Alitalia: il punto di vista di un'ex matricola AZ
Fannulloni e privilegiati, tutti così in Alitalia! Un’idea che ha fatto il giro d’Italia tante volte. Tutto vero, o solo un luogo comune? Ecco una storia diversa, vista dall’interno. Una storia di lavoro durata 36 anni
di Marco Delugan 29 gen 2009 ore 16:06Sono un'ex matricola AZ (dal 1968 al 2004) che ha avuto l'onore ed il privilegio di lavorare per Alitalia come funzionario addetto all'istruzione del personale tecnico di volo e di terra.
Voglio in questo scritto condividere i sentimenti di orgoglio ed amarezza espressi da molti dipendenti della Compagnia, aggiungere qualche mia osservazione ed invitare altri colleghi a fare altrettanto allo scopo di sgombrare il campo dai luoghi comuni secondo cui noi "gente dell'aria" saremmo o saremmo stati fannulloni, privilegiati, non so cos'altro ed, ancora, allo scopo di riabilitare il personale che ha lavorato e lavora in Alitalia.
Provo a raccontare
E' stato un lavoro di studio, alla scrivania e sugli aeroplani, di lezioni e corsi presso scuole aeronautiche e aziende costruttrici all'estero, di manualistica da scrivere e di materiale didattico da preparare, un mestiere fatto di artigianalità e di sistemi didattici avanzati, di lezioni seguite e impartite, nei ruoli di docente e allievo, esaminatore ed esaminando, in un continuo aggiornamento acquisito e offerto come l'evoluzione tecnologica dell'aeronautica civile abitualmente richiede a chi vi opera.
La mia esperienza del "vissuto" nella Compagnia si colloca, come già detto, all'interno della funzione di Technical Training con la missione di formare, specializzare e aggiornare gli operatori preposti alle operazioni di lavorazione, manutenzione e controllo degli aeromobili: va detto che tutte queste attività sono sempre svolte con grande professionalità, competenza e senso di responsabilità dai nostri tecnici dislocati negli hangar, nelle officine e sui piazzali aeroportuali; ma va pure evidenziato che la valutazione dell'efficienza e dell'efficacia di una funzione produttiva aziendale richiede di rapportare i risultati conseguiti alle risorse poste in essere: e questa operazione è quella che in Alitalia può scoprire errori e diseconomie.
I motivi? Tanti e variegati. Fattori endogeni ed esogeni, concatenati e sovrapposti, manifesti e mascherati, talvolta riconducibili a errate scelte o strategie aziendali, talora classificabili come negligenze e inettitudini di dirigenti intermedi; detti fattori anche quando non assumono le sembianze di deliberati sprechi, sperperi o illeciti, prefigurano precise responsabilità. E queste responsabilità che, ovviamente, crescono dalla base al vertice sono sempre troppo distribuite, frantumate, polverizzate, … inesistenti, grazie al disegno dell'organigramma, ai costumi in voga ed a incrociate collusioni imprenditoriali, politiche, corporative e sindacali che guardano altrove piuttosto che agli interessi dell'impresa.
E così, per via di una terziarizzazione selvaggia, a causa di una meritocrazia di rado applicata, per effetto di una gestione dirigenziale distratta se non colposamente indifferente e in conseguenza delle varie ingerenze dei Palazzi, si determina un decadimento, uno sgretolamento lento e irreversibile di Alitalia Linee Aeree Italiane.
Dalla fine degli anni '60 ai primi anni '80
Lo scenario però cambia. Dalle prime crisi petrolifere del 1973 all'11 settembre del 2001, le cose si fanno più complicate con l'avvento della deregulation, della globalizzazione e delle compagnie low cost e le risposte manageriali, politiche e sindacali a queste nuove sfide sono imperfette o inadeguate. E Alitalia, che intanto si rivela malata di gigantismo, viene "curata" anche appaltando, e non soltanto semplici servizi generali ma finanche attività specialistiche e, comunque, senza salvaguardare né i risultati operativi né quelli economici.
In quest'ottica vanno guardati con sospetto: l'acquisto e il mantenimento del faraonico Centro Direzionale della Magliana a Roma, i mai interrotti trasferimenti e avvicendamenti di naviganti, tecnici ed amministrativi su Milano Malpensa, la costosa e mal gestita modifica degli allestimenti di riposo equipaggi sui nuovi B 777, le lavorazioni di interni degli aeromobili affidate a ditte esterne, le modalità di acquisto di economato, forniture d'ufficio, carburanti, servizi aeroportuali, alte consulenze, uniformi e tappezzerie di bordo e finanche le ricorrenti ristrutturazioni degli organigrammi, mirate non già a virtuose riorganizzazioni dei processi lavorativi quanto al solito giro di cariche, nomine, poltrone.
Gli anni '80 vedono l'Azienda, che già manifesta qualche difficoltà, protagonista di varie e alle volte fruttuose compartecipazioni societarie o alleanze tecnico-commerciali.
Tornando al mio piccolo vissuto personale debbo dire che comunque è stata un'esperienza di lavoro preziosa ed esaltante, sia sul piano umano che su quello tecnico-professionale. E così, dopo aver prodotto Corsi (aa/mm SE 210, DC 9, DC 8, B 747, DC 10, B
Le linee guida da me presentate e adottate si propongono di rinnovare o solo rafforzare procedure e metodologie tese alla riduzione dei costi ed alla ottimizzazione dei risultati.
A causa dello scenario organizzativo di contorno, i metodi da me presentati, ancorché condivisi dai livelli superiori, assumono un mero carattere di suggerimento e invito a regole di buona economia aziendale e, soltanto più di rado, possono essere imposti a colleghi e responsabili dell'intera Direzione per ottemperare a consolidate regole amministrative.
Il coordinamento di questa attività è appunto affidato, come funzione addizionale, alla persona del sottoscritto che, senza benefit economici aggiuntivi né supporti in termini di risorse umane, continua a mantenere l'incarico di docenza in numerosi corsi di istruzione in accordo con la preesistente mansione.
Nonostante le oggettive difficoltà connesse ad un'attività articolata, complessa e voluminosa, ad una normativa interna non pienamente fissata e ad un management disinteressato, detta gestione riesce di anno in anno a garantire risultati in linea, per qualità e quantità, con le esigenze aziendali e con la normativa aeronautica vigente e consente, anche se in misura ridotta e migliorabile, di arginare sprechi e minimizzare disfunzioni contribuendo a consolidare un'amministrazione più virtuosa di incarichi addestrativi commissionati a ditte esterne, missioni del personale e spese di logistica. La materia è importante e delicata ai fini della qualità, sicurezza ed economia del lavoro in quanto riguarda la formazione, l'addestramento e l'aggiornamento del personale tecnico preposto a complesse manutenzioni e/o ad incarichi d'ingegneria e controlli di terra e di volo degli aeromobili impiegati nell'operativo del trasporto aereo civile; e su questa materia, va ripetuto, Alitalia ha sempre operato bene.
E' negli anni '90 che si presentano i primi severi segnali di tracollo aggravati dalla questione Malpensa e dalle rigide imposizioni dell'Unione Europea. La società Alitalia è ormai sufficientemente dissestata per essere privatizzata e messa in vendita;
In aggiunta al punto di vista di chi scrive è giusto citare quello dell'ultimo amministratore della Bad Company, estratto dall'articolo “ALITALIA/ Fantozzi: ecco le ragioni del fallimento della compagnia di bandiera”, da ilsussidiario.net del 30 dicembre 2008.
L'Alitalia «è morta di grandeur […] nella mia relazione sulle cause dell'insolvenza dico chiaramente che l'azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e
A spiegare così le ragioni del fallimento di Alitalia è il commissario straordinario della Compagnia, Augusto Fantozzi in una intervista a tutto campo rilasciata al settimanale Espresso domani in edicola nella quale spiega come saranno pagati i creditori…
Fantozzi spiega anche cosa intende per grandeur. «Semplice. Alitalia pagava tutto il triplo». Così mandava «tre macchine per prendere l'equipaggio, perché se la prima buca e la seconda rompe il motore... era uno spreco». In questo contesto anche il carburante «certamente era pagato troppo».
Fantozzi affronta anche il nodo dei debiti della bad company.
«Gli attivi non basteranno a pagare tutti i passivi, spiega. In totale ci sono 3,2 miliardi di passività, e gli asset di Alitalia non sono tantissimi. Ad essere saldati per primi saranno coloro che «hanno continuato a rendere servizi durante il commissariamento».
Il commissario accenna anche al suo compenso, che dovrebbe arrivare alla fine della procedura di liquidazione della bad company che potrebbe richiedere anche sei-sette anni. «Spero che una parte arrivi prima, afferma. Io il lavoro lo sto facendo. Non sono né esoso né avido. Ma non sono fesso e non ho intenzione di lavorare gratis». Sarà di 15 milioni di euro? «Potrebbe essere quella cifra ma anche meno, afferma Fantozzi. È un calcolo in percentuale sulla massa dell'attivo, del passivo e del recuperato. Ma Palazzo Chigi non ha ancora emanato il decreto per stabilire la percentuale che mi spetta».
Quindi Fantozzi, tra l'altro, afferma: «ad essere saldati per primi saranno coloro che hanno continuato a rendere servizi durante il commissariamento». Non so a chi si riferisca esattamente. Io però osservo che per primi dovrebbero essere pagati coloro che hanno assicurato servizi, puntualmente e con efficienza, da sempre ed anche durante i periodi più critici; sono i lavoratori tutti di Alitalia che nonostante disfunzioni, crisi e avversità hanno sempre lavorato tanto, bene e lealmente: si tratta di persone che hanno visto sgretolarsi il valore di azioni non già acquisite per speculazioni di borsa ma che avevano ricevuto dall'azienda a titolo di gratificazione per il lavoro svolto e contratti fallimentari e temono oggi per il TFR o addirittura per il posto di lavoro.
Commissario Fantozzi, neanche i professionisti di Alitalia sono esosi o avidi e nemmeno loro volevano o vogliono essere considerati fessi per un trattamento economico inadeguato a fronte di prestazioni di tutto rispetto. E, a differenza del suo compenso, per loro non c'è neanche la speranza che Palazzo Chigi possa decretarne le dovute, giuste spettanze.
In chiusura, un plauso all'entusiasmo, alla lealtà ed alla competenza messi in campo dai tanti professionisti che hanno contribuito alla crescita di questa Azienda la quale fin dal
L'Alitalia è viva, viva l'Alitalia!
Virgilio Conti
virgilio.conti@alice.it







Re: tutela piccoli azionisti (e obbligazionisti)
E per i clienti che in questi ultimi anni hanno dovuto sopportare gli innumerevoli scioperi, nulla? Almeno un bliglietto gratis di omaggio...
> > Può essere una buona idea indenizzare le azioni vecchie e permettere ai vecchi piccoli azionisti di entrare nella nuova Alitalia,acquistando a prezzo di favore, volendo, con l'obbligo di non vendere le azioni per un determinato tempo
Per gli obbligazionisti niente? Forse un pagamento in BPT potrebbe essere il male minore.
Re: tutela piccoli azionisti (e obbligazionisti)
> Può essere una buona idea indenizzare le azioni vecchie e permettere ai vecchi piccoli azionisti di entrare nella nuova Alitalia,acquistando a prezzo di favore, volendo, con l'obbligo di non vendere le azioni per un determinato tempo
Per gli obbligazionisti niente? Forse un pagamento in BPT potrebbe essere il male minore.
Alitalia come la RAI : alle spese di pantalone
Credo che in media nessuno possa dire che Alitalia e Rai impieghino risorse umane incapaci o poco professionali: tutt'altro. Il problema è sempre stato ed è quello della loro gestione, in termini di numeri ed efficienza. La pessima gestione è il risultato delle nomine politiche ai vertici ed alla commistione di interessi sindacali e partitici che le condizionavano e condizionano. Il resto, quale appalti e forniture mal gestite, trova copertura dalla de-responsabilizzazione che consegue alle nomine politiche dei responsabili ed ai noti intrecci fra politica ed affari.
Il costo del tutto è stato, irresponsabilmente, posto a carico degli investitori, che hanno pagato due volte: come tax payers prima e come parco buoi ora.
tutela piccoli azionisti
Può essere una buona idea indenizzare le azioni vecchie e permettere ai vecchi piccoli azionisti di entrare nella nuova Alitalia,acquistando a prezzo di favore, volendo, con l'obbligo di non vendere le azioni per un determinato tempo
Possessori di titoli Alitalia
Dipendenti e investitori accomunati nella sventurata vicenda
Quali “azioni” intraprendere per un equo rimborso delle “azioni”? Un ricorso alle varie class action organizzate dalle varie associazioni dei consumatori? Un’istanza al Tribunale fallimentare? Oppure nessuna formale richiesta, in attesa di una riconversione in titoli della “nuova” Alitalia (se e quando entrerà in Borsa) ovvero di un tacito e presumibilmente misero indennizzo dopo l’annunciata data del 31 Maggio p.v.?
Insomma, un gran pasticcio quello degli azionisti dipendenti della Compagnia aerea di bandiera.
Ricordo, a beneficio dei lettori, che sia i cittadini risparmiatori, sia i dipendenti di Alitalia rischiano di vedere, rispettivamente, investimenti e compensi trasformarsi in carta straccia.
In particolare, i dipendenti e possessori di azioni dell’azienda si sentono oggi ingannati e imbrogliati nella molteplice veste di contribuenti, dipendenti e azionisti.
"Sul futuro di Alitalia c'è una certezza: gli azionisti, i piccoli risparmiatori saranno tutelati"; queste, più o meno testuali, le dichiarazioni di qualche mese fa di Silvio Berlusconi e di Giulio Tremonti; e queste affermazioni risultavano ancor più rassicuranti per coloro che i titoli non li avevano acquistati ma ricevuti dall’azienda a titolo di compenso per i sacrifici salariali e normativi.
Debbo aggiungere che a causa del vincolo sulla vendita dei titoli, del loro successivo accorpamento numerico, del susseguente deprezzamento, in altre parole dei diabolici meccanismi finanziari, per lo più sconosciuti ad investitori non abituali, i dipendenti-possessori di azioni Alitalia si sentono oggi traditi e truffati dai Governanti e dalla stessa Compagnia; quale delle due? Beh quella che risponde al nome di Alitalia, è ovvio.
Desidero sottolineare che questa tipologia di “investitore” deve essere distinta dalla figura dell’azionista tradizionale che, pur legittimamente e rispettabilmente, investe e specula in borsa.
E così, a seguito dell’uscita di Alitalia dalla Borsa e della revoca delle relative azioni, chiedo al Governo, al Ministro dell’Economia, al Commissario Fantozzi ed all’A.D. Sabelli: che fine ha fatto la tutela, più volte espressa e promessa, dei piccoli azionisti Alitalia, particolarmente dei dipendenti-azionisti i quali non divennero possessori dei titoli per scelta ma per imposizione?
Virgilio Conti
ex matricola AZ