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Se lo yen prende il volo (e nessuno prova a fermarlo)

martedì, 31 agosto 2010

Giorni di record questi. Record segnati uno dopo l’altro da tutti i tipici beni rifugio che offrono i mercati valutari e non: nuovi massimi per franco svizzero, a 1,2913 contro euro e su livelli critici anche contro il dollaro USA, e Bund tedeschi che volano a livelli record (il future scadenza settembre quotato all’Eurex ha toccato il prezzo di 134,77, su livelli sinora mai esplorati), ma a fare da principe nelle sale operative rimane sempre lo Yen, che raggiunge contro il dollaro USA il nuovo massimo degli ultimi 15 anni a 84,26, e che torna a sfiorare i minimi a 8 anni toccati settimana scorsa contro euro.

Insomma, gli investitori corrono ai ripari spaventati dallo spettro di un double dip dell’economia americana che giorno dopo giorno sembra avere contorni sempre più nitidi, ma anche nella seconda economia mondiale in fondo hanno poco di cui rallegrarsi: questa corsa ai safe haven ha spinto ormai lo yen fin troppo in alto, almeno per i gusti dei (numerosi) esportatori nipponici, così in alto da mettere seriamente a rischio la bilancia commerciale giapponese e le sue esportazioni, voce da sempre chiave dell’economia del Paese del Sol Levante.

Effettivamente settimana scorsa le pressioni sul mercato valutario erano state così forti da spingere la Bank of Japan ad annunciare un meeting straordinario per contrastare il caro Yen, e il solo annuncio venerdì era bastato per far performare al dollaro USA e all’euro un poderoso rimbalzo (dollaro sostenuto anche dalle parole di Ben Bernanke). Il rimbalzo non è stato però confermato lunedì mattina, quando l'esito dell'incontro (ovvero l'estensione di strumenti monetari già in essere) ha sostanzialmente deluso gli operatori che si attendevano misure più aggressive su questo fronte. E mentre il mercato tornava a scendere (e lo yen a volare) ci si chiedeva cosa ci stessero lì a fare Shirakawa e i suoi compagni alla BoJ.

Shirakawa che ha difeso le mosse della sua banca centrale -"Si tratta di fare le mosse giuste al momento giusto"- ma che in fondo sapeva non essere sufficienti: lo scenario attuale infatti potrebbe in ultima istanza obbligare le autorità giapponesi a vendere valuta nazionale sul mercato per la prima volta da oltre sei anni. Man mano che il cambio USDJPY si avvicina a 80, la situazione si fa sempre più calda per la Bank of Japan: se dopo tutti i dati americani di questa settimana (e venerdì c’è l’employment report) lo yen dovesse essere ancora spinto verso l'alto allora lì si dovrebbe davvero intervenire. In tal senso, visto i tentennamenti della BoJ è toccato al ministro delle Finanze, Yoshihiko Noda, ribadire che il governo di Tokyo prenderà misure risolutive sulla valuta, in caso di necessità: in realtà, almeno per il momento, gli investitori si fidano poco, ricordando le sue difficoltà di qualche anno fa ad intervenire.

Per intanto, l’EURJPY su grafico orario si muove debole su livelli di ipervenduto, perfettamente sotto la media mobile di lungo periodo, e difficilmente andrà a romperla al rialzo, sebbene questa si muova ormai su livelli minimi: discorso pressoché identico si potrebbe applicare a USDJPY. In attesa (fino ad ora vana) che qualche notizia da Tokio faccia finalmente sciogliere lo yen come una zolletta di zucchero in un altoforno: se non un vero e proprio cambio di trend, una mossa decisa della BoJ darebbe finalmente respiro a un euro e un dollaro USA forse eccessivamente tartassati negli ultimi tempi dal mercato.

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