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Ma la MIFID chi tutela?

Sembra che la direttiva MIFID tuteli solo ed esclusivamente gli interessi delle istituzioni creditizie e molto poco quelli di chi ci lavora e, in seconda battuta, di quelli che vi si recano per effettuare operazioni finanziarie

di La redazione di Soldionline 7 apr 2008 ore 15:34

La direttiva MIFID pone due livelli di "tutela" del risparmiatore. Uno riguarda l'appropriatezza dei servizi stessi - test sulla conoscenza ed esperienza in materia finanziaria - che dovrebbe essere collegato al collocamento di OICR, Azioni, Obbligazioni eccetera. L'altro, più approfondito, riguarda l'adeguatezza che comporta un test dettagliato della situazione finanziaria e degli obiettivi d'investimento del Cliente che dovrebbe servire per lo svolgimento e/o collocamento di gestioni patrimoniali e, al quale, viene affiancata, di fatto, la consulenza specifica o personalizzata.

Come detto, il mero collocamento di strumenti "semplici" presuppone solo il test dell'appropriatezza al quale, il Cliente, potrebbe anche rifiutarsi ma, l'interpretazione della direttiva MIFID, ha fatto sì che l'intero sistema finanziario preveda, necessariamente, l'affiancamento al test di appropriatezza anche di quello dell'adeguatezza e con annessa la consulenza personalizzata.

Il grosso problema sorge quando a fronte di una sottoscrizione di OICR, che prevede la sola appropriatezza, l'operazione risulta al di fuori di quelle inserite nel portafoglio "consigliato" dall'intermediario che, guarda caso ed alla faccia della direttiva MIFID, potrebbe anche prevedere i prodotti più costosi per il Cliente.

Pur risultando l'operazione inappropriata passa ugualmente ma, non essendo presente nel "listino della Casa", la responsabilità del collocamento ricade completamente sul promotore o dipendente che ha, magari, solo "parlato" con il Cliente.

Quando sostengo che ha parlato dico che se anche un Cliente ha voluto di sua sponte fare l'operazione ma per il tramite di una delle due figure di cui sopra, e l'operazione non sortisce gli effetti desiderati, lo stesso Cliente, visto che ha parlato con noi per cui abbiamo fatto una qualsivoglia forma di consulenza, potrebbe sostenere che è stato in qualche modo mal consigliato dall'interlocutore.

Il fatto poi che sia stato raccolto anche il profilo di adeguatezza, non necessario per svolgere il servizio di collocamento, mette doppiamente in gioco la figura di chi opera sul mercato.

Cerco di spiegarmi meglio: l'operazione di collocamento passa con il solo controllo di appropriatezza e, qualora non lo fosse, passa ugualmente con l'avvertenza al Cliente che tale operazione era inappropriata, ma il professionista che assiste il Cliente, era anche a conoscenza dei dati relativi all'adeguatezza, non necessari, ma, in quanto raccolti sufficienti a non fare effettuare l'operazione al Cliente. Ricordo che il regolamento CONSOB del 1° luglio 1998 n 11522 articoli 28 e 29 era tassativo circa l'adeguatezza delle operazioni e la loro fattibilità concreta.

In estrema sintesi, e mi ricollego a quanto scritto da Francesco di Carlo su Plus il 27/10/2007, sembra che la direttiva MIFID tuteli solo ed esclusivamente gli interessi delle istituzioni creditizie e molto poco quelli di chi ci lavora, o come agente o come dipendente, e, in seconda battuta, di quelli che si recano per effettuare operazioni finanziarie.

Cerco ancora risposte, ma inutilmente, su cosa serve la consulenza personalizzata affiancata ad un servizio di gestione che di per sé o è già personalizzata o, comunque, non richiede un servizio a latere di consulenza: altrimenti cosa ci sta a fare il gestore?

In definitiva la Banca è sempre tutelata in quanto il Cliente può sottoscrivere un servizio fra quelli consigliati - che potrebbero essere anche i più costosi ma questo non importa - e solo se il prodotto consigliato risulti estremamente inefficace può, eventualmente, rivalersi nei confronti della Banca.

Se il Cliente sottoscrivere, con l'appoggio del promotore o del dipendente, un servizio al di fuori del listino consigliato, l'eventuale responsabilità ricade sul collocatore del servizio stesso.

Ancora più grave l'inadempienza del professionista se il prodotto oltre a non essere nel listino consigliato dalla consulenza personalizzata, risulta inappropriato al profilo del Cliente (appropriatezza) ma il collocatore essendo in possesso dei dati sull'adeguatezza (che non servirebbero ma, ad abundantia, vengono fatti firmare) risulta doppiamente esposto ad eventuali controversie: l'operazione era inappropriata, inadeguata e non consigliata dall'intermediario.

Ciliegina sulla torta la MIFID prevede anche la execution only che non viene utilizzata, se non in casi molto rari, in quanto, stante l'interpretazione di mercato, potrebbe dar luogo a controversie, a danno della Banca, in quanto il Cliente ha avuto contatto con il dipendente/promotore che potrebbe aver fornito una consulenza allo stesso Cliente.

Oltre alle difficoltà interpretative non mi dilungo sulla enorme quantità di materiale cartaceo che viene fatto firmare ai Clienti con conseguenti disagi operativi e, soprattutto, incrementi dei costi che, forse, verranno ancora una volta ribaltati sulla ignara Clientela.

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