Gli investimenti italiani negli EAU (Emirati Arabi Uniti) continuano nonostante la crisi finanziaria del Credit Crunch legata ai mutui subprime, abbia toccato anche i Paesi del Golfo. Gli Emirati (Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ras al Khaimah, Ajman Fujairah, Umm al-Qaiwain) rappresentano un’opportunità di business non indifferente per le imprese italiane, la manodopera ha costi bassissimi e il Governo ha istituito 23 zone franche con un regime speciale di esenzioni fiscali. Dubai resta tra le aree più interessanti su cui puntare, per esempio la Costa Crocere, che è stato il primo operatore internazionale a organizzare viaggi per mare nel Golfo, vuole aumentare la sua flotta di due unità, la Todini ha firmato un appalto da 83 milioni di euro per la realizzazione di uno svincolo stradale a Dubai, la Ferrari darà il suo marchio per il nuovo parco tematico di Yas dove ci sarà una pista che ospiterà un Gran Premio di Formula 1. Al BIG5 a Dubai svoltosi lo scorso novembre (la più importante manifestazione fieristica internazionale nel settore dell’edilizia del Medio Oriente) erano rappresentati tutti i principali distretti produttivi italiani per la produzione e la lavorazione del marmo, il settore ceramico e dell’arredo bagno, la lavorazione del vetro, il settore delle macchine industriali e per l’edilizia. La Camera di Commercio Italo-Araba organizza una missione multisettoriale (13-16 dicembre) per le aziende italiane in collaborazione con le Camere di Commercio degli EAU di Dubai e Sharjah.
Gli EAU sembravano immuni dalla crisi dato il livello di crescita economica degli ultimi anni e all’utilizzo dei fondi sovrani, come l’Investment Corporation of Dubai, Emirates Investment Authority, Abu Dhabi Investment Authority, Mubadala Development Company e la RAK Investment Authority. La crisi è scoppiata, a Dubai, nel settore immobiliare. Nel Paese ci sono troppe piccole banche (52), si pensa infatti a un’ondata di fusioni bancarie e societarie per superare la crisi di liquidità, il governo inoltre emetterà obbligazioni statali (treasury bond) per finanziare progetti di sviluppo. Il controllo dei due più grandi istituti di mutui fondiari del suo emirato, la Tamweel e la Amlek Finance, passa sotto l’ala protettrice del Governo federale, assorbe la Tamweel e la Amlek e si fonda con la Emirates Industrial Bank anch’essa emanazione del potere centrale, per dare vita a una nuova entità, la Emirates Development Bank; si auspica anche una fusione tra la Emaar e la Nakheel. In realtà si pensa che queste fusioni siano dovute a un cambio di forze tra gli emirati di Dubai e Abu Dhabi a favore di quest’ultima. L’economia degli EAU continua ad essere fortemente dipendente dal petrolio e dal gas naturale, nonostante i recenti successi negli sforzi di diversificazione, conseguiti dagli emirati soprattutto quello di Dubai Abu Dhabi e Sharjah. E’ per questo motivo che gli EAU stanno diventando un polo di attrazione per gli investimenti stranieri tra cui il Made in Italy.
Le aziende italiane sono facilitate dagli investimenti che i Fondi Sovrani degli Emiri fanno in Italia, la Abu Dhabi Investment Authority nel 2007 ha acquistato il 2% di Mediaset, Mudabala ha acquistato il 35% di Piaggio Aero Industries e il 5% di Ferrari e la partecipazione in Poltrona Frau. Le imprese del nostro Paese investono in tutti i settori, dal 2002 al 2006 le commesse acquisite da imprese italiane sono state pari a 4 miliardi e 990 milioni di dollari USA, da luglio 2006 a gennaio 2008 sono state pari a 4 miliardi e 468 milioni di dollari USA. Molto sviluppato è il settore dell’impiantistica industriale, le aziende che investono negli EAU sono: Ansaldo Sistemi Industriali, Lavagest, Ansaloni, Aster, Thales Alenia Space (Joint Venture tra Finmeccanica e Thales) e Astrium (gruppo Eads) , Ianua Engineering, Gruppo Trevi, Todini Costruzioni Generali, il gruppo Danieli.