Kalispera Euro!
martedì, 26 gennaio 2010
Downgrade già consumati e downgrade incipienti, strette monetarie, giri di vite della spesa pubblica e Pil preliminari che deludono tutte le aspettative: non c’è di che rallegrarsi a stare sui mercati.
Anche questa mattina ci siamo risvegliati con un’intonazione ribassista del mercato: la notizia che alcuni importanti istituti bancari cinesi da oggi hanno alzato la loro riserva obbligatoria, come richiesto dalla Banca centrale, e la richiesta di Obama di congelare per tre anni la spesa pubblica USA si sono messi di traverso a chi si aspettava anche solo una piccola giornata di rimbalzo per l’euro.
Oltre a questo, le agenzie di stampa continuano a dare molta enfasi all’avvio della restrizione monetaria cinese, interpretata come un segnale negativo per i mercati azionari e il clima di appetito per il rischio in genere. Questo atteggiamento però pare ignorare il fatto che la reazione delle autorità monetarie è la conseguenza di una bella ripresa dell’attività economica, sancita dalla crescita di +10,7% anno su anno del PIL nel 4° trimestre, e di una frenetica attività creditizia.
In questo scenario si avvantaggia soprattutto il dollaro, soprattutto per l’emergere di fattori di criticità vari nelle altre principali economie, comprese alcune emergenti, e quindi valute high-yielding. Complessivamente il quadro per il biglietto verde, al di là di oscillazioni di breve (comunque di dimensione modesta se verso il basso) dovrebbe restare moderatamente favorevole almeno nella prima parte dell’anno. Stasera parte la riunione della Fed, col FOMC (Federal Open Market Committee) che dovrebbe mantenere invariati i segnali di politica monetaria, ma potrebbe estendere il programma di acquisto di titoli strutturati MBS; potrebbero esserci aperture per maggiore attivismo sulle operazioni di drenaggio. Cresce all’interno del FOMC la divergenza di opinioni sui tempi e i modi dell’uscita, ma è ancora presto per registrare dissensi formali, soprattutto in una fase di pesante attacco alla Fed da parte del Congresso.
Dall’altra parte dell’atlantico si moltiplicano invece le grane: nonostante il buon risultato dell’emissione di bond greci ieri, non si sono ancora attenuate le preoccupazioni relative allo stato dei conti pubblici di altri Paesi dell’area euro, con gli alti deficit pubblici che potrebbero portare a nuovi downgrade sui rating dei paesi della zona euro.
Questo e altri fattori di varia origine mantengono il rischio di un’incursione almeno temporanea al di sotto di 1,40, forse già in questi giorni, altrimenti comunque poco più in là nel tempo, all’interno di una finestra temporale che dovrebbe collocarsi nel 1° trimestre. Calano visibilmente poi le aspettative di mercato di un rialzo dei tassi BoE nel breve.
Delude anche la sterlina inglese, dopo le pessime vendite al dettaglio di dicembre pubblicate venerdì, anche il pil preliminare del 3 trimestre è risultato peggiore delle attese: il deprezzamento atteso sia contro dollaro sia contro euro mantiene obiettivi sotto 1,60 GBP/USD e sopra 0,90 EUR/GBP.
Chi invece sta facendo meglio di tutti è lo yen: temporaneamente in calo sul dollaro e sull'euro in mattinata dopo che S&P's ha detto di aver abbassato l'outlook sul rating del Giappone a negativo da stabile (osservando che sta diminuendo la flessibilità fiscale, fattore principale che potrebbe portare a una riduzione del rating), la valuta giapponese ha poi continuato il rialzo sul biglietto verde, sostenuto dall’esito dell’incontro di politica monetaria della BoJ, nel quale è stato ribadito, come già sottolineato dal governatore della Banca del Giappone Shirakawa appena lunedì scorso, che la banca centrale mantiene condizioni monetarie “estremamente accomodanti”, principalmente perché il primo problema resta la deflazione. Non è poi da escludersi che nei prossimi mesi vengano adottate ulteriori misure di stimolo.
Per quanto ci riguarda, il rafforzamento dello yen nell’ultimo paio di settimane abbondante non è comunque da leggersi come avvio di un trend rialzista: il nostro target rimane sempre a quota 95 contro il biglietto verde, in attesa che torni un po’ di fiducia sui mercati azionari.





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