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Liberismo vs Statalismo: un modo per nascondere il vero fallimento economico

Due estremi: l'anarco-capitalismo e la pianificazione socialista. Nel primo ci troviamo in un'economia dove lo Stato risulta totalmente assente; nel secondo lo Stato detta legge in ogni minimo spazio della vita sociale. Ma forse non è questo il punto

di La redazione di Soldionline 19 mar 2008 ore 13:13

Senza rendersene conto, la maggior parte delle persone è sia liberista che statalista. Mi spiego meglio facendo riferimento a me così non facciamo torto a nessuno.

Quando analizzo un problema economico-sociale che mi viene posto dinanzi a volte ragiono come liberista mentre altre volte ragiono da statalista. La stessa cosa mi capita quando discuto di etica. Secondo alcuni economisti la scelta degli agenti economici è dettata da valori etici relativi (Hayek) mentre altri ragionano, ispirandosi al giusnaturalismo lockiano, come assolutisti (Rothbard).

Io cerco di andare oltre. In alcuni casi ragiono come un relativista mentre altre volte ragiono come un assolutista.

Il libero mercato e lo Stato possono convivere. Ritengo stupido vedere una competizione tra Stato e mercato. Mi sembra più logico vedere il mercato come funzionale allo Stato e viceversa.

E' solo questione di deciderne il grado. Chi pensa che la spesa pubblica debba incidere al 40% sulla ricchezza nazionale vuol dire che ragiona sia da liberista che da statalista. La stessa cosa dicasi per chi propone altre percentuali.

Se pensassi che il mercato sia la panacea di tutti i mali sarei un pazzo. Stessa cosa dicasi se lo pensassi nei riguardi dello Stato.

Non esiste un modello ottimale che stabilisca le percentuali "giuste" tra spesa pubblica e privata.

Esiste una frase che ripeto spesso di quello che ritengo il più grande economista di tutti i tempi, Hayek, anche se ho avuto la "presunzione" di estenderla a tutta l'economia e non solo al settore monetario, secondo il quale è necessario che il mercato si occupi di ciò che lo Stato non saprebbe fare meglio. Capisco che queste parole pronunciate da un esponente della stessa corrente di Rothbard fanno venire i brividi.

Non a caso Rothbard, anarco-capitalista, nel suo testo "Scritti inediti versus Hayek, Mises, Strass, Polanyi" attacca fortemente questa posizione di Hayek.

Secondo Rothbard, Hayek nel suo capolavoro "La società libera" inizia bene ma poi introduce lo Stato un po' da tutte le parti. In un prossimo intervento entrerò nei dettagli della questione.

Ma come in ogni articolo che scrivo non può mancare una piccola provocazione che cerca di stimolare il dibattito in modo più avvincente e consapevole.

Se una persona è corretta, competente e responsabile sarà un ottimo politico così come sarà un ottimo imprenditore. Se una persona è scorretta e irresponsabile sarà un pessimo politico così come sarà un pessimo imprenditore.

Se questa persona è un imprenditore farà un danno, più o meno grande, alla collettività ma soprattutto a se stesso. Ma se questa persona è l'addetto alla definizione delle regole?

Dieci grandi imprenditori, scorretti, sottraggono parecchi denari alla società, distruggono l'ambiente, ecc. Dieci politici scorretti otterranno un risultato dieci volte peggiore.

Forse abbiamo discusso troppo di modelli economici senza soffermarci a pensare che la nostra società è il frutto dell'azione combinata di diverse persone.

Sembra quasi che la colpa dei disastri sia del liberismo o dello statalismo. Ma forse non è così. I disastri sono compiuti dall'uomo e non dai modelli economici.

Un esempio su tutti: Donato Menichella.

Si definiva liberista pur lavorando con lealtà per lo Stato. Il perfetto liberista-statalista.

Si dimezzava gli stipendi perché riteneva esagerata la cifra che gli veniva elargita. Rimandava indietro i regali troppo costosi. Era competente, responsabile e corretto.

Forse comprendiamo che non ha fallito il liberismo o lo statalismo. E i "santi" sono quasi finiti, messi a tacere o derisi, purtroppo.

Commenti dal 1 al 1
(1)

enricodesimone@fastwebnet.it giovedì, 26 novembre 2009

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