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I cicli “secolari” dei mercati azionari

Durano tra sei e vent’anni. Nel novecento se ne sono visti sei, equamente divisi tra rialzo e ribasso. Importante sapere in quale ci si trova ad operare: le strategie dovranno essere diverse

di Marco Delugan 17 nov 2008 ore 10:15

Charles H. Dow, il fondatore del Wall Street Journal, e grande osservatore delle dinamiche dei mercati finanziari identificò nei suoi studi tre grandi scale temporali o tendenze cicliche dei mercati azionari.  Le prime sono rappresentate dalle cosiddette tendenze primarie che costituiscono ampi movimenti al rialzo o al ribasso che solitamente hanno una durata compresa tra i 4 e i 6 anni.

Fino a quando un determinato movimento si spinge verso livelli di prezzo superiori a quelli della precedente fase di correzione, allora il mercato in questione ha una tendenza che viene definita rialzista, o di mercato “toro”. Viceversa, quando ogni movimento spinge i prezzi a livelli sempre più bassi, e ogni manifestazione al rialzo non riesce a superare quella precedente di ribasso, allora la tendenza principale di quel mercato viene definita ribassista, o di mercato “orso”. Solitamente una tendenza al ribasso produce un calo dei prezzi degli asset azionari di almeno il 40%. Negli Stati Uniti nel secolo scorso si sono evidenziati almeno due grandi mercati al ribasso. Il primo, quello che va dal 1929 al 1938 e il secondo che va dal 1969 al 1974. Lo stesso secolo ha visto tre fenomeni di panic selling ossia quelli del 1916, 1929, 1987.

Le  tendenze secondarie definite “correzioni” intervengono durante le fasi principali dei mercati toro oppure orso. Tali fasi non vanno ad incidere sulla tendenza principale in atto. Normalmente, questi ultimi movimenti hanno una durata che varia da poche settimane ad alcuni mesi. Infine i movimenti minori sono le tendenze a breve termine che durano, solitamente, circa una settimana.

Nel presente articolo prenderemo in considerazione non tanto i movimenti definiti da Charles H. Dow ma quei trend che vengono chiamati secolari, ossia quei movimenti che hanno una durata molto lunga tra i 6 e i 20 anni. L’importante comunque, quando si studiano dei fenomeni e bisogna in qualche modo catalogarli in qualche forma, è non rimanere intrappolati nella pura semantica della loro definizione, come nel nostro caso di mercati primari, secondari o ciclici, ma piuttosto bisogna cercare di capire le ragioni reali della loro genesi e della evoluzione nel tempo.

Nell’ultimo secolo, sul mercato azionario americano si possono osservare i seguenti cicli secolari:

  1. mercato orso 1906 – 1921 durata 15 anni;
  2. mercato toro 1921 – 1929 durata 8 anni;
  3. mercato orso 1929- 1949 durata 20 anni;
  4. mercato toro 1949 -1966 durata 16 anni;
  5. mercato orso 1966 – 1982 durata 16 anni;
  6. mercato toro 1982 – 2000 durata 18 anni.
L'impatto dei due cicli – orso e toro - sui rendimenti di lungo termine di un investimento è molto grande. Per spiegare meglio quanto detto farò un semplice esempio. 

Commenti dal 1 al 1
(1)

idea3online giovedì, 20 novembre 2008

Alla ricerca di minimi secolari

La festa è finita, chi ha mangiato ha mangiato, chi ha rubato ha rubato......


Non è bello dire queste parole ma tutti noi dobbiamo capire che questa crisi è la più profonda degli ultimi 150 anni.

Se si rompe il supporto Crisi Russa, bolla New economy, tassi quasi a zero 2001-2002 , si rompe il freno a mano e si catapulta verso ????????????


E' brutto parlare così ma secondo me la crisi è veramente unica e rara, è una situazione grave, ma qualcosa faranno, se per 3 volte (arco temporale 1997-2002) con gli indici ai minimi hanno usato delle strategie, anche questa volta verrà usata, ma penso che il DJ vada ancora sotto, verso 6000, penso che questa volta non useranno qualche strategia per tenerlo sopra i 7000 punti. Aspetteranno sino a quota 5500-6000 se la loro strategia non funzionerà in quel caso andiamo a trovare dei minimi nel profondo blu

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