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Storia dell’interesse: la Summa di Sidney

Un libro di due chili e mezzo, un migliaio di pagine, roba tosta. E’ la “Storia dei Tassi di Interesse” di Sidney Homer. Non dovrebbe mancare a chiunque si interessa di finanza

di Redazione Soldionline 7 apr 2009 ore 15:16

Dal 2006 quando abbiamo incominciato a curiosare nei posti più lontani nel tempo e nello spazio alla ricerca di come sia stata vista la triade Capitale, Tempo, Interesse, abbiamo fatto insieme una lunga galoppata che ormai sta arrivando alla sua conclusione. Dulcis in fundo ti porto una chicca.

Interesse da un punto di vista economico finanziario, etico, sociale: dagli Assiro Babilonesi ai giorni nostri. Abbiamo trascurato qualcosa, un po’ perché per la natura del nostro discorso non si poteva impostare un trattato omnicomprensivo e in altri casi per evitare che argomenti oggi molto caldi, rischiassero di trasformarsi in un discorso politico, trascendendo l’ottica dichiarata. E’ il caso ad esempio della finanza Islamica, un discorso oggi non marginale con quello che combina il petrolio, ma di certo con risvolti scottanti.

Però la ricerca è continuata e oggi posso portarti quello che ritengo un regalo prezioso, una summa completa. Parlo di un libro che meriterebbe di essere più conosciuto, fra l’altro patrocinato dalla mitica Ca de’ Sass, un istituto che occupa un posto speciale nel cuore dei Milanesi DOC, ricordata con affetto perché è più facile farlo con le cose del passato. Quando certe carognate le banche non avevano ancora sperato di poterle fare impunemente.

La CaRiPLo ha curato la traduzione per i tipi dell’Editore Laterza, del testo di Sidney Homer –Storia dei Tassi di Interesse. E’ un librazzo di due chili e mezzo, composto di un migliaio di pagine, stampate in un corpo neppure tanto grande. Roba tosta, che non dovrebbe mancare in ogni libreria di chi si interessi di finanza o che solo abbia interessi in campo storico e sociologico.

Il nostro Sidney era uno specialista di bond ed è subito evidente quale parte determinante abbiano avuto i tassi di interesse e le loro variazioni nella sua vita professionale. Si è anche inventato una serie di programmi anticipando e mostrando la via alla Federal Reserve che in seguito adottò i suoi sistemi. Ma è anche stato soprannominato il Bardo di Wall Street e ti assicuro che il testo è all’altezza di questa nomea, si legge in maniera facile ed ogni pagina apre aspetti sorprendenti e interessanti.

Come quando salta fuori una stretta relazione inversa tra l’andamento dei tassi e il benessere del territorio in cui agiscono. <Sul finire del secolo scorso – è Homer a scrivere – un famoso economista austriaco Eugen von Boehm Bawerk, dichiarò che il livello culturale di una nazione è rispecchiato dal tasso di interesse in essa vigente: maggiori sono la forza morale e l’intelligenza di un popolo, minore è il tasso di interesse> A quei tempi in effetti il tasso di sconto oscillava attorno al 2,5/3,5 %. Il nostro Bardo suggerirebbe di parlare  di <forza finanziaria> invece che di forza morale, ma tutto sommato conviene che l’una sia la fatale premessa per conseguire l’altra. Inoltre pur senza farne il filo conduttore della sua analisi storica, Sidney Homer ci avvisa che <il lettore non potrà non rilevare l’esistenza di precise tendenze prolungate nel tempo e la ripetizione di certe linee evolutive nel corso dei secoli> E ne scaturisce una <relazione con l’ascesa e la caduta delle nazioni e addirittura di intere civiltà>.

Interessanti alcuni dati statistici, roba molto americana che privilegia le statistiche da Guiness dei primati.  Nel secolo appena passato abbiamo in assoluto il più alto tasso di interesse, a Berlino con qualcosina come il 10.000 % e cita come il più basso a New York con lo 0,01, perché essendo vissuto tra la fine del 1864 e il 1953 non poteva ancora aver visto l’avventura giapponese degli ultimi quindici anni con i finanziamenti a tasso zero e i conseguenti giri di walzer internazionali.

Una certa costanza del rapporto esiste, senza dubbio. Ai tempi dello splendore dell’impero romano i tassi erano solo di qualche punto annuo. Ricordiamo tutti la situazione invece durante la Repubblica di Weimar e sappiamo che cosa sia successo poi. Negli anni 70 e 80 i tassi erano costantemente a 2 cifre e poi è successo lo sconquasso mondiale e il crollo dell’impero sovietico. Ma attenzione a non confondere i rapporti di causa ed effetto. Non è il termometro che fa alzare od abbassare la febbre. A questo proposito va messo in evidenza che Sidney rimarca che <lo scopo del libro non è quello di analizzare le cause che determinano il livello e la tendenza dei tassi di interesse> Lui si limita a segnalare situazioni, lasciando libero il lettore di riscontrare nessi di causa/effetto.

Spassosi sono per altro dei brevi flash sulle garanzie collaterali fornite in occasione di alcuni finanziamenti un po’ speciali. Baldovino II re di Gerusalemme, per ottenere rapidamente un finanziamento, ipoteca la sua barba. Nel XIII secolo un altro Baldovino, imperatore in Costantinopoli, per ottenere un prestito da Venezia, ipoteca quella che presenta come la Corona di Spine di Gesù Cristo. Il bello è che quando il credito va in default, si trova un altro mega boccalone pronto a riscattare il pegno. Nientepopodimeno che Luigi IX re di Francia.

Vale la pena di ricordare gli elementi presi in considerazione nell’ampio studio. Ti ricordo che noi ci siamo limitati a parlare di 3 concause: capitale, tempo e tassi.

Lui, il nostro Omero, fa riferimento a: Tempo, Luogo, Qualità, Scadenza, Negoziabilità (liquidità), Tassi. 

Come nella canzone alpina del Testamento del Capitano, anche Sidney Homer divide il corpo della sua summa in 5 parti.

La prima si occupa dell’Antichità e tratta di Preistoria, Mesopotamia, Grecia, Roma.

Il secondo pezzo, pardon la seconda parte è dedicata all’Europa nel Medioevo e nel Rinascimento:  Teorie dell’Usura e la nascita dei Monti Pegni, Alto Medioevo, Basso Medioevo, Rinascimento. A questo proposito mi sembra non venga evidenziata una divergenza tra rinascimento dell’economia e rinascimento storico culturale. Armando Sapori, mio magnifico rettore in Bocconi, era riuscito a farlo capire perfino a noi sciagurati studentelli. Se non ci fosse stato prima un rinascimento dell’economia e dei commerci, non si sarebbero creati i presupposti per il successivo fiorire delle arti che diedero poi il nome al noto periodo storico. Mi ricordo ancora a distanza di anni, un sapido fatterello che il mio maestro di Storia Economica ci raccontava. Quello di una nobildonna toscana, una She Trader dell’epoca, che andata corta su un prestito obbligazionario pubblico, si era tanto arricchita da provarne rimorso. Da questo nacque l’iniziativa che portò alla costruzione e decorazione di una delle più note cappelle.

Parte Terza, l’Europa Moderna e il Nord America fino al 1900. L’Inghilterra nel XVIII Secolo con le origini della Banca d’Inghilterra, tassi d’interesse a lungo e a breve termine. Europa nel XVIII Secolo, Francia e Olanda. L’Inghilterra nel XIX Secolo, quadro storico sistema bancario, debito pubblico, tassi a breve e a lungo. La Francia nel XIX Secolo e poi gli altri Paesi europei nel XIX secolo. Olanda, Belgio, Germania, Svizzera, Svezia. Noi con la scusa che eravamo solo un’espressione geografica o poco più, siamo abbastanza ignorati. Alla fine del capitolo si parla degli USA nel XVIII e XIX secolo.

Con la Parte Quarta si affronta l’Europa e il Nord America a partire dal 1900. Gli US nel ventesimo secolo con analisi dettagliate del mercato a ribasso e a rialzo.. Quindi l’Europa e cioè Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Germania e finalmente l’Italia. Poi Svizzera Austria, Scandinavia, Irlanda, Penisola Iberica, Turchia. Proprio così, lui mi mette la Turchia in Europa. O forse intendeva mettere tutta l’Europa in Turchia, devo approfondire di più questo punto ! Poi un lungo esame sul Canada.

La Quinta e ultima parte riguarda una miscellanea, se fosse un incontro sportivo si chiamerebbe <il Resto del Mondo>. Giappone, gli stati che facevano parte dell’area sterlina e cioè Australia, Nuova Zelanda, SudAfrica, India e Pakistan. Quindi Russia, Cina, l’America Latina nelle sue componenti: Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Messico, Perù, Colombia.

Di ogni periodo esaminato, dà sempre un’ampio excursus delle condizioni politiche ed economiche generali. Spesso affrontandole con humor, come quando mi tira fuori una antica incisione mesopotamica.

Mi è piaciuta la citazione di questa massima perchè anticipa una famosa frase di Platone, sul mondo che va a rotoli e sulle relative cause. Qui siamo ancora più indietro nel tempo, pare si tratti di una incisione su una tavola Assira.

<Il mondo in cui viviamo è degenerato in questi ultimi tempi. La concussione e la corruzione dilagano. I ragazzi non ubbidiscono più ai loro genitori. Ogni uomo ha la velleità di scrivere un libro e la fine del mondo, con ogni evidenza si sta avvicinando>.

I laudatores temporis acti sono coloro per i quali se proprio non andava tutto bene nei tempi antichi, è però certo che al giorno d’oggi va tutto male. A quanto pare non è un’invenzione moderna.


Vittorio E.Malvezzi
vmalvezzi@gmail.com

 

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