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Valute: euro alla prova costume

venerdì, 23 luglio 2010

Sembra aver ricevuto una battuta d’arresto il rapido recupero della valuta unica nei confronti del dollaro americano, dopo che il susseguirsi di segnali negativi sull’economia USA e il sopirsi delle preoccupazioni relative al merito di credito sovrano di alcuni paesi periferici dell’eurozona avevano dato il là a un movimento che aveva riportato l’euro in area 1.30, livelli che erano stati abbandonati ormai nella scorsa primavera.

Saranno state le prese di profitto dopo il repentino recupero, sarà stato il discorso di Bernanke (ammettendo nella sua audizione al Senato americano che le prospettive sono “insolitamente” incerte e che la crescita sarà moderata per i prossimi anni, il presidente della Federal Reserve più che dare fiducia al dollaro ha gettato sui mercati finanziari una manciata di avversione al rischio mica da ridere, affossando le valute ad alto rendimento come l’euro) e il downgrade dell’Irlanda, sarà in generale la sensazione che l’area euro difficilmente registrerà una performance di crescita migliore rispetto agli USA, ma le pressioni ribassiste sul biglietto verde da parte della valuta unica si sono gradualmente placate, e anche se non c’è stato un vero e proprio recupero del dollaro, ci si è pressoché mantenuti sui valori di fine settimana scorsa. In realtà per questo venerdì il mercato conserva le proprie venature di ottimismo, grazie alla pubblicazione degli indici Pmi superiori alle attese in Europa, al buon andamento delle vendite al dettaglio nel Regno Unito: la giornata sarà comunque chiave, perché svelerà lo stato di salute del sistema bancario europeo, con la pubblicazione alle 18 da parte della BCE dei risultati degli stress-test condotti su 91 gruppi bancari europei (il 65% dell’intero settore).

Per intanto possiamo limitarci a valutare quello che si è visto sui mercati, con market mover finora della settimana l’audizione del numero uno della Fed, il quale, affermando tra le altre cose di essere pronto a intervenire sulla politica monetaria se le condizioni dovessero peggiorare, ha spinto i rendimenti del Treasury a due anni ai minimi storici, affievolendo ulteriormente l'interesse per la valuta americana (lo stesso Libor a tre mesi sulla valuta USA è sceso sotto lo 0,5% per la prima volta in due mesi).

E le altre valute non stanno certo a guardare. Lo yen è tornato ad apprezzarsi portandosi da sopra 89,00 a poco sotto il supporto chiave 87,00 USD/JPY, con un incremento delle esportazioni giapponesi verso i mercati asiatici, e dai flussi favorevoli determinati dai massicci acquisti di titoli di stato giapponesi da parte della Cina, oltre a indiscrezioni (come ultimamente sempre avvengono su questi livelli) sulla possibilità che la BoJ intervenga per evitare un ulteriore apprezzamento della divisa nipponica. Ovviamente anche lo yen guadagna dopo i commenti di Bernanke che hanno riportato sui mercati l'avversione al rischio, con i tassi americani che in caduta hanno creato differenziali a favore della divisa giapponese.

La sterlina pare invece un poco più indecisa sul da farsi, dopo il massimo toccato a metà mese nei confronti del dollaro: c’è attesa per il dato preliminare sul Pil del 2° trimestre 2010, previsto in crescita dell’1.1% su base annuale dopo il -0,2% registrato nella prima parte dell’anno. Di certo il trend dei giorni scorsi si è parecchio raffreddato anche in seguito ai commenti del capo economista della Bank of England, Spencer Dale, che ha allontanato l'eventualità di un rialzo dei tassi affermando di non aspettarsi un ritorno dell'inflazione al suo obiettivo ufficiale del 2% prima della fine del prossimo anno.

Di certo i trader dovranno tenere gli occhi ben aperti prima di andare in ferie.

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