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Carry trade: la festa continua?

mercoledì, 4 novembre 2009

Dopo mesi di trend unidirezionale ormai è chiaro anche ai sassi: denaro facile, politiche di espansione quantitativa, ed espansione del credito hanno riportato prepotentemente il carry trade nelle strategie di tutti i principali player globali. In poche parole, sono stati venduti dollari per comprare (quasi) indistintamente qualunque asset rischioso a livello mondiale.
La settimana passata è stata caratterizzata da un netto recupero del biglietto verde, parallelamente alle borse mondiali che hanno registrato in media un ribasso del 5% rispetto al valore della settimana precedente.
Ritracciamento fisiologico, realizzi dovuti alla chiusura fiscale dei fondi americani di fine ottobre, scossoni societari e bancari (lunedì è stato annunciato l’ennesimo fallimento di una banca americana, CIT Group, mentre ieri sono stati diffusi dati inquietanti dalle banche europee UBS e RBS), oppure si è davvero arrivati alla fine della corsa dopata dalle politiche monetarie straordinarie?
Sicuramente ci si è fermati a riflettere sulla possibilità di continuare a cavalcare indisturbati l’onda senza incappare in qualche squalo: ma noi non crediamo che il giocattolo si sia (già) rotto, anche se indubbiamente ha perso parte dell’attrattiva che possedeva il giocattolo appena scartato.

Scendendo nel dettaglio di considerazioni di breve periodo, la settimana corrente sarà sicuramente rivelatrice circa il proseguirsi di strategie di carry trade o un’intensificazione del rallentamento di questi giorni, con le decisioni delle tre più importanti banche centrali (USA, UK ed UE) sul costo del denaro. Con buone probabilità la riunione del FOMC di oggi non dovrebbe modificare le scelte di politica monetaria e proseguire con il programma di acquisto titoli, sebbene si sia registrato un ottimo dato di crescita proprio lo scorso giovedì con la pubblicazione del PIL in aumento del 3.5%, migliore delle stime delle analisti. Parimenti, La Banca centrale europea, il cui consiglio direttivo si riunirà domani, dovrebbe lasciare invariato il tasso di interesse di riferimento all'1%, mantenendo quindi le scelte di politica monetaria sostanzialmente immutate. Stesso discorso per la Bank of England, che dovrebbe mantenere i tassi allo 0.50%.

Sembrerebbe prematuro, ad ogni modo, che la BCE iniziasse il ritiro delle misure straordinarie sebbene i dati macroeconomici siano maggiormente confortanti, I dati di agosto prospettano una ripresa della produzione industriale, dopo cinque trimestri consecutivi in rosso, mentre il PMI composito è tornato sopra quota 50 in ottobre, e l’indice di fiducia economica della Commissione Europea è salito a 86,8.
Nonostante i primi segnali di ripresa permangono forti freni alla crescita (in primis la disoccupazione). L’intervento di uscita sarà molto graduale per evitare scossoni relativi alla riduzione dell’eccesso di liquidità e sarà accompagnato da un timido aumento dei tassi di interesse. “La BCE potrebbe dare avvio ad una strategia di uscita con l’inizio del 2010”: queste le profetiche parole di Axel Weber, numero uno della BundesBank.

La politica americana, che sta alimentando questi carry trades, obbliga dunque altri Paesi a seguire le stesse politiche monetarie: già più di un analista sta parlando di bolla globale, che interessa tutte le categorie di asset, e che si sta gonfiando giorno dopo giorno. Sia nel caso non ci sia nessun intervento valutario, con le valute straniere diverse dal dollaro USA che si apprezzano gonfiando ulteriormente il disequilibrio legato al carry trade, sia nel caso interventi valutari e operazioni a mercato aperto tengano sotto controllo l’apprezzamento della valuta, con politiche monetarie quantitative conseguenti che alimentano una bolla dei prezzi delle attività in queste economie.

Ma tutto ciò non è detto che succeda subito, perché il denaro a buon mercato e l’eccesso di liquidità a livello globale possono continuare a spingere in alto i prezzi delle attività per un certo periodo. La correzione di questi giorni è stata in questo senso un monito per il mercato, che indubbiamente non potrà continuare a crescere in eterno, certamente non a questi ritmi. Ma, nonostante probabili rallentamenti e necessarie liquidazioni di posizioni (che secondo molti potrebbero comunque rallentare la ripresa anche fino a Natale), il trend di medio periodo sembrerebbe proprio ancora ben definito dalle scelte delle autorità bancarie centrali.

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