Euro, dollaro, yen e le nuove dall'estremo oriente
giovedì, 26 novembre 2009
Ieri l’euro ha rotto la resistenza di 1.506 (il vecchio doppio massimo annuale), ha mollato gli ormeggi, come si suol dire, e si è spinto fino a 1.5144, registrando il nuovo massimo a 15 mesi.
La situazione è “precipitata” su una combinazione di eventi, tra cui la festività USA del thanksgiving day; il contenuto dei verbali dell'ultima riunione di politica monetaria della Fed tenutasi il 3-4 novembre scorso, diffusi martedì sera, dai quali si hanno avuto conferme sulla volontà della FED di mantenere il costo del denaro su questi livelli minimi ancora per lungo tempo, date le loro aspettative di una ripresa lenta e graduale e caratterizzata da un tasso di disoccupazione elevato per molti anni ancora; poi, queste stesse prospettive di una persistente politica monetaria Usa accomodante, che hanno contribuito negli ultimi tempi e continuano tuttora a contribuire a mantenere ribassista il tono generale sulla moneta statunitense, stanno gradualmente spingendo più Paesi a dichiarare esplicitamente l’intenzione a breve di diversificare le proprie riserve monetarie rispetto al biglietto verde, come ad esempio ieri la Russia, che, per voce del funzionario della banca centrale Sergei Shvetsov, ha espresso una predilezione a favore del dollaro canadese a parziale spiazzamento di quello USA.
Oggi comunque l’avversione al rischio che sta affossando i mercati (con le notizie sul cattivo stato di salute del debito dell’holding di stato di Dubai, la caduta della Borsa di Shanghai del 3.6% per la paura che le banche cinesi debbano fare grossi aumenti di capitale, e l'allarme della Bundesbank sulle perdite nascoste presenti nei bilanci delle banche tedesche) ha permesso al dollaro USA di tirare il fiato e di allontanarsi parzialmente dai livelli di ieri: al momento si mantiene tra la media mobile oraria a 21 periodi e il supporto 1.5062.
Da verificare se la chiusura di oggi si manterrà sopra questo fatidico livello di 1,506, per capire se ci sia possibilità di andare a testare già nel breve soglia 1,52. La visita in Cina della delegazione europea con Trichet nel weekend per far pressione affinché lo yuan venga lasciato apprezzarsi sicuramente darà lumi a riguardo: se l’esito dei colloqui fosse negativo il rischio di modificare le previsioni a breve inserendo un cambio tra 1,50 e 1,55 aumenterebbe.
La situazione è “precipitata” su una combinazione di eventi, tra cui la festività USA del thanksgiving day; il contenuto dei verbali dell'ultima riunione di politica monetaria della Fed tenutasi il 3-4 novembre scorso, diffusi martedì sera, dai quali si hanno avuto conferme sulla volontà della FED di mantenere il costo del denaro su questi livelli minimi ancora per lungo tempo, date le loro aspettative di una ripresa lenta e graduale e caratterizzata da un tasso di disoccupazione elevato per molti anni ancora; poi, queste stesse prospettive di una persistente politica monetaria Usa accomodante, che hanno contribuito negli ultimi tempi e continuano tuttora a contribuire a mantenere ribassista il tono generale sulla moneta statunitense, stanno gradualmente spingendo più Paesi a dichiarare esplicitamente l’intenzione a breve di diversificare le proprie riserve monetarie rispetto al biglietto verde, come ad esempio ieri la Russia, che, per voce del funzionario della banca centrale Sergei Shvetsov, ha espresso una predilezione a favore del dollaro canadese a parziale spiazzamento di quello USA.
Oggi comunque l’avversione al rischio che sta affossando i mercati (con le notizie sul cattivo stato di salute del debito dell’holding di stato di Dubai, la caduta della Borsa di Shanghai del 3.6% per la paura che le banche cinesi debbano fare grossi aumenti di capitale, e l'allarme della Bundesbank sulle perdite nascoste presenti nei bilanci delle banche tedesche) ha permesso al dollaro USA di tirare il fiato e di allontanarsi parzialmente dai livelli di ieri: al momento si mantiene tra la media mobile oraria a 21 periodi e il supporto 1.5062.
Da verificare se la chiusura di oggi si manterrà sopra questo fatidico livello di 1,506, per capire se ci sia possibilità di andare a testare già nel breve soglia 1,52. La visita in Cina della delegazione europea con Trichet nel weekend per far pressione affinché lo yuan venga lasciato apprezzarsi sicuramente darà lumi a riguardo: se l’esito dei colloqui fosse negativo il rischio di modificare le previsioni a breve inserendo un cambio tra 1,50 e 1,55 aumenterebbe.
I presupposti a livello non solo europeo per non consentire una permanenza protratta del cambio sopra 1,50 nei prossimi 2-3 mesi parrebbero esserci: ma molto dipenderà da questo incontro in Cina (ricordiamo che la sottovalutazione dello yuan è una delle principali ragioni dello sbilancio dei flussi commerciali mondiali).
Focus anche sullo yen: stanotte la valuta giapponese ha infatti raggiunto il massimo degli ultimi 14 anni, a 86.27. La debolezza del dollaro nei confronti dello yen penalizza gli esportatori giapponesi, questo super yen ha infatti appesantito i listini della borsa di Tokio, che oggi ha chiuso a -0.62%, aggiornando il minimo degli ultimi 4 mesi a 9383 punti.
Il Giappone, secondo il viceministro delle Finanze Yoshihiko Noda, non ha però intenzione di intervenire per fermare il rafforzamento dello yen, ma sta osservando attentamente i movimenti del mercato valutario, incluso il potenziale impatto che il forte rialzo dello yen potrebbe avere sull'economia nazionale.
Probabilmente, fino a che la Fed continua a segnalare di voler mantenere i tassi così bassi così a lungo, l’idea che il ruolo storico di valuta con la quale indebitarsi per il carry trade della divisa nipponica possa essere assunto almeno temporaneamente da quella statunitense tende a rinviare il momento dell’inversione ribassista dello yen.
Stanotte inoltre ci saranno parecchi dati dal sol levante, dalla disoccupazione all’inflazione (indice dei prezzi al consumo e vendite al dettaglio) alle spese per la casa: che questo trend possa continuare indisturbato?
Focus anche sullo yen: stanotte la valuta giapponese ha infatti raggiunto il massimo degli ultimi 14 anni, a 86.27. La debolezza del dollaro nei confronti dello yen penalizza gli esportatori giapponesi, questo super yen ha infatti appesantito i listini della borsa di Tokio, che oggi ha chiuso a -0.62%, aggiornando il minimo degli ultimi 4 mesi a 9383 punti.
Il Giappone, secondo il viceministro delle Finanze Yoshihiko Noda, non ha però intenzione di intervenire per fermare il rafforzamento dello yen, ma sta osservando attentamente i movimenti del mercato valutario, incluso il potenziale impatto che il forte rialzo dello yen potrebbe avere sull'economia nazionale.
Probabilmente, fino a che la Fed continua a segnalare di voler mantenere i tassi così bassi così a lungo, l’idea che il ruolo storico di valuta con la quale indebitarsi per il carry trade della divisa nipponica possa essere assunto almeno temporaneamente da quella statunitense tende a rinviare il momento dell’inversione ribassista dello yen.
Stanotte inoltre ci saranno parecchi dati dal sol levante, dalla disoccupazione all’inflazione (indice dei prezzi al consumo e vendite al dettaglio) alle spese per la casa: che questo trend possa continuare indisturbato?





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