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Finanza sull’Orlo del Caos – I : l’Analisi Fondamentale

giovedì, 17 dicembre 2009

Chiamami Nicola; come te, ho iniziato il mio viaggio nella complessità dei sistemi finanziari inconsapevolmente.  Ero attratto dall’Economia e dalla Finanza per la loro apparente casualità, che sognavo di imbrigliare in criteri oggettivi per dare loro una sorta di Costituzione al Caso.  La mia formazione ingegneristica mi portò subito a cercare tale Costituzione nelle serie di dati di bilancio, di rapporti Prezzo/Utile e di innumerevoli altri indici economici pubblicati da giornali, riviste e pubblicazioni alle quali mi abbonai e nelle quali investî malamente i miei soldi.

Il continuo setaccio di dati economici, oltre al dispendio di tempo, comportava anche la loro interpretazione e, soprattutto, la correlazione di informazioni spesso contrastanti: alcune informazioni che interpretavo positivamente dovevano fare i conti con altre informazioni che interpretavo negativamente.

L’Analisi Fondamentale mi affascinava proprio per la sua ambizione di dare un ordine logico e quantitativo a tutti questi problemi, allo scopo di fornire anche un obiettivo altrettanto logico e quantitativo: il prezzo giusto di un titolo.

In questa fase, ero altrettanto affascinato da tutte quelle formule e modelli da Nobel (quali quelli di Modigliani-Miller, Black-Scholes, Markowitz, Sharpe) che dichiaravano di riuscire a zippare, attraverso pochi ed essenziali valori ben selezionati, tutti i dati economici in modelli estremamente semplici ed eleganti, capaci di rispondere a domande pratiche quali: “quanto vale un’impresa?” (Modigliani-Miller), “quanto vale la volatilità o il rischio?” (Black-Sholes, con la loro formula di valutazione delle opzioni), “cos’è un rischio?” (Markowitz, con il suo modello di ”portafoglio efficiente”), “quanto vale un’attività rischiosa?” (Sharpe, col suo modello CAPM – Capital Asset Pricing Model – di “equilibrio delle attività finanziarie”). Molto più recentemente, mi sono ritrovato ben vaccinato contro l’ultima di queste “formule da Nobel” (o quasi…) che ha invece sedotto schiere di banchieri e istituzioni finanziarie con la domanda: “esiste veramente i rischio?” (David Li, con la sua Formula di Correlazione d’Insolvenza).

 

Morale…

Banche e istituzioni finanziarie, oltre a ignorare le leggi dei sistemi complessi, sono oltremodo responsabili per aver diffuso una cultura economica classica fondata sulle citate  “Formule da Nobel”, che sottovalutano sistematicamente il reale rischio nei sistemi complessi e caotici.

La colpa, inoltre, risiede nell’applicare formule e teorie ignorando le approssimazioni e semplificazioni su cui sono basate.

Hanno mascherato a risparmiatori e investitori la vera natura della finanza che, in realtà, è molto più rischiosa di quanto ci facciano credere.

Tutti credevano (e credono ancora…) in  modelli deterministici, i quali, dall’input di dati oggettivi, determinavano in modo univoco l’output in termini di valori, rendimenti e rischi giusti – con il piccolo dettaglio di alcune approssimazioni e condizioni quali, per  citarne due, che “tutti gli investitori sono ugualmente informati” (ma quando mai!), o che “il prezzo del sottostante segue un moto browniano” (forse ancora “arabo” per te, ma tra poco ti sarà tutto chiaro).

Approssimazioni e condizioni fondamentali, ma… in quale realtà – quella accademica o quella operativa mia e tua?

Rendimento, rischio e valore giusti, ma… come e quando?

Ero abituato a sentirmi dire che i “valori giusti” (secondo l'Analisi Fondamentale) vengono “sicuramente” raggiunti, ma con percorsi casuali (come, appunto, un “moto browniano” o come un “random walk”, ossia una “camminata da ubriaco”) e, soprattutto, “nel lungo periodo”.  E che me ne faccio allora?

Da qui e ora al valore giusto, il titolo potrebbe oscillare in modo folle, con boom e crolli – mentre il mio cuore si fermerebbe certamente molto prima.

Da qui e ora, per arrivare al fatidico valore giusto, il titolo potrebbe impiegare anni, troppi anni. E “alla lunga…”, ci rammenta l’economista John Maynard Keynes (1883 - 1946), “…si muore!”.

Non intendevo diventare un “cassettista” che si comporta come un giocatore di roulette, per il quale la probabilità di uscita del numero 13 aumenta dopo un gran numero di lanci sfavorevoli. Così ragionano coloro che non conoscono neanche i fondamenti del Calcolo delle Probabilità.

Ti sembrerà paradossale, ma la probabilità che esca il numero 13 (oppure una certa faccia del dado, oppure un certo numero del lotto) non cambia mai - è sempre lo stesso, indifferente alla storia passata.

Ecco cosa rovina chi punta e rilancia su “numeri ritardatari” che devono assolutamente uscire, ovvero su titoli sottovalutati (o “ipervenduti”) che devono riprendersi.

Il cassettista che s’affida al “target corretto” individuato da analisti-veggenti, con l'ausilio o meno delle sopravvalutate “Formule da Nobel” citate, si pone in una situazione molto più pericolosa dei giocatori di roulette, di carte o di dadi.  Questi ultimi, almeno, affrontano sistemi casuali, quindi probabilistici, con specifiche e semplici leggi – che però spesso ignorano (distribuzioni normali o “gaussiane”, indipendenza della sequenza, deviazione standard – concetti che vedremo in tappe successive). 

I cassettisti, invece, affrontano ancora più inconsapevolmente sistemi complessi o caotici che non hanno leggi probabilistiche, e sono persino quasi-prive di leggi (capiremo presto quali leggi-minime abbiano e come sfruttarle).

Essi affrontano quindi l'oceano, imprevedibilmente tranquillo o tempestoso, con l'unico supporto di un faro molto, troppo, lontano: il “target price” degli analisti finanziari.

E lo affrontano con la presunzione dell’approccio “laplaciano” (dal matematico e fisico P.S.  Laplace 1749 – 1827), ossia: conoscendo bene tutte le informazioni e le condizioni di partenza, allora la traiettoria, la rotta o il futuro sono altrettanto conoscibili.

Ai tempi del mio innamoramento per l’Analisi Fondamentale, ossia fino al 1984, ignoravo la preziosa Teoria della Complessità e del Caos, e soprattutto la semplice “Mappa di Feigenbaum” (1975, dal matematico Mitchell Feigenbaum che ha individuato le “costanti di Feigenbaum” caratteristici di tutti i fenomeni complessi) estremamente utile per comprendere tutti i concetti di tale Teoria nata negli anni ’60.  Con essa capirò, alcuni anni dopo, come, perché e fin dove l’Analisi Fondamentale poteva funzionare, e quanto le “Formule da Nobel” fossero semplicemente sbagliate per via delle approssimazioni e delle condizioni irrealistiche.

Avevo da poco completato la mia formazione ingegneristica e iniziai quindi a studiare i titoli e la finanza in genere come un “Sistema”.

I Sistemi sono generalmente considerati deterministici e prevedibili, purché se ne conoscano le leggi e le equazioni.

Così Galilei, Newton, Einstein, i politici, gli economisti, gli imprenditori e i sociologi vedevano il mondo fino all’avvento della Teoria della Complessità, che provocò ben 3 traumi alle Scienze tradizionali – ma non te li svelo ancora.

Ed è così che io interpretavo, influenzato dall’Analisi Fondamentale, i sistemi finanziari, prima di essere anch’io traumatizzato al cubo dalle nuove scoperte scientifiche.

Peccato che l’intuizione geniale di J.H. Poincaré (matematico e, fisico, 1854-1912), che comprese esattamente tali traumatiche verità già nel 1908, venne completamente rimossa da una intera generazione di scienziati ancorata alle precedenti “verità”. Solo morendo (come disse il grande fisico Max Planck – vedi riquadro), tale generazione lasciò finalmente spazio a una nuova generazione di scienziati pronti a setacciate le vecchie verità per scoprire nuove e preziose gemme scientifiche. 

Peccato… Poincaré avrebbe risparmiato a me e a tanti investitori fondamentalisti molte amare perdite, soprattutto durante lo sboom seguito al boom borsistico italiano degli anni 1984-1985!

 


IMPORTANTE:
Per chi fosse ad approfondire i molteplici aspetti della Complessità applicata alla Finanza e delle sue ripercussioni sulle visioni tradizionali della Finanza (“Random Walk”, Analisi Fondamentale, Analisi Tecnica, ecc…), ecco il link al mio Corso online  “La Teoria del Caos applicata ai mercati finanziari”

http://www.promotorefinanziario.it/prodotto.php?id=157idcate=157&IdCateMnu=14

 

Ad maiora!

Commenti dal 1 al 3
(3)

JoJo venerdì, 18 dicembre 2009

Assurdo

Non c'entra nulla il random walk con la fesseria dei numeri ritardatari. A cui sono propenso credano di più i nesci che per investire usano la tecnica dello scalping, convinti di essere i più furbi e di guadagnare...

UNO DOVREBBE AGIRE DA CASSETTISTA proprio perché conosce (a differenza di te!) il CALCOLO DELLE PROBABILITA' e il moto browniano delle molecole.
Almeno per due motivi:
1) Il coefficiente angolare degli indici dei mercati azionari è sempre stato (e sempre sarà, se non altro per contrastare l'effetto dell'inflazione) POSITIVO (e con correlazione significativa). Ciò significa che il prezzo delle azioni sul lungo (e il cassettismo mira proprio a questo, certamente "prima di morire"!) è destinato a crescere.
2)Anche ammettendo per assurdo che la borsa segua un andamento tipico con le oscillazioni e dispersioni del cammino casuale in "orizzontale", senza variazione positiva di valore sul lungo periodo, il cassettismo è la tecnica più efficace e redditizia, appunto perché le divaricazioni dal valore medio incrementano nel tempo secondo la radice quadrata del passo; e quindi l'attesa è amica del cassetto, basta sfruttarla e prima o poi ci si troverà in una situazione di utile soddisfacente.

Ovvio che non bisogna scommettere sui titolini decotti che per anni fanno solo debiti (come ad es. Tiscali o Cell); e neppure puntare tutto su un solo cavallo, anche se è di razza, perché l'errore sta tutto lì.
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Quando saprai calcolare, chessò, qual è l'esatta probabilità di avere almeno un numero ritardatario (dei 90) dopo 100 estrazioni di 5 numeri, potrò ascoltare con interesse quello che dici su questa materia.
Con cordiale amicizia.
Nino

n° 3
fedele martedì, 22 dicembre 2009

R: Assurdo

sono ancora convinti,che fare trading tutti i gioni porti alla richezza,ah ah ah che risate,potrebbe essere cosi SE non ci fossero le commissioni bancarie e delle sim,allora io compero ed anche con un solo tic sono in gain,ma non è cosi quindi nel ripetersi delle operazioni non si puo che perdere,poiche quelle commissioni nel perdurare erodono anche le operazioni
chiuse in gain,come fanno ad non vederlo,ma misteri,gli unici che fanno veri
profitti sono le banche,e come scrive l'amico Nino il cassetto è l'unico sistema d'investimento reale,le altre cose sono giochi ed andrebbero quanto meno presi come tali,pero ora fanno anche corsi sui derivati opzioni futures
ma gli unici a quadagnare sono queli che tengono i corsi o scrivono libri,Saluti

Francesco B. martedì, 22 dicembre 2009

R: Assurdo

Caro Nino, era da un pò che non passavo di qui, ti vedo ancora attivo... dopo mi guardo in giro e andrò a salutare la vecchia guardia di saperinvestire

Lodevole come sempre il tuo intento, ma qui bisogna capire che c'è gente che ha da campà ... e finchè ci saranno i polli questa gente camperà senza problemi.

ciao

Francesco B.

JoJo martedì, 22 dicembre 2009

R: R: Assurdo

Ciao Francesco,
quanta saggezza e verità in quello che dite (tu e Fedele).

Come sarebbe migliore il mondo se alla gente fosse insegnato fin dalla scuola che per guadagnare la cosa più dignitosa della vita è "lavorare per produrre conoscenza e ricchezza", e che non tutti i lavori sono ugualmente utili e "dignitosi"...

Tanti cari saluti e auguri di buone feste.
Nino

Nicola Antonucci sabato, 19 dicembre 2009

R: Assurdo

Caro JoJo,
ho scritto ciò che ho scritto proprio perchè:
a) la storia dei numeri ritardatari è (come dici tu) una gorssa fesseria - ma molti ci credono...
b) il random walk non c'entra con la precedente fesseria - ma molti credono di sì, ossia ignorano le leggi fondamentali del calcolo delle probabilità...
c) è impossibile (per me, ma anche per te...) calcolare con esattezza la probabilità dell'evento da te citato (dopo 100 estrazioni / lanci ecc ecc...) - ma allora come si fa a parlare di "elavate probabilità", o addirittura di "certezza" di eventi futuri...?!
Vedo che dai per scontato che il futuro sia in qualche modo prevedibile con le formule e le correlazioni da te citate estrapolate... dal passato.
Ebbene, il fatto che io non creda a queste estrapolazioni dal passato nel futuro è di scarsa rilevanza per tutti, mentre dovrebbe essere di grande rilevanza se a non crederci sono i "nuovi fisici ed economisti della Complessità", e soprattutto... la Realtà (che ha deriso più volte, ma soprattutto con l'ultima Crisi Globale, tutte le "Formule da nobel" che volevano rassicurare tutti (banchieri e assicuratori della UBS, Royal Bank of Scotland, AIG, ING, ecc...) sullabase della mitica curva gaussiana (ossia sulla base del "Random Walk", della casualità ,del calcolo delle probabilità).
Il linguaggio della finanza è sempre più quello della Complessità e del Caos, per il quale ... "Il futuro non è più quello di una volta!" (A.C.Clarke)
Grazie per l'interessante spunto!
Nicola

JoJo domenica, 20 dicembre 2009

R: Eh, no..

Calcolare con esattezza la "probabilità" (che è tutt'altra cosa della certezza) dell'evento che ho citato, cioè di ritrovarsi con almeno un numero ritardatario (non uscito) dopo 100 estrazioni, è possibile.
Ad es., con le catene di Markov: e il risultato afferma che dopo aver estratto 100 cinqune c'è il 25,8987256...% di probabilità che si assista al manifestarsi dell'evento di avere almeno un numero che non sia ancora uscito.

Le formule servono per rappresentare "mediamente e con un'incertezza anch'essa valutabile" la realtà; purché non si bari, ossia non cambino nel corso dello svolgimento dell'evento che si sta monitorando, le "regole", ipotesi e presupposti, con l'intervento di interferenze e perturbazioni.
E' troppo comodo parlare di "Complessità e di Caos" per concludere che gli approcci deterministici non sono affidabili e quindi è inutile tentare una previsione (associandola ad una specifica attendibilità).

Il problema della finanza sta, a mio avviso, soprattutto nell'importanza vitale che gli si attribuisce; e comunque non sono le formule che hanno fallito, ma nel sistema "mondo globalizzato", che è esploso nel "liberismo selvaggio e nel libero mercato senza regole"; che, esso stesso, per perpetuarsi presuppone l'insorgenza di bolle cicliche e successivi sgonfiamenti (dolorosi per la comunità, ma non per la casta), che gli danno la linfa e consentono di ripartire con rinnovato slancio.
Chi vuole trasferire la ricchezza da coloro che faticano a produrla col lavoro manufatturiero ed a tal fine continua ad inventare prodotti e strumenti derivati pericolosi ed assurdi, ed ha orientato l'esplosione fittizia di una pseudo ricchezza di carta, al fine di riempirsi con bonus e stock option indecenti ed insostenibili?
Tutto teso all'accondiscendenza dell'innato istinto di avidità umana, che conduce ad una società sempre più diseguale ed ingiusta, per le troppe differenze che non trovano gravemente riscontro neppure nel merito.

Saluti cordiali e auguri di buone feste.
Nino

Tiziano guastoni venerdì, 18 dicembre 2009

Fisica quantistica?

Come mai viene citato Poincarè ? Plank? Si entra nella fisica quantistica?

n° 2
Nicola Antonucci sabato, 19 dicembre 2009

R: Fisica quantistica?

Sì, certo: la Fisica Quantistica come passaggio storico e logico per superare la fisica classica e l'approccio laplaciano (ossia, della prevedibilità assoluta).
Ma anche come passaggio necessario verso la Teoria della Complessità e del Caos - prossime puntate...!
Nicola

fedele venerdì, 18 dicembre 2009

Nicola ma cosa scrivi??????

caro Nicol a,mi pare che ci sia un po' di confusione nella tua riceca
primo punto da chiarire:a quale scopo si fa analsi ed studio dei sistemi
inanziari,se non quello di trarre vantaggio economico,secondo non vi è nessuna possibilita di calcolo razionale che puo portare ad una strategia
ripetibile,poiche le variabili sono sconosciute nel futuro,prima variabile
i volumi,poiche le leggi basilari sono domanda offerta e non legate ad ipotetici sviluppi dell'azienda,poiche se la domanda si ridurra nel tempo
l'azienda o societa non potra fare utili e quindi non avra niente da dividere con gli azionisti,infatti gli analisti parlano sempre di attese e previsioni legate al tempo,mi permetto di ricordarti che la nostra matematica SCIENZA è legata da un codice creato da noi e quindi limitato ed oltre tutto non ha capacita dinamiche ma bensi statiche,poiche la variabile
tempo-spazio non viene mai inserita nei nostri sistemi algoritmi derivate,ed riquardo al calcolo delle probabilita' stai prendendo un abbaglio poiche viviamo ed esistiamo in un sistema ciclico,quindi è evidente il ripetersi di fenomeni,tu hai preso ad esempio un dado,è evidente
che in tale struttura geometrica il calcolo delle probabilita non puo essere
applicato poichè il suo comportamento non è lineare nel tempo poiche ha angoli e quindi capacita' di scorrimento nello spazio tempo legsate alla sua strutura ed alla forza impressa,ma se prendi una palla e la lanci
potrai notare che offrira sempre la stessa superficie e resistenza all'aria,
per assurdo se un groupier lanciasse sempre la pallina nel cerchio che gira
sempre nello stesso modo andrebbe sempre a cascare nei soliti numeri della roulet infatti x evitare cio hanno posto nel cerchio dei numeri degli ostacoli rialzati ove la pallina possa rimbalzare e cambiare le traiettorie
e quindi la fine della corsa,quindi caro Nicola il calcolo delle probabilita
è scienza,poiche se le variabili in gioco rimangono costanti il fenomeno si ripete sempre,da qui la ciclicita' delle manifestazioni,purtroppo x poter
fare delle previsioni precise ci vorrebbe la conoscenza delle variabili e del loro movimento nel tempo,ma qesto nessuno puo conoscerle in anticipo,e poi tutto il sistema sottosta alla legge del sette ovvero la legge x cui nessun fenomeno si sviluppa lineramente nel tempo ma fra il mi e fa vi è un semitono,ed fra si e do vi è un altro semitono,quindi il fenomeno dopo un lasso di tempo flette poi continua in modo quasi lineare e poi flette uovamente fino a creare una spirale ove tutto si ripete ma su ottave diverse
Saluti cari

n° 1
Nicola Antonucci sabato, 19 dicembre 2009

R: Nicola ma cosa scrivi??????

Caro Fedele,
condivido il tuo commento e soprattutto quello di Massimo, ossia: hai detto con altre parole e altre metafore ESATTAMENTE ciò che ho iniziato a dire in questo primo articolo della serie.
Il concetto a noi comune è quello della NON-LINEARITA' che domina i sistemi complessi, soprattutto i sistemi finanziari moderni. Ne conseguono:
a) l'estrema sensibilità alle condizioni inziziali (persino l'umidità del dito ceh cropier che lancia la pallina nel tuo esempio , oppure un po' di polvere rimasta su una faccia del dado lanciato...)
b) l'imprevedibilità dei successivi movimenti di un fenomeno complesso.
Ciò non significa rinunciare, ma umilmente addattarsi a cavalcare i fenomeni complessi anziché ostinarsi a prevederli (anche se soltanto probabilisticamente...)
Grazie per il tuo sguardo alternativo alla stessa questione condivisa nella sostanza.
Nicola

mixdebe venerdì, 18 dicembre 2009

R: Nicola ma cosa scrivi??????

Ciao Fedele, pur condividendo ciò che hai espresso, alla fin fine hai detto in sostanza e con parole e riflessioni tue, ciò che ha inteso Nicola. Te ne sei accorto? Massimo

fedele venerdì, 18 dicembre 2009

R: R: semmai il contrario

ciao,non scrivo e dico quello che sostiene Nicola anzi il contrario,poiche
il calcolo delle probabilita vede il ripetersi di un fenomeno,certamente
applicato a qualcosa di incommisurabile,mentre il dado è elemento certo,nella sua struttura e superficie,la sfera no,e poi menziono la legge del 7 che moltissimi anche matematici superiori non conoscono,in quanto tale legge proviene dalle sapienze e conoscenze esoteriche,pero tale legge è
strettamente legata all'energia ed a tutte le manifestazioni della materia
ciao un saluto

Nicola Antonucci sabato, 19 dicembre 2009

R: R: R: semmai il contrario

Caro Fedele,
sono interessato a tutte le espressioni del pensiero umano , quindi anche il pitagorismo mi attrae, ma la la "legge del 7" (il numero perfetto per i pitagoroci) è tema non pertinente con questo blog id Finanza SCIENTIFICA. Un tema che avrei comunque il piacere di condividere con te off-line (mia email : nicola.antonucci@libero.it).
Nicola

gmdalegnano mercoledì, 23 dicembre 2009

Orlo del caos e la legge del 7

Auguro che il dialogo continui sull'argomento, ma per favore tenetemi (ci9 informato,grazie.

da

Soldi e Lavoro

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