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Il lusso made in Italy

Nonostante la crisi il mercato del lusso non conosce cedimenti grazie alla crescita dei Paesi che fino a qualche anno fa erano considerati in via di sviluppo e che ora giocano anche un ruolo trainante nel nuovo quadro internazionale. E il made in Italy ringrazia

di Marco Delugan 15 gen 2009 ore 15:54

Nonostante la crisi finanziaria globale, il commercio mondiale sta crescendo ad un ritmo del 6% all’anno, grazie alla robusta affermazione dei Paesi che fino a qualche anno fa erano considerati in via di sviluppo e che ora giocano anche un ruolo trainante nel nuovo quadro internazionale.

Il mercato mondiale del lusso nonostante la crisi, non conosce cedimenti. La quota importante di questo mercato è rappresentata dall’alta moda e dall’abbigliamento che detiene il 32%, subito dopo arrivano i gioielli e orologi (20%), scarpe, occhiali, accessori in pelle e in seta (19%), alimentari di lusso (3%), accessori per la casa (3%).

Il lusso si conferma una sfera d’eccellenza del made in Italy nonostante il calo di consumi interni nel comparto lusso e moda, che ha registrato un calo nel fatturato del 6,5% nel tessile e del 3,6% nella pelle, mentre l’abbigliamento (+0,3%) è rimasto stabile. Nelle esportazioni invece ha registrato un incremento nei primi otto mesi dell’anno (+1,4%), registrando un periodo di cedimento negli ultimi mesi dell’anno dovuto alla crisi finanziaria che ha colpito i paesi emergenti dove l’Italia maggiormente esporta Cina, Russia, Giappone, India.

Il settore lusso moda è variegato e tocca il superlusso per una fascia di consumatori a reddito alto e prodotti per una fascia di consumatori a reddito medio-alto. I fatturati del lusso personale hanno riportato una crescita tra il 2% e il 3% (175 miliardi di euro) tra moda, profumi e cosmesi, e gioielleria. Gli accessori crescono di più dell’abbigliamento, crescita media per le calzature, nei gioielli crescono quelli di fascia altissima (Bulgari), rallenta la crescita dei profumi, mentre nella cosmesi ci sono buone prospettive per la “Skin Care”.

Anche il settore della calzatura superlusso è andato bene nell’export 2008; i maggiori distretti per fatturato sono stati: Calzature di San Mauro Pascoli, Dunque, Pollini e Sergio Rossi. Per quello che riguarda il settore degli intimi sono andati molto bene quest’anno Calzedonia e Pompea, anche nell’occhialeria ci sono state delle eccellenze, Luxottica, Safilo, Marcolin. In questo settore il valore aggiunto viene fatto in Italia mentre l’assemblaggio viene fatto all’estero per far abbassare il costo del lavoro. Il nuovo target dei prodotti made in Italy di alta qualità e lusso sono giovani imprenditori, attenti alla carriera come i liberi professionisti o gli imprenditori, e dovrebbero essere ricompensati dalle richieste che vedono protagonisti i nuovi ricchi dei Paesi emergenti. Le prospettive del 2009 vedono un incremento delle vendite al dettaglio sia in Cina e in Giappone mentre si prospetta una decelerazione dei consumi in Russia.

L’arma vincente per le grandi aziende nel settore moda lusso (Armani, Dolce&Gabbana, Ferragamo, Fendi, Gucci, Prada e Versace), sembra essere l’estensione del marchio, per esempio Armani per diversificare fa mobili, Dolce&Gabbana ha un ristorante, ma la leva per far salire il fatturato si è rivelato l’espansione delle rette di vendita al dettaglio. Un’altra strategia è stata quella di puntare di più sul comparto moda che sulla manifattura passando dai fili di seta e dal tessuto (definitivamente appaltato dai cinesi), alla stampa delle stoffe, alle cravatte.

Un altro settore del comparto moda è quello dell’oreficeria. Il periodo non è dei migliori a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Anche in questo settore è l’export a creare nicchie di mercato confermando l’Italia primo esportatore al mondo, le vendite sono aumentate dell’85% verso la Russia, del 55% verso l’Australia, del 44% verso gli Emirati Arabi Uniti.

Il lusso affordable luxury (lusso abbordabile) è una crescente fascia di mercato di tre dei principali comparti del made in Italy: abbigliamento, calzature, arredamento. La crisi finanziaria espone questo segmento di mercato al calo della domanda delle famiglie a reddito medio-alto nei paesi avanzati. La produzione italiana dei tre settori è in buona misura esportata: il fatturato conseguito all’estero arriva al 40% del totale nelle calzature (76,6% per le imprese maggiori) e al 30,3%, nell’abbigliamento (50,2%). Un altro fattore che incide in questo settore è stato l’aumento nel 2008 del costo delle materie prime (nel settore arredamento e calzature), mentre nel settore dell’abbigliamento, al contrario, si è gravato nel 2008 dal rientro delle materie prime sui livelli dell’anno precedente. In generale, le prospettive immediate dei costi delle materie prime sono di riduzione a causa della frenata globale.

Un’altra tendenza degli ultimi tempi è data dal lusso etico, un modello economico di sviluppo eco-compatibile dove alcuni produttori del tessile e dell’abbigliamento chiedono al mercato materie prime provenienti da zone dove non viene impiegato il lavoro minorile e dove non vengono utilizzati prodotti che creano problemi all’ambiente e allo sviluppo sostenibile.

Un altro importante mercato del lusso made in Italy è quello delle barche, (yacht, superyacht, barca casa di lusso) soprattutto quelle con prezzi d’acquisto superiori ai 15 milioni di euro. Un’azienda leader del settore è l’italiana Azimut Yachts. L’aumento del fatturato del 2008 è del 9% (10,3 miliardi), con punte di + 15% per yacht di fascia alta. Anche l’azienda italiana Fincantieri dopo diversi anni è tornata a realizzare commesse per privati. I nuovi super ricchi delle economie emergenti hanno fretta di recuperare il terreno rispetto a quelli dei Paesi occidentali e puntano ad acquisire beni che diano prova tangibile del loro status. Nel settore della cantieristica sono carenti le risorse finanziarie, le società dei cantieri sono spesso sotto capitalizzate e necessitano di nuovo ossigeno che potrebbe venire dal circuito bancario ma anche dai Fondi di Private Equity.

Nel settore auto di lusso la Ferrari continua a coprire egregiamente la sua quota di mercato. La crisi del settore auto incide anche su quello del lusso e molte aziende come la BMW e, Mercedes, DainlerChrysler sono in calo. Per fortuna il made in Italy di auto e motori di lusso costituiscono uno status symbol a cui i nuovi ricchi non vogliono rinunciare, anche a costo di rinunciare ad altro.

L’azienda motociclistica Ducati realizza all’estero il 76% del suo giro d’affari per lo più in USA. Sia la Ducati che la Ferrari puntano sugli store monomarca. L’eccellenza del lusso italiano è anche nel settore dell’hospitality di lusso e delle forniture per locali pubblici di grande prestigio è ormai assodata. Alberghi a cinque stelle, ville di charme e castelli, catene di alberghi di lusso, boutiques di griffe prestigiose, teatri, navi da crociera (Costa Crociere) ma anche uffici centrali di ambasciate, ministeri, grandi banche cercano spesso l’originalità del design e dell’arredamento italiano. Anche il settore high tech di lusso è molto importante sopratutto per quello che riguarda i televisori e i cellulari di alta qualità e dalle elevate prestazioni, dai materiali pregiati e dal design accattivante.

Tassi di crescita mercato lusso

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(Fonte Merril Lynch-2008)


Alberto Galvi
alby_grande@libero.it

 

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Commenti dal 1 al 1
(1)

alessandro di napoli venerdì, 16 gennaio 2009

si supera

dunque l'italia, a dispetto di molti altri, potrebbe superare alla grande la crisi, purtroppo non basta il lusso, ci vogliono cantieri di infrastrutture e tagli allo stato inutile.

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