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Fondi pensione obbligazionari: ecco alcuni risultati

martedì, 28 settembre 2010

La previdenza complementare, in Italia, continua ad essere una questione scarsamente considerata dalla maggior parte dei lavoratori, dipendenti ed autonomi.

Chi aderisce, poi, sembra farlo male: secondo recenti dati Covip, la preferenza dei risparmiatori va ai Piani Individuali Pensionistici che, tra le alternative disponibili, rappresentano la scelta più onerosa sotto forma di costi di gestione. L’indicatore sintetico di costo medio di un PIP sfiora il 2%, contro l’1,2% di un fondo pensione aperto e lo 0,40% di un fondo di categoria.

Spicca apertamente, da questo dato, il ruolo svolto da promotori ed agenzie assicurative, che orientano la clientela verso i prodotti più remunerativi per la rete e meno efficienti per i sottoscrittori.

Tuttavia, non si può certo dire che i fondi obbligazionari e monetari abbiano rappresentato, dal punto di vista del rendimento, una valida alternativa: da un’analisi che ho condotto su oltre 150 fondi pensione (aperti e chiusi), emerge che in pochi sono riusciti nell’ultimo anno a replicare dignitosamente i benchmark obbligazionari.

Oltre che da uno stile di gestione non sempre efficiente, i fondi pensione continuano ad essere fortemente penalizzati da costi fissi molto spesso elevati, a volte esagerati. Per ogni categoria di fondo pensione che investe in bond (linea monetaria, obbligazionaria e garantita), riporto la forbice dei rendimenti da inizio anno e degli indici di costo. I fondi pensione analizzati sono commercializzati in Italia ed investono tutti nell’area Euro:

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Ho volutamente tralasciato di inserire i valori medi, preferendo evidenziare le enormi differenze che i diversi fondi pensione manifestano all’interno della stessa classe. In tutte e tre le categorie, come si nota, il divario tra il fondo peggiore e quello migliore è molto significativo. Alcune osservazioni:

1) è palese che, aldilà delle notevoli variazioni che si riscontrano tra vari gestori, i risultati sono mediamente insoddisfacenti. In tutte le categorie, e salvo rari casi di cui sotto, la maggioranza dei fondi pensione ha sottoperformato i benchmark obbligazionari dell’area Euro (da inizio anno, JPMorgan EMU +4,70%, BofA Me. EMU Corporate Index +8,50%);

2) la garanzia costa: è necessario valutare con attenzione la propria situazione previdenziale prima di decidere per questa linea. Commissioni elevate e tassi bassi possono erodere sensibilmente il rendimento, fino a portarlo addirittura in negativo nel breve periodo;

3) i fondi chiusi, solitamente più economici, non mancano di evidenziare alcune eccezioni: è ingiustificato il costo che devono sopportare i lavoratori di alcune categorie (ad esempio il comparto garantito di Agrifondo, per il settore agricolo, o quello di Fopadiva, per i dipendenti della regione Valle d’Aosta);

4) i migliori risultati sono stati rilevati in alcuni fondi aperti: tra i più meritevoli, segnalo i FPA Conto Previdenza del gruppo Fondiaria Sai, il fondo Sicurezza di Fideuram, Kaleido Linea Isoscele del gruppo Axa – Mps, Soluzione Previdente del Gruppo Banco Desio, e Zed Omnifund Linea Obbligazionaria di Deutsche Bank. Tutti questi fondi hanno performato tra il 5,50% e l’8% circa da inizio anno.

La scelta del fondo pensione, pertanto, non si può ridurre banalmente al profilo azionario, piuttosto che bilanciato od obbligazionario. La quantità di prodotti presenti sul mercato, ed il conflitto d’interessi che nonostante le ultime disposizioni della Covip continua ad imperversare, consigliano molta prudenza nella decisione relativa alla costruzione della propria previdenza complementare.

Oltre a ciò, si ricordi che il processo di pianificazione previdenziale parte da molto lontano, e non può prescindere dall’analisi di aspetti professionali e familiari che inevitabilmente rendono ogni caso diverso dagli altri.

Ed ancora, una volta confermata l’adesione alla forma pensionistica prescelta, è basilare effettuare un costante monitoraggio: i buoni rendimenti ottenuti da un gestore in passato, purtroppo, non sono garanzia di analoghi risultati futuri. Se le cose non vanno come devono, è bene ricordare che la legge consente di trasferire (senza costi) la posizione maturata ad altra forma previdenziale: è sufficiente attendere due anni dalla decorrenza del contratto. In ogni caso, sia per il giovane che ha da poco intrapreso l’attività professionale, sia per il lavoratore più “stagionato” che vede il traguardo della pensione ormai prossimo, la raccomandazione è una soltanto: aderire. Ognuno ha un buon motivo per farlo.

Commenti dal 1 al 1
(1)

Maurizio venerdì, 1 ottobre 2010

impiegato

Perchè dice che conviene aderire a un fondo pensione quando è cos' palese che sindacati e associazioni datoriali ne hanno fatto il cavallo di battaglia epr i propri proficui interessi?? Tanto ormai anche la propri asudata "liquidazione" decide il signor ministro quando e come sarà erogata... finchè lo sarà! Mi dia una buona ragione! Grazie. Saluti.

n° 1
Andrea Rocco lunedì, 4 ottobre 2010

R: impiegato

Perchè, ad esempio, il tasso di sostituzione è destinato a scendere sensibilmente con il passare degli anni, necessitando di una rendita da affiancare a quella di primo pilastro (pubblica) per non avere un rapporto tra pensione e ultimo reddito da lavoro troppo basso.
Perchè, a differenza di altre forme d'investimento, solo i fondi pensione garantiscono oggi un ritorno fiscale molto importante. Se Lei versasse per es. 2.000 euro l'anno, li potrebbe portare in totale deduzione riducendo così la Sua base imponibile. Qual è quell'investimento che Le consente di avere un rendimento (seppur fiscale, sempre di guadagno si tratta) che raggiunga l'aliquota marginale IRPEF e senza l'aleatorietà dei mercati? Nessuno. Oltre a ciò, senza dilungarmi troppo in questa sede, ci sono altri vantaggi fiscali che caratterizzano i FP in fase di erogazione delle prestazioni, a differenza del TFR.
Che ci siano sindacati o associazioni datoriali che, come dice Lei, abbiano colto l'occasione per fare una volta in più i propri interessi, non discuto. Ma se un risparmiatore ha l'accortezza di cercare un buon prodotto (e come vede dall'analisi, con pazienza se ne trovano), può conciliare benissimo finalità previdenziali irrinunciabili, specie se si è all'inizio della propria vita professionale, con ottimi ritorni fiscali e buone potenzialità di performance sui mercati.
Per fare i propri interessi, e non quelli del proprio datore di lavoro o del sindacato di quartiere.
Grazie a Lei, saluti.

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