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Va dove ti porta lo Yen

martedì, 13 luglio 2010

Mentre l’euro è ancora alle prese con un settore bancario che sta lentamente provando a uscire dal pantano del debito dei paesi mediterranei (la data del 23 luglio, giorno di pubblicazione dei risultati degli stress test per gli istituti di credito di Eurolandia, è attesa dai mercati in maniera quasi spasmodica), mentre il dollaro, tolto il trucco degli incentivi statali e della massa di liquidità immessa dalla Fed, inizia a mostrare le rughe di una ripresa che arranca, e di un debito pubblico degno del dopoguerra, scivola clamorosamente con il finire di giugno, in un paese a est lontano lontano c’è una valuta che ultimamente sembra non conoscere battute d’arresto, premiata incondizionatamente dagli investitori ogni qualvolta sui mercati non risplenda in maniera cristallina
il sole dell’appetito al rischio: stiamo parlando, ovviamente, dello yen.

Sta di fatto che la granitica moneta con il buco dentro (per chi non fosse mai stato nel paese del Sol Levante, il gettone da 50 yen ricorda proprio un bottone di un pantalone) fatica a cedere terreno. Debito pubblico record tra i paesi avanzati, susseguirsi di crisi di governo, rischio di deflazione strisciante: a volte pare che i mercati valutari non prestino attenzione ai fondamentali nella scelta degli acquisti, ma che vengano mossi spinti da correlazioni storiche (il mercato va male? che problema c’è si compra lo yen).

E poco importa se il Giappone vive quotidianamente nell’incertezza politica da quando è salito al
governo il partito democratico guidato dal primo ministro Naoto Kan.

E’ notizia dell’ultima ora che il suo governo si ritrova nell’incertezza più assoluta a causa delle elezioni al Senato in cui la coalizione al governo ha perso la maggioranza nella camera alta del
parlamento.

Tutto questo da un ulteriore spinta all’instabilità politica che non aiuta certo un paese come il Giappone che ha bisogno di un governo solido per far passare le riforme volute e per ridare slancio
alla economia nazionale, da decenni in stagnazione, e per tagliare l'ingente debito pubblico.

Debito pubblico che a differenza di quello Greco (che conta soltanto il 2 % sul PIL di Eurolandia),
non preoccupa minimamente il mercato che entra nel panico più assoluto se qualche portaborse del governo tedesco scommette sull’eventuale fallimento degli aiuti alla Grecia ma che continua, imperterrito, ad acquistare la valuta del sol levante come parafulmine quando il termometro dell’incertezza inizia a salire paurosamente fregandosene di un debito pubblico che farebbe paura
anche al più cinico usuraio!

Isterie da mercato incerto oppure vige la regola del non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire?

Fatto sta’ ma sui mercati azionari di miliardi in questo caldo giugno ormai trascorso ne sono stati bruciati e anche parecchi, e ovviamente gli investitori sono andati a premiare la divisa nipponica. Il trend di luglio, vuoi perché iniziano le vacanze, vuoi perché gli speculatori sembrano che vogliano fare un po’ di cassa, ma principalmente forse perché sembra esser tornata un po’ di calma sui listini azionari, pare stia lentamente riportando i cross su valori più in linea con le analisi dei ondamentali.

Che il panic selling e la voglia di yen se ne sia andata (finalmente) anche lei in vacanza?

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