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Bund: prese di beneficio o correzione?

martedì, 7 settembre 2010

Il decennale tedesco sembra, finalmente, aver fermato la sua corsa. Dopo aver ripetutamente segnato minimi di rendimento, il rimbalzo messo a segno dai listini la scorsa settimana ha contribuito ad un calo che ha riportato il future sotto i 132 nella chiusura di venerdì scorso. Si tratta di capire se si tratta di semplici prese di beneficio o se può esserci spazio per una correzione più accentuata.

Il quadro macro, manco a dirlo, è contraddittorio e complesso. I listini hanno avviato il rimbalzo il primo settembre, in concomitanza con l’ISM manifatturiero migliore delle attese e saldamente sopra la fatidica soglia dei 50 punti. Dopo una pausa di consolidamento nella giornata di giovedì, si attendeva con trepidazione il più importante dato della settimana relativo al tasso di disoccupazione del mese d’agosto. Il mercato ha festeggiato la perdita di “soli” 54mila posti di lavoro (meglio del consensus), e non ha cambiato rotta alla pubblicazione del dato che, a mio avviso, avrebbe dovuto dare i veri spunti di riflessione: l’ISM sui servizi, che nel computo totale sulla salute dell’economia statunitense ha un peso nettamente maggiore rispetto a quello manifatturiero. Ebbene, il dato rivisto al ribasso a 51,5 dalla precedente lettura di luglio (che era a 54,3), sommato alla situazione occupazionale che è comunque peggiorata (tasso ufficiale al 9,6%) non ha portato immediate conseguenze nefaste per i rialzisti. Stranezze, cui però dovremmo essere abituati.

Di riflesso, il bund è sceso e con esso lo spread rispetto ai titoli periferici, rientrato specialmente nei confronti dei PIGS. A fronte di nuovi scivoloni, inevitabili qualora il mercato dovesse focalizzarsi sulla debolezza della congiuntura, non sono escluse nuove fiammate del bund. Tuttavia se il future dovesse rivedere area 134 e dintorni, confermo la posizione presa un paio di settimane fa: meglio realizzare le posizioni lunghe e chiudere. Nonostante lo scenario macroeconomico molto complicato, con la deflazione in agguato e i tassi che rimarranno bassi a lungo, non credo ci siano molte possibilità di vedere i rendimenti obbligazionari comprimersi ancora.

E’ preferibile stare liquidi, nonostante la remunerazione pressoché nulla, in attesa di qualche opportunità piuttosto che acquistare bond con TRES contenuti e rischio di vederne scendere i prezzi; si preferiscano i depositi remunerati, la concorrenza ha spinto alcuni istituti ad offrire rendimenti più che dignitosi. Nonostante il proliferare di nuove emissioni riservate agli istituzionali, non c’è grande fermento per il retail che deve arrangiarsi con quello che passa il convento. Il bund sostenuto e la compressione degli spread sia societari che governativi non consentono operazioni degne di nota sul tasso fisso, mentre segnalo un paio di titoli interessanti a tasso variabile quotate sul MOT:

NL0009354513 RBS 2016 euribor6m + 110 bp, ultimo prezzo 98,51 (6 settembre)
IT0004540842 Mediobanca 2014 euribor6m + 35 bp, ultimo prezzo 98,46 (6 settembre)

Aldilà del differente merito creditizio dei due istituti che si ripercuote sui rendimenti (entrambe le emissioni sono comunque Senior), da segnalare la liquidità superiore del bond di Mediobanca. Sulle scadenze più brevi, da seguire anche un titolo inflation linked di banca IMI, scadenza 2012, sempre quotato su MOT (IT0004357429): la cedola 2011 è già fissata all’1,70% mentre il prezzo di acquisto si aggira intorno ai 98,70.

Considerando anche l’opzione floor presente (cedola minima 1%), il titolo a scadenza ha un rendimento netto di poco superiore al 2%. Difficile di questi tempi coniugare buona sicurezza e var basso con rendimenti più generosi, specie sulla parte breve della curva.

tag: bond , bund

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