Esportazioni made in Italy nel settore delle costruzioni
Fatturato verso l’estero aumentato del 170% in quattro anni. Bacino del Mediterraneo ed Europa dell’est come principali destinazioni. Per costruire ferrovie, impianti idroelettrici, strade e porti. Una torta per molte imprese, non solo grandi
di Marco Delugan 22 gen 2009 ore 15:23Nel settore delle costruzioni edili sempre più consistente e strutturata è la presenza delle imprese italiane che esportano all’estero. Secondo l’ultimo rapporto Ance (associazione nazionale costruttori edili), tra il 2003-2007 il fatturato delle esportazioni è aumentato del 170% per un ammontare di 500 milioni di euro, mentre il fatturato nazionale è calato del 21,2%. Le aziende italiane operano in 79 Paesi tra cui (Venezuela, Algeria, Etiopia, Qatar, Romania, Grecia, Nigeria, Libia, Kuwait, Filippine) e si occupano della costruzione di ferrovie (34%), impianti idroelettrici (21%), costruzioni di strade e porti (13% circa).
Nel processo di internazionalizzazione non sono coinvolte solo aziende di grandi dimensioni (Impregilo, Astaldi, Salini, Ghella, Rizzani, Trevi, Sochoterm, CMC, Bonatti, Todini, ecc. ), ma c’è un sistema organico che coinvolge anche le medie e piccole imprese. L’Italia punta principalmente a penetrare nei mercati del bacino del mediterraneo dove nel 2010 nascerà il mercato euro-mediterraneo di cui l’Italia sarà una protagonista, altri mercati saranno quelli dei Paesi dell’est Europa (Albania, Polonia, Bulgaria, Romania) e naturalmente diventerà sempre più appetibile il mercato degli Emirati Arabi Uniti e degli altri Paesi del Golfo.
Le imprese italiane già negli anni 1960-90 avevano una buona tradizione nell’export nel settore costruzioni edili dimostrando di essere in grado di operare in tutti i comparti del settore costruzioni. Dal 1990 fino al 2001 c’è stata una perdita di posizionamento dei mercati internazionali dovuto alle politiche protezionistiche dei Paesi Emergenti utilizzate per battere la concorrenza dei paesi Occidentali. In Italia inoltre nei primi anni novanta ci fu la crisi del sistema produttivo causato in parte da “Tangentopoli”, che fece perdere quote di mercato alle imprese italiane, facendo entrare nuovi competitor. Fu attraverso
Le maggiori istituzioni finanziarie internazionali (BEI, BERS, Banca Mondiale) preferirono però cambiare la loro politica di finanziamento verso i Paesi in via di Sviluppo e questo fece cambiare indirizzo agli organismi italiani preposti alla internazionalizzazione, puntando di più sul settore manifatturiero che su quello delle costruzioni edili. In Europa e negli USA il modello più seguito è stato quello della cooperazione bilaterale, il cui fondamento è dato dal rapporto fra il Paese donatore e quello beneficiario, attraverso la stipula di accordi e di firme di protocolli d’intesa fra gli attori coinvolti di entrambi i Paesi. La cooperazione multilaterale si attua attraverso la partecipazione di diversi organismi internazionali (Banca Mondiale, Banche regionali di sviluppo, ONU, OCSE, Unione Europea, ecc.).
Il 2002 è stato l’anno della svolta quando l’OCSE ha deciso nella cooperazione bilaterale di slegare il rapporto tra paese donatore e quello beneficiario creando una maggior concorrenza caratterizzata da più alti livelli di competitività. Infatti dal 2003 al 2007 il fatturato del settore delle costruzioni made in Italy è stato più che raddoppiato. Negli ultimi anni sia l’Ance che l’Oice (associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica) hanno chiesto l’istituzione di una “cabina di regia” dedicata a tutta la filiera delle costruzioni. L’Ance si sta già impegnando attraverso vari canali a collaborare con i vari ministeri, ambasciate, uffici ICE, le Camere di Commercio, e le regioni, Commissione Europea, Parlamento Europeo per definire strategie per favorire un sistema Italia nel settore costruzioni.
Ripartizione geografica lavori in corso (milioni euro)
Fonte: Ance 2008
Commesse estero per tipologia di opere
Fonte: Ance 2008
Alberto Galvi
alby_grande@libero.it
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