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Ultimo atto per la tragedia Greca?

mercoledì, 31 marzo 2010

Che si sia giunti finalmente all’ultimo atto per la “tragedia greca”? Dopo l’accordo di giovedì scorso tra la Kaiser Merkel e Bonaparte Sarkozy, basato su aiuti volontari bilaterali europei e su una partecipazione complementare dell’FMI, anche lo stesso direttore del Fondo Monetario Internazionale Strauss Kahn ha rassicurato i mercati confermando l’aiuto da parte dell’Istituto internazionale, precisando comunque che quest’ultimo fornirà aiuti solo se la Grecia li chiederà esplicitamente, e solo a fronte di condizioni che andranno poi da loro soddisfatte. Anche questa mattina si respira (per lo meno su questo versante) un clima di distensione, grazie al buon risultato del collocamento del bond della Grecia a sette anni per 5 miliardi di euro, cosa che ha ovviamente contribuito a ispirare maggior ottimismo sulla situazione debitoria del paese ellenico.

Ma, per quanto l’incertezza su questo fronte sia stata largamente digerita dai mercati (dal preoccupante minimo toccato giovedì scorso a 1.3256 contro il dollaro, la moneta unica è riuscita a riportarsi tra ieri e oggi nei pressi di soglia 1.35, per poi ritracciare), quel che resta di tale incertezza potrebbe contribuire a mantenere pressione sulla moneta unica, e a rallentare il suo “fisiologico” rimbalzo verso soglia 1.40.

La vera speranza per i cocciuti rialzisti dell’euro è che l’attenzione attuale si sposti dai “nostri” problemi di deficit verso i ben più ampi problemi dei conti pubblici a stelle e strisce, anche se la “tragedia greca” consumatasi in queste settimane rischia di avere dei pesanti strascichi: il vero problema è che il caso “Grecia” sembrerebbe non essere semplicemente un episodio isolato, ma il primo sintomo emerso di una serie di problemi strutturali dell’eurozona che, se dormienti quando l’economia procede a gonfie vele, si manifestano invece in tutta la loro virulenza quando le cose iniziano ad andare male.

A pesare ancora poi sulla moneta unica ci sono poi altri fattori di politica monetaria: appare molto improbabile che Trichet e la sua truppa rialzino i tassi in anticipo rispetto a quelle che saranno le decisioni della Fed americana, a fronte di una situazione economica globale che è risultata sicuramente messa meglio negli USA piuttosto che in eurolandia, per quanto riguarda il quarto trimestre dello scorso anno ma anche soprattutto per quello che si è iniziato a evincere in questo primo quarto del 2010 (ricordiamo che attualmente i tassi area euro sono già comunque più alti di quelli yankee, fermi ai minimi storici tra 0 e 0,25%). In poche parole, o per dirla con i numeri, i rischi di un’incursione in area 1.30 contro il dollaro non sono ancora del tutto sopiti per la nostra moneta comune.

Allargando un po’ lo sguardo verso altre valute, è doveroso segnalare il deciso rimbalzo odierno della sterlina inglese, che sembra finalmente allontanarsi da soglia 1.49 contro dollaro USA e da 0.90 contro euro: questo nonostante la sistemica debolezza di fondo dell’economia britannica che la crisi finanziaria ha messo a nudo, come ha dimostrato il flusso di dati di questi mesi, tali da risultare non sufficienti per poter parlare di ripresa vera e propria (che la stessa BoE ha infatti definito “fragile”). L’impostazione della sterlina rimane infatti a nostro avviso ribassista: a conferma delle difficoltà del Regno Unito a uscire con slancio dalla crisi, il graduale spostamento in avanti delle aspettative di rialzo dei tassi BoE verificatosi in questi mesi. Corrobora poi la nostra previsione anche un’indiscrezione di questi giorni del Financial Times, secondo il quale i più grandi hedge funds britannici avrebbero fatto grossi guadagni sul calo della sterlina, e sarebbero intenzionati a mantenere ancora a lungo questa linea operativa.

Chiudiamo la nostra carrellata con il sempiterno Yen, nuovamente sotto pressione, dopo che dealer ed esportatori giapponesi hanno venduto euro e dollari per tutto il mese in vista della chiusura dell’anno fiscale il 31 marzo: i guadagni dello yen sono stati infatti limitati dalla speculazione che la Boj possa prendere ulteriori provvedimenti per allentare ancora la sua politica monetaria, al fine di cercare di combattere la continua deflazione. Nonostante i dati macro di tenore misto di questi giorni, resta l’idea di fondo che il problema deflazione sia dominante, il che agevolerebbe la continuazione dell’indebolimento in atto verso 95 usd/jpy.

Va anche sottolineato che il governo Giapponese dovrebbe finalmente mettere a segno misure aggiuntive per ridurre il suo pesante debito, da quanto emerge dal quotidiano finanziario Nikkei che cita addirittura una bozza del programma stesso. Oltre alla deflazione, il paese del Sol Levante ha infatti altri problemi a cui pensare: le agenzie di rating hanno minacciato una riduzione della loro valutazione sul Giappone, a fronte dei timori che il loro debito continui a crescere (le spese programmate dal nuovo governo sembrano effettivamente andare in questa direzione). Come dire, la tragedia greca potrebbe venire rappresentata anche in salsa kabuki.

Commenti dal 1 al 1
(1)

togafx venerdì, 2 aprile 2010

cos'è la salsa kabuki???

cos'è la salsa kabuki???

n° 1
petrus venerdì, 2 aprile 2010

R: cos'è la salsa kabuki???

il teatro giapponese!

da

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