone come risorsa.

E ci meravigliamo se qualcuno si sia stufato e possa pensare davvero di fare da solo?

La resistenza al cambiamento è quella paura che impedisce di guardare avanti, che ci fa abbarbicare allo status quo, ma non è affatto detto che dietro l’angolo ci sia il peggio, magari invece proprio lì c’è un futuro migliore; la spinta in avanti delle Regioni del nord verso un minore centralismo dello Stato sarà certamente una buona occasione per tutti per mettere al primo posto la crescita del proprio villaggio in una sana e costruttiva competizione con gli altri villaggi.

La competizione porta al miglioramento della specie, lo sanno bene i naturalisti; dunque per migliorare tutti dobbiamo prima migliorare noi stessi; non si deve vivere per forza sotto lo stesso tetto per stare meglio.

Alessandro di Napoli

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Commenti dal 1 al 4
(4)

Alberto Galvi giovedì, 1 aprile 2010

L'Europa delle regioni

Caro Alessandro il tuo articolo è molto interessante, io vorrei chiedere a te e ai tuoi lettori cosa pensate della questione del federalismo in un ottica europeista, quindi non più un Europa degli stati ma un Europa delle regioni.Io penso che l'Europa degli stati sia molto difficile da realizzare mentre un Europa delle regioni sia possibile, e che questo darà dei vantaggi non solo alle regioni economicamente vantaggiate(Lombardia, Carinzia), ma anche a quelle economicamente più deboli,le quali dovranno rimboccarsi le maniche e creare un proprio sviluppo, non più in un ottica centralista ma solo per il proprio "villaggio"

n° 4
alessandro di napoli martedì, 13 aprile 2010

R: L'Europa delle regioni

ciao Alberto....beh, possiamo aprire un forum sull'argomento....che dici?

Alberto Galvi mercoledì, 14 aprile 2010

R: R: L'Europa delle regioni

E' una buona idea

Vittorio E. mercoledì, 31 marzo 2010

una prova al 100%

ragazzi calma e gesso ! non dimentichiamoci 2 o 3 cosette.

Prima di tutto si parla di Federalismo quindi non di scissione e per di più alla parola Federalismo viene aggiunto un aggettivo limitativo cioè Fiscale. I meccanismi legati dovrebbero innescare un circolo virtuoso per tutta la nostra povera e amata Italia.

Poi guardiamoci attorno, nessuno in Germania si sogna di dire che il sistema sia disgregante: che lezione ci hanno dato continuando a credere in una riunione, al di là di ogni possibile evidenza contraria, tra Est e Ovest !

per ultimo ... varda lì ... il Senatur l'è minga andato a sposarsi con una del regno delle Due Sicilie ? più ecumenico di così !! dovrebbe tranquillizzare tutti.. al 100% ;)

n° 3
liberal mercoledì, 31 marzo 2010

teoricamente è perfetto, ma.........

Sul piano teorico l'articolo di Di Napoli non fà una grinza, ma sul piano reale e pratico, si prospetterebbe uno scenario balcanico. Eppoi, senza voler vedere il lato peggiore, se il Sud non riesce a sollevarsi, nessuno può impedire ai cittadini del sud di emigrare in massa al nord. I leghisti-doc hanno pensato a questa evenienza stile anni 50? Che farebbero? Una scissione reale? E il Governo centrale (Abramo Lincoln docet) starebbe a guardare? Meglio non pensarci neppure............

n° 2
Beppe mercoledì, 31 marzo 2010

avvocato

Prendiamo esempio dal nord per migliorare il sud. Fare e lavorare senza parassitismi.

n° 1
mario mercoledì, 31 marzo 2010

R: avvocato

Magari fosse così semplice! c'est la guerre mon ami, c'est la guerre

la guerra mercoledì, 31 marzo 2010

R: R: avvocato

Ad uno che invita a lavorare, a fare, a migliorare c'è uno che gli risponde sbeffeggiante " c'est la guerre "..........come dire " che mi/ci vuoi far lavorare? "..........ma a quelli cosi' ...zappa in mano e classico calcio nel @#?*%$ (mi scuso anticipatamente per il termine ma rende vero il pensiero).........la guerra gliela hanno gia' fatta al suo cervello distruggendogli i neutroni positivi......

Antonio mercoledì, 31 marzo 2010

R: R: R: avvocato

Mi pare che hai preso un granchio bello grosso, e preferisco non essere maleducato come te.
A proposito neuroni non neutroni.

la guerra giovedì, 1 aprile 2010

R: R: R: R: avvocato

Pensare di arrivare alla guerra perchè si prospetta di lavorare di più o magari si chiede piu' senso civico (es pagare le tasse ) , è un bel modo di porsi .........ma che bella gente ci circonda......in testa sono proprio i neutroni a farla da padrone, cosa ovviamentente inesistente. Dobbiamo vincere queste diffuse idee parassitarie ........come......., dicendolo in faccia a chiare lettere...........

fdele giovedì, 1 aprile 2010

tutti a casa

scrivete e pensate come i politici NOSTRANI confusi e frastornati,Alessandro scrive che la competizione sviluppa l'intelligenza ed l'avanzamento della specie,ma dimentichi carissimo che la competizione genera CONFLITTO e conflitto genera guerre a te trarre le conclusioni,e l'altro tale Vittorio E (spero non sia Emanuele)scrive che sarebbe solo federalismo FISCALE cioè tutto quello che serve alla vita reale,il resto sono aspetti demagogici che non hanno mai sfamato nessuno,Patria nazione leggi tribunali etc etc siete proprio vecchi BIOLOGICAMENTE e ormai da PENSIONE.STATEMI BENE

alessandro di napoli giovedì, 1 aprile 2010

R: tutti a casa

lo so che la competizione può portare alla guerra. è un rischio che si corre. Ma non è che si può essere, per questo, non competitivi rischiando poi la degenerazione, quest'ultima ci metterebbe ancor di più alla mercè del più forte. Perchè il più forte, o con la guerra, o coi soldi, prima o poi lancia l'OPA.....

Paolo giovedì, 1 aprile 2010

R: R: tutti a casa

La sana competizione fa bene, gli interessi dei grandi gruppi o dei gruppi di malaffare invece portano solo disgrazie, vedi il caso acqua su tutti

giuseppe sabato, 3 aprile 2010

R: R: R: tutti a casa

io credo che se nel sud si iniziasse a cambiare politica di investimento (meno caro sui nostri bellissimi luoghi turistici avremmo molti posti di lavoro e un più numero di turisti invece di fare le solite bravate per es.1 bicchiere d'acqua costo ad amalfi 6 euro,un parcheggio dalle 20euro alle60 euro. E poi la grande fregatura che si fà al turista di farlo pagare sempre il triplo............e poi ci lamentiamo non c'è lavoro??????

da

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