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Il paradosso della parsimonia

lunedì, 19 aprile 2010

Spesso nelle chiacchiere di economia si usano le parole “risparmio” ed “investimento” come sinonimi, non vi è nulla di più sbagliato. Il risparmio è la parte di reddito che non viene spesa ma accantonata per essere usata nel futuro e non prevede una rischiosità; l’investimento è invece la parte utilizzata in attività atte ad aumentarne il valore, con insita una rischiosità che può portare alla diminuzione di quest’ultimo.

E va fatta anche una distinzione tra investimento delle famiglie o del sistema delle imprese.
Il risparmio delle famiglie è parte integrante dell’investimento totale poiché, accantonando disponibilità presso gli intermediari finanziari, essi la riversano nelle imprese finanziando i loro investimenti, dunque la crescita economica passa anche dal risparmio.

Se però il risparmio non è incanalato, per esempio rimane nel salvadanaio di casa, si può avere l’effetto della crescita del risparmio non corrispondente alla crescita economica, quindi potenzialmente una recessione.

Dunque, nel breve periodo, una diminuzione del risparmio può portare ad una crescita economica ma nel lungo finisce per ridurre anche l’investimento, viceversa, un alto risparmio comprime i consumi e la domanda di beni, quindi abbatte la crescita economica.

Il paradosso è che dunque se si risparmia troppo è come se si spende troppo e viceversa, la regola aurea è quella di tenere sempre bilanciati, con giuste ed accorte politiche economiche, le due alternative.

In questo periodo di crisi abbiamo assistito al crollo dei consumi, e quindi della attività economica, contemporaneamente abbiamo registrato un aumento della propensione al risparmio da parte di chi non ha visto comprimersi il reddito, dipendenti pubblici e similari, e una tendenza alla spesa verso beni meno costosi da parte degli altri, cassaintegrati, precari ma anche imprese ed autonomi.

Il risultato grave è che cercando di risparmiare si aumenta il PIL di chi vende beni a basso prezzo a scapito di chi propone qualità, la Cina, per esempio, vede viaggiare il suo PIL a due cifre mentre il resto del mondo arranca.

Le politiche di sostegno al reddito con interventi che rasentano l’elemosina non fa altro che dirottare ulteriori risorse verso quei paesi, come la Cina, che fanno del prezzo la loro arma principale; più si abbassano i salari europei, più cresce la potenza economica dei paesi emergenti.

L’exit strategy non può essere dunque la parsimonia ma, piuttosto, la buona spesa; e la buona spesa è quella dedicata alla crescita patrimoniale dello stato, quindi ammodernamento, infrastrutture e ricerca. 

Alessandro di Napoli

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ciccio mercoledì, 21 aprile 2010

spendere

...chi più spende meno spende.....?

n° 1
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