Investimenti responsabili: una bussola per superare la crisi
Non solo profitto, ma anche sostenibilità sociale e ambientale. Sono gli investimenti socialmente responsabili. E in Europa il clima culturale sembra propizio per la loro diffusione
di Marco Delugan 10 dic 2008 ore 14:35Il mercato europeo degli investimenti socialmente responsabili (Sri) è lievitato dai 103 miliardi del 2005, ai 2.600 miliardi di euro della fine del 2007. Un incremento in soli due anni del 102% che si traduce in una crescita media del 42% l’anno. Nello stesso biennio, poi, l’indice MSCI Europe è cresciuto del 16,1%, portando gli asset gestiti al 17,6% del totale europeo.
Un risultato di tutto rispetto, almeno per il periodo di tempo coperto dall’indagine. Ma se l’Europa sorride agli investimenti responsabili, non si può dire lo stesso per l’Italia: 3,4 miliardi di euro, lo 0,32% del totale delle masse gestite. Pochino, in confronto.
Non sappiamo ancora come l’Sri sia passato attraverso il terremoto della grande crisi, come se la passi adesso. Ma i dati di Eurosif appena elencati sembrano segnalare almeno delle buone potenzialità per il futuro. Insomma, viste le recenti performance, una volta passate le ultime scosse di assestamento, una volta ricostruiti i servizi essenziali alla vita sui territori dell’economia mondiale, allora l’Sri potrebbe tornare a giocarsi le sue possibilità da protagonista.
Ne abbiamo parlato con Davide Dal Maso del Forum per la Finanza Sostenibile.
In Italia poco, ma in Europa molto di più. E lì non sembra più essere solo una scelta di minoranze illuminate. Quali sono i fattori del successo?
«Distinguerei il mercato retail dal mercato istituzionale. Gli italiani investono sempre meno in fondi e questo ha influito, forse ancora di più che per altri segmenti, sui fondi Sri che non hanno mai raggiunto dimensioni veramente significative. Già da anni ormai le reti di distribuzione bancarie orientano la clientela su prodotti diversi dal risparmio gestito e quindi i soldi sono stati spostati su altre forme di investimento. Ci sono anche meno soldi da investire, meno liquidità, e questo porta a ridurre gli investimenti finanziari in assoluto. La crisi ha poi eroso la fiducia, molti sono andati a mettere i soldi sotto il materasso o li hanno dirottati verso altre realtà, tipo l’immobiliare o nei buoni postali. Per quanto riguarda il mercato istituzionale l’Italia sconta un ritardo storico, con un mercato della previdenza che non è decollato nonostante l’ultimo tentativo del Tfr dell’anno scorso. E’ un mercato ancora piccolo, immaturo. In Europa le cifre importanti sono date proprio da questi soggetti che in Italia non ci sono. Per quanto riguarda il successo maggiore in Europa, prenderei in considerazione due fattori: uno è un aumento della domanda, sia di investimento in senso stretto che di responsabilità sociale in senso lato. In Europa esiste un’opinione pubblica più sensibile, più attenta, e gli investitori istituzionali si sentono tenuti a dare più risposte riguardo al tipo di investimenti che fanno. Mentre in Italia ciò non avviene. L’altro fattore di successo è sicuramente la preparazione degli intermediari, in questo caso dei gestori, che anche in risposta a questa crescente domanda di trasparenza si sono attrezzati con piani di investimento dedicati, formazione e capacità di gestione che in Italia non c’è. Una maggiore qualità della domanda e dell’offerta, poi dire quale sia la causa o l’effetto è difficile».
La crisi ha fatto tornare in auge il tema dell’etica, di un diverso modo di intendere l’economia e la finanza. Non potrebbe essere questo un punto di forza per possibili strategie future?
«Diciamo che è quello che molti sperano. Io credo che ci sia un certo tipo di interesse verso la finanza responsabile sicuramente un po’ superficiale, legato ad un senso di disorientamento di alcuni operatori che si erano affidato al totem della crescita infinita. Sicuramente c’è la necessità di ritrovare una bussola. Detto questo, quanto questo crescente interesse sui nostri temi sia sincero ce lo dirà solo il tempo. Vediamo come evolve questa situazione. Gli scenari possibili sono due: o la crisi è meno pensate di quello che temiamo e tra qualche mese ricominciamo allegramente a fare quello facevamo prima, oppure in realtà la crisi è strutturale e quindi probabilmente verranno al pettine i nodi che ha fatto comodo ignorare e magari verranno ridefinite le priorità della politica economica, dei governi e delle imprese».







LA FIDUCIA RITORNA COME IL SOLE OGNI MATTINA
LA FIDUCIA RITORNA COME IL SOLE OGNI MATTINA
La vera legge morale, l’etica autentica, ci dice che prima di usare le proprie risorse per il proprio benessere si deve restituire il maltolto ai legittimi proprietari, poi si ritorna puliti in ogni senso, ci si riabilita e la fiducia, anche quella finanziaria, ritorna come il sole ogni mattina.
Purtroppo la situazione incresciosa ed infinita in cui le banche hanno affossato i risparmiatori italiani, vittime della frode gigantesca relativa al credito facile, ottenuto dall'Argentina con emissioni di titoli che agli ignari ed onesti risparmiatori non erano destinati, è ancora da risolvere. Inoltre tale frode è in conflitto di interessi perché dalle banche sono stati a loro rifilati, nell’arco di circa un anno, quando ormai avevano capito che quei titoli infetti, contenuti nei loro portafogli, era molto meglio venderli prima del default.
Il Fondo Monetario Internazionale, proprio in quel periodo prima del default, ha smesso di rinnovare il finanziamento all'Argentina ed ha cercato di rientrare fino all'ultimo centesimo nella sua esposizione, lasciando tutti gli altri creditori, a livello mondiale, alla cattiva sorte del fallimento.
Da parte sua l'Argentina dovrebbe non dimenticare che i soldi li ha avuti da risparmiatori che se ne sono privati anche per risollevare le “sorti argentine sovraindebitate”, che necessitavano di uscire dalla enorme crisi economica e politica in cui si trovavano.
L’economia reale si regge sull’etica, non sui titoli infetti, sulle false cartolarizzazioni o sull’emissione di titoli sui quali chi ci investe può anche perdere l’intero capitale! Il gioco vale la candela? A quale tasso di interesse dovrebbe investire i suoi soldi un risparmiatore su un investimento che gli può annullare tutto il capitale e perdere oltre il 100%, come accaduto con le montagne di titoli emessi e venduti da oltre venti anni dall’Argentina? Quale tasso di interesse può coprire la perdita a cui si espone? Mi domando che fine hanno fatto tutti quei capitali raccolti ovunque globalmente nel corso degli anni ed inoltre cosa ne pensa dell'etica uno Stato come l'Argentina?
Ed il nostro democratico governo italiano cosa ne pensa dei suoi risparmiatori traditi dalle banche?
E’ meglio dimenticarli alla loro sorte, a causa di un'etica che anche in Italia non esiste? E' giusto favorire le banche che non hanno avuto il coraggio di affrontare il rischio del fallimento argentino e lo hanno caricato sulle spalle dei loro clienti?
Le banche l'hanno fatta grossa e sotto la neve ed ora che la neve si scioglie (la crisi finanziaria attuale lo dimostra) si ritrovano gli autori della frittata!
La Class Action ora è l’ultima speranza che rimane al risparmiatore inerme, abbandonato, bidonato, tradito, danneggiato e beffato. Però con una raccolta di sottoscrizioni si potrebbe vedere esattamente quanti cittadini di questo Paese Italia sono interessati ad una tutela giuridica collettiva, che sia efficace e non una ulteriore delusione perché banche ed industriali non sono d’accordo!
Evidentemente un referendum eviterebbe di rimandare e rimandare un provvedimento così sentito ed urgente, a causa delle incertezze politiche. Inoltre il problema verrebbe risolto, senza dispotismi, finalmente in modo democratico!
Interessante
Solo che il fondo *** americano che investe in pornografia, alcool, discoteche sembra non conoscere limiti nelle quotazioni.
Io penso che causa di sia da ricercarsi sulla dipendenza delle "sostanze" che incamera il fondo.
Io anche sono per investimenti responsabili ma in questo pazzo mondo la responsabilità e il guadagno purtroppo non vanno sempre d'accordo.
Che brutta bestia l'uomo!
Un caro saluto
investimenti Sri
Non posso che essere d'accordo con Davide Dal Maso, attento osservatore da anni del fenomeno Sri in Italia e a livello internazionale. In effetti c'e' quasi da augurarsi una sorta di "tanto peggio, tanto meglio", in questo senso: pare che la crisi sara' dura, profonda e lunga, il che non e' augurabile per nessuno; ma se cosi' sara', speriamo che serva almeno a recuperare il senso di responsabilita' nella ricerca dei rendimenti finanziari, che non possono essere sempre piu' elevati e rincorrere il falso e deleterio mito della crescita senza fine. Speriamo che almeno questo mito sia definitivamente caduto e che le aziende smettano di improntare le loro strategie alla prossima trimestrale da presentare agli analisti, rinchiuse nella prigione dell'orizzonte di breve periodo. E che d'ora in poi sia sempre di piu' la responsabilita' sociale, in termini piu' generali l'attenzione e la salvaguardia del bene comune, a regolare comportamenti che hanno valenza economica e finanziaria.