Obbligazioni e Valute Paesi emergenti: i SuperFondi di Pictet
mercoledì, 24 febbraio 2010
Banque Pictet, la più grande Banca privata svizzera, la visitai in quel di Ginevra nel 2007. Ne apprezzavo e tuttora apprezzo l’innovativo approccio gestionale dell’asset management ai megatrends, che corrisponde all’ambizione di individuare le tematiche che influenzeranno lo sviluppo dell’umanità negli anni futuri e quindi fare stock picking sulle aziende future vincitrici sui mercati globali.
In quel tempo Pictet, presente in Italia dal 1999, veniva da anni di successo del Fondo Pictet Water…dedicato alle tematiche dell’acqua, ancor oggi considerata “il nuovo petrolio”! Che dire? Di acqua ne è passata sotto i ponti, e la crisi del Subprime ha fatto emergere Pictet come Nave Rompighiaccio tra decine di Titanic che hanno rischiato di colare a picco di fronte agli Iceberg dei titoli tossici (vedasi le svizzere UBS e Credit Suisse).
Oggi Pictet si presenta come uno dei maggiori gestori indipendenti in Europa con oltre 235 miliardi di euro in gestione. La sua specializzazione nel solo mestiere della gestione patrimoniale per conto terzi, senza conflitti di interessi, ne fa un Asset Manager vincente.
Partecipo volentieri ai loro Road Show milanesi e non solo: il team italiano dedicato ai Fondi d’Investimento (Pictet Funds) è professionalmente apprezzabile per la trasparenza e la competenza nell’analisi e nell’advisory.
In questi mesi d’inizio 2010, così come altre rinomate case d’investimento internazionali, Pictet è stata molto chiara su quali asset andare a sovraponderare nei portafogli: le obbligazioni e le valute dei Paesi emergenti. Oltre ai Fondi da primo posto Morningstar sul debito emergente come il PF Global Emerging Debt e il PF Emerging Local Currency Debt andrei oggi a cogliere le opportunità di un comparto sulle valute Paesi emergenti, senza doversi accollare i rischi tassi d’interesse e controparte, ovvero uno strumento di Money Market (fondo monetario): il PF Global Emerging Currencies.
Le motivazioni del consiglio sono molto ben riassunte nello stralcio dall’analisi macro Pictet: “Il 2010 potrebbe segnare un’autentica svolta per i mercati valutari. Le divise dei paesi emergenti stanno per assumere un ruolo centrale nel sistema finanziario globale, affiancandosi così alle valute tradizionalmente “forti” (dollaro, euro, sterlina, yen). Questo cambiamento molto probabilmente si tradurrà in un apprezzamento delle divise dei paesi emergenti, in molti casi tenute a livelli artificiosamente bassi dai rispettivi governi per sostenere i flussi delle proprie esportazioni. In effetti, dopo il G20 di Aprile 2009il ruolo dei paesi emergenti è cambiato: innanzitutto la Cina ha di fatto sostituito il Giappone come principale interlocutore asiatico degli stati Uniti. In secondo luogo non bisogna dimenticare il significato epocale del riconoscimento da parte dei paesi sviluppati dell’importanza dei mercati emergenti per la crescita e la stabilità globale. In cambio del riconoscimento di questo nuovo ruolo, i Paesi Sviluppati aumentano le pressioni sui Paesi Emergenti affinchè permettano un apprezzamento delle loro divise, determinando così un ribilanciamento della crescita economica a vantaggio delle economie dell’Area Ocse. Il motivo è semplice: l’apprezzamento delle divise emergenti rallenta le esportazioni e, al tempo stesso, rende le importazioni più convenienti. Di conseguenza all’interno degli stessi Paesi esportatori si avrebbe un riequilibrio tra domanda esterna e domanda domestica, premessa per una crescita sostenibile negli anni.
In questo modo sarebbe stimolata la crescita e la produzione di tutte le altre aree del mondo, mentre il tasso di inflazione domestico, fonte di crescente preoccupazione per il governo di Pechino, sarebbe tenuto meglio sotto controllo. Dato che la Cina ha beneficiato di un enorme afflusso di capitali esteri nell’ultimo decennio, ciò implica che le autorità economiche di Pechino potrebbero essere disposte a rivalutare lo yuan…Lo scorso novembre, un report trimestrale della Banca centrale cinese ha abbandonato la promessa di mantenere la valuta “praticamente stabile” e il Gruppo di Cooperazione economica dell’Asia-Pacifico, riunitosi a Singapore, si è detto sostenitore di “tassi di cambio orientati al mercato che riflettano i fondamentali economici sottostanti”.
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Articolo interessante
E' fuori dubbio che Pictet rappresenti una valida società di investimento.
Come giustamente hai scritto altre sono naufragate mentre molte altre ancora non sono riuscite a battere i prorpi benchmark.
Credo sia opportuno scegliere con cura chi gestirà i nostri sudati denari...
Un saluto
Saver http://isegretibancari.blogspot.com





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