Crisi immobiliare: le opportunità dei Brick Shares®
Le opportunità sono insite nella crisi, e tanto maggiori le prime quanto più violente le seconde. E questo vale anche per la crisi immobiliare!
di Nicola Antonucci 31 lug 2008 ore 11:38"Il CAOS favorisce le menti preparate" - parafrasando L.Pasteur. La preparazione avviene però soltanto col 'know-how' degli strumenti finanziari più avanzati per 'cavalcare' le crisi immobiliari, dei mutui, e prossimamente dei Credit Default Swaps (CDS). Strumenti quali gli innovativi Brick Shares (R), per investire negli immobili... senza 'il mattone'!
Think for the best, but for the worst prepare – Fernando Pessoa
Il precedente articolo “L’Anti-Robin Hood e l’apocalissi immobiliare-industriale italiano: ci siamo..!” concludeva un ciclo di analisi del mercato finanziario e immobiliare iniziato 3 anni fa, alla luce dei principi della Finanza Scientifica.
Dopo esserci “preparati al peggio” – forti del monito di Fernando Pessoa, è ora di riprendere il sano esercizio del “pensare al meglio”, con quella forza d’animo che nasce solo dal nietzscheano “pessimismo della forza”, ossia la capacità di affrontare anche le situazioni pessime in virtù di una forza vitale ben conosciuta dagli antichi Greci dell’epoca delle tragedie.
Le opportunità sono insite in qualsiasi Crisi, e tanto maggiori le prime quanto più violente le seconde!
Attualmente la Crisi ‘esplode’ in Italia in svariate forme:
1) Immobiliare: questa la conosciamo a partire dal primo articolo dell’inizio 2006, “L’Anti-Robin Hood e la trappola immobiliare”, per arrivare all’attuale penosa situazione dei titoli immobiliari italiani che anticipano l’andamento dei prezzi immobiliari con crolli, dal marzo del 2007, dell’80-90% (Risanamento, Aedes, Pirelli RE) contro una perdita del 33 % dell’indice generale S&P MIB! Ancora più interessante è l’andamento dell’Indice Replat che registra un continuo e sostenuto aumento dell’offerta (ancora un + 11,5% in Luglio 2008) e un crollo della domanda (- 11,5% sempre in Luglio).
2) Industriale : il tessuto delle Piccole Medie Imprese (PMI) non regge più la carenza di liquidità del mercato, la diffidenza degli istituti finanziari (soprattutto tra loro stessi…!) e la carenza storica di investimenti in scienze e tecnologia che hanno invece lanciato sui mercati globali “ex-paesi in via di sviluppo” (tra poco tornerà a esserlo l’Italia se continua l’idiosincrasia verso le scienze, la matematica e tutto ciò che non rientri nelle “4A”, ossia Abbigliamento, Accessori moda, Arredamento, Alimenti!). Le PMI italiane, inoltre, hanno la grave colpa di non avere investito gli utili degli ‘anni grassi’ in Ricerca Scientifica (“what’s Scientifico”…?!!) e tanto meno in Formazione Professionale (preferiscono collaboratori molto flessibili e licenziabili…!). Li hanno investiti, ovviamente, nel mattone, sia perché per l’Italiano medio è “un affare sicuro”, sia per avere maggiori garanzie personali da offrire alle banche! Ecco la ‘duplice spirale creditizia’ nella quale le PMI ora si dibattono a fronte dei primi ribassi immobiliari!
3) Finanziaria: se il problema dei mutui era una semplice “cronaca di una morte annunciata”, e se quello dei derivati ha sorpreso il mondo della pubblica amministrazione italiana, quello in arrivo sarà la vera sorpresa del 2008-2009: la crisi dei Credit Default Swaps (CDS).







Opportunità
Crisi:
-immobiliare: in Italia riguarda essenzialmente i titoli azionari del settore, penalizzati in qualche caso del tutto ingiustamente (es. Buzzi e Italcementi). Il mercato reale è invece stagnante, con variazioni limitate, e sta riassorbendo lentamente gli eccessivi aumenti di prezzo degli anni scorsi. Come si può vedere dall'analisi storica, la volatilità dei prezzi immobiliari non è mai stata troppo elevata, e pur tra cicli e oscillazioni, l'andamento è ascendente e superiore all'inflazione. Il che depone a favore di questo tipo di investimento e fa ragionevolmente pensare che lo stesso riprenderà e continuerà anche nei prossimi anni.
-industriale: il problema sta in notevole misura nella globalizzazione e nella delocalizzazione. Non ci può essere libera concorrenza se le condizioni di vita, economiche e di lavoro sono estremamente diverse. A mio avviso, nulla potrà migliorare se in questa fase di transizione non si introdurranno seri dazi. Comunque, occorre tornare alla produzione di beni reali: alla meccanica, chimica, elettronica, edilizia, energia...
-finanziaria: è indispensabile regolamentare il mercato, abolire certe scommesse d'azzardo e le cifre folli dei derivati, nonchè gli strumenti truffaldini inventati dai MM, CW e anche alcuni fondi comuni che non brillano di trasparenza, fissare tetti agli emolumenti dei top manager e eliminare i bonus e le stock option (sono questi principalmente i miliardi che vengono sottratti alla collettività, e si evidenziano nei periodi di crisi).
Opportunità: finchè non si cambierà il modello mercatista americano, la cosa più saggia è tenersi strette le abitazioni di proprietà, nonchè accontentarsi della relativa sicurezza dei titoli di Stato (meglio a breve).
Lungo...? Dipende...
Certo Giuseppe, l'articolo è più lungo dei miei standrd, ma considera che una partre (quella "pallosa" sui CDS) è opzionale...
Per coerenza del discorso (e poter quindi seguire un 'filo' che porti a una conclusione) ho voluto lasciare questa opzione che - come dici tu - rende l'articlo lungo per chi è veramente interessato.
Insomma: il criterio c'è, il "giusto mezzo" è arduo, e il tuo commento è doppiamente approezzato perchè positivo e costruttivo.
Grazie!
Bell'articolo
Solo un po' troppo lungo. Con temi così complessi non sarebbe meglio affrontare un tema alla volta?
Grazie :-)
Refuso!
chiedo scusa per il refuso... il numero corretto è 65 trillion $ (65.000 miliardi di $)
656 trillion
656 trillion $ sono 656 mila miliardi di $.
credo che manchi un "6" nel testo.