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Dove li metto i miei soldi?

venerdì, 3 luglio 2009

Recentemente un partecipante ad un mio corso collettivo mi ha fatto simpaticamente notare quanto io sia affezionato al termine “allocare”. Lo utilizzo un po’ ovunque ormai, persino in casa ogni tanto, quando chiedo a mia moglie di “allocare il cartoccio del latte nel frigorifero” una volta consumato.

Ma vediamo di fare un po’ di chiarezza su questa parola e su che valore è necessario darle se la nostra principale vocazione è quella stessa che ci ha animato guardando in tv nel lontano 1987 un fantomatico Gordon Gekko che comprava e vendeva in camiciola e cravatta come se stesse acquistando il pane sotto casa.

L’asset allocation viene erroneamente considerato un impiccio esclusivamente “dedicato” a gestori e consulenti.
Erroneamente perché noi, amanti del “fai da te”, decidiamo che un parolone del genere sia veramente poco determinante o troppo complicato per i nostri scopi.

Ormai è assodato che l’industria del trading, a parte rari fenomeni che riescono nell’impresa (E io un po’ li invidio, in particolar modo per la freddezza che hanno nei confronti del mercato e che son sicuro, non avrò mai!!), sia un’industria vera e propria con il proprio core ben individuabile in quel processo che vuole una massa di individui che “viene e che va” incessantemente (Arriva, paga e toglie il disturbo).

Quindi, da wikipedia:
Asset allocation = L'asset allocation è la distribuzione dei fondi disponibili fra le varie attività di investimento.
Bene! Dunque la cosa interessa un pochino anche a noi, perché se è vero che a spanne Luigino dell’osteria sotto casa decide di comprare su 100mila euro di capitale disponibile, 20mila euro di btp, 30mila euro di corporate bonds e 50 mila euro in azioni, allora, non sta facendo altro che asset allocation, sta distribuendo in differenti strumenti finanziari il proprio capitale.
Lo fa in modo casereccio, ma lo fa, differenzia tra vari prodotti decidendo in maniera istintiva le proporzioni da allocare sui vari strumenti finanziari (Come vedete, io e il termine oggetto di questa disamina ci amiamo ardentemente, poi qui ci sta bene!!).
Vediamo dunque di fare un po’ di ordine.

Sempre da wikipedia.
L’asset allocation si può declinare su tre livelli:

  1. strategica: riflette la ripartizione degli investimenti tra le opportunità alternative secondo un orizzonte temporale di medio/lungo periodo (Come ho scritto qualche tempo fa, bisogna dare un obbiettivo in termini di tempo agli investimenti, perché oltre al capitale psicologico e a quello economico, cerchiamo di non perdere mai di vista il “capitale temporale”, che non è un termine semi-serio per indicare fulmini e saette. Per rispondere da soli alla vostra stessa domanda su cosa sia il capitale temporale, domandatevi quante volte avete detto a qualcuno in vita vostra “amico, il tempo è denaro”.…ma ci ritorneremo);
  2. tattica: è detta così quell'allocazione (con un orizzonte temporale breve) che considera la situazione di mercato contingente e quindi adatta gli investimenti di conseguenza. Se è stata definita in precedenza un'allocazione strategica la tattica modifica temporaneamente la composizione del portafoglio per sfruttare trend di mercato. Deve comunque sussistere una coerenza fra strategica e tattica;
  3. dinamica: l'asset allocation presenta una dinamica molto sensibile verso la situazione contingente dei mercati: l'asset allocation può variare notevolmente e rapidamente se i mercati registrano brusche variazioni.
Bene, ma se davvero il metodo di Luigino che “alloca” i guadagni della sua osteria che sforna quintali di bistecche al fine settimana, può risultare fin troppo casereccio, vi starete domandando se esiste un metodo tra questi tre che si possa adattare alle vostre velleità di combattenti sul sacro mercato.

La risposta è: Certamente!! Eccoli…anzi no, ce lo diciamo la prossima volta.

Buon trading

Commenti dal 1 al 1
(1)

Roberto Domenichini venerdì, 3 luglio 2009

Attendo con ansia.....

....le prossime puntate. Scusa se mi permetto di dare un "giudizio" (essendo insegnante c'è un po di deformazione professionale).

Finalmente non i soliti luoghi comuni ma una grande professionalità che ti trasforma da trader a professionista degli investimenti.

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