SAYONARA DOLLARO! (ovvero quali monete portarsi in vacanza)
martedì, 3 agosto 2010
E anche la settimana scorsa il mercato ha avuto il suo bel da fare. Giorni di passione per il dollaro e di tenuta per lo yen, che sembra voler proprio salutare prendendo il largo la divisa americana. Che dire: il biglietto verde continua ormai da giugno ad arrancare, zavorrato da un rallentamento della ripresa USA che solo fino a qualche tempo fa sembrava ormai assolutamente ben avviata. Negli ultimi 7 giorni sono piovute come sassate indicazioni a dir poco sconfortanti per la divisa statunitense: delude il dato preliminare sul Pil secondo trimestre, oltre alla fiducia dei consumatori di luglio e agli ordinativi di beni durevoli per il mese di giugno (qui addirittura siamo di fronte a una flessione di un punto percentuale contro un’attesa da parte degli analisti di un incremento dell’1%).
Ovviamente la Fed non ha potuto nascondere qualche preoccupazione: oltre alle indicazioni di debolezza giunte dal Beige Book, le ultime dichiarazioni del presidente della Federal Reserve di St. Luis, John Bullard, parlavano addirittura di rischio deflazione rispetto ad inizio anno e della necessità di un intervento delle Fed in caso di un peggioramento significativo dell'economia. Come se ciò non bastasse, anche Moody’s ha reso noto che le evoluzioni dell’economia USA, soprattutto in merito alla gestione della politica fiscale e quindi all'impatto sui conti pubblici, saranno attentamente monitorate per valutare l’attendibilità (in questa fase) del merito di credito tripla A che fino ad ora gli USA hanno detenuto: in realtà già quando i media non parlavano d’altro della Grecia che doveva far la fine dell’Islanda, più di un trader diceva di aspettare al varco gli Stati Uniti in quanto a conti pubblici traballanti.
E nonostante nel frattempo non siamo usciti indicazioni rassicuranti neppure in Giappone (Pmi sul minimo degli ultimi quattro mesi, disoccupazione che passa a giugno a 5,3% dal 5,2% di maggio, caduta mensile di 1,5% sulla produzione industriale), il sempiterno Yen continua a risplendere come il suo celeste imperatore. Sarà ancora il clima di generale incertezza sulla ripresa (questa volta USA) a mantenere forte la divisa nipponica, utilizzata da sempre come safe haven, saranno i timori di un calo potenziale sui rendimenti in dollari (il decennale USA è tornato sotto il 3%) a far da driver per il cross dollaro/yen, sta di fatto che il cambio è tornato sui minimi storici e sta indugiando un pò troppo senza reagire con decisione. Noi che possiamo aggiungere, se non che i livelli si fanno indubbiamente interessanti: ok, non si va contro trend, ma i livelli raggiunti dal dollaro sono così deboli da poter se non altro pensare che abbiano già prezzato il rischio di una ripresa USA non convincente.
Quota 86,00 è un supporto molto importante per l’USD/JPY, e inoltre uno yen così forte non è un buon segnale per la BoJ, che potrebbe effettivamente intervenire al fine di prevenire un ulteriore apprezzamento (e lì sì che si balla): lo spazio per risalire, se non nel breve (cioè per chi ha pazienza), è veramente ampio. Ovvio che finché i dati macro saranno di questo tenore non sarà facile allontanarsi con chiarezza dagli attuali livelli. A proposito, venerdì verranno diffusi i non farm payrolls con la disoccupazione americana: speriamo che il dato sappia augurarci le buone vacanze nella migliore delle maniere.





Commenti agli articoli