Debito pubblico: uno scherzo?
Il quadro d'analisi è fantascientifico. La finta destra e la finta sinistra litigano sull'aumento della tassazione dei titoli di Stato. I professori dell'asset allocation inventano strabilianti algoritmi per capire se tali strumenti finanziari rendano più dell'inflazione
di La redazione di Soldionline 14 apr 2008 ore 10:38
Personalmente ritengo che sia tempo sprecato, o meglio, ma spero di sbagliarmi, uno scherzo che prima o poi ci sveleranno dicendo: sorridete siete su scherzi a parte!
Perché? Semplice! Non esiste investimento, soprattutto se strutturato, dove si magnifica la bontà dei rendimenti di un portafoglio che inserisca al suo interno Titoli di Stato.
Proviamo ad analizzare la questione in modo semplice ma non semplicistico.
Il debito pubblico è un differimento d'imposta. In poche parole non ti tasso oggi per tassarti di più domani. Se emetto un Bot, l'anno successivo dovrei estinguerlo. Se emetto un Cct a sette anni, alla scadenza dovrò estinguerlo.
Promotori, assicuratori e consulenti coscienziosi vi consiglieranno un bell'investimento in fondi, polizze vita, dove all'interno troverete Bot, Cct, Btp, Ctz.
Ottimo investimento?
Si per chi crede in Babbo Natale! Ho la presunzione di dimostrare quanto sia insensata l'economia del debito e il risparmio basato su di essa.
I politicastri che si sono succeduti nel corso dei vari governi hanno sempre fatto ricorso al debito che da strumento per risolvere un problema transitorio si è trasformato in idiozia imperante.
Dimostrazione?
Lo Stato deve costruire un ospedale per un valore di 100. Pensa che i lavori saranno finiti entro sette anni. Poiché non può stampare cartamoneta, non vuole ricorrere alle impopolari imposte, pensa bene di emettere un titolo di debito per 100 pagando un interesse annuo di 3 euro.
Alla scadenza lo rinnova con un altro CCT da 100 e continuerà a pagare i 3 euro. E così via...
Risultato?
Quell'ospedale non ci è costato 100+21=121 (capitalizzazione semplice) ma, alla fine della fiera, 10, 100,1000 volte di più.
E chi li ha sborsati tutti questi soldi?
I cittadini, istituzioni (italiane o straniere) che pensando di fare ottimi investimenti continuano a ricevere interessi, accumulando altro debito, per pagare interessi pregressi dei pregressi dei pregressi fino ad arrivare all'ospedale. E' ovvio che se acquistati da istituzioni o cittadini stranieri è un buon investimento che si alimenta sulle disgrazie altrui. Ma poiché tutti i paesi hanno debiti pubblici il problema si risolve in una partita di giro. E quindi anche gli stranieri se la prendono nel peperone.
Forse riuscite a capire perché le infrastrutture in Italia sono soltanto nei programmi di governo!
Stiamo continuando a pagare quelle già esistenti.
Certo direte voi: ma i cittadini ricevono gli interessi!
Ma certo rispondo io. Però ho anche smesso di credere alle favole.
Gli interessi sui titoli di Stato dove li prende il nostro "padrone"? Dalle tasse? Aumentando il debito prolungando l'agonia?
Si! Anche dalle tasse. Pensate che ottimo investimento: io pago le tasse allo stato, il quale pagherà con quelle gli interessi dei miei titoli. Ma non contento prima di restituirmi i soldi si trattiene anche il 12,5%.
Inoltre al debito pubblico dichiarato è necessario sommare il debito in prodotti derivati che dimostrano come la spesa pubblica è spesso legata ad una scommessa. Di chi è la colpa? I politici intervistati hanno scaricato la colpa tutta sulle banche poco trasparenti. Della serie: non perdiamo mai l'occasione di fare la figura del.........
Come risolvere il problema?
Alla prossima vi farò arrabbiare tutti, destra e sinistra, con la mia unica proposta attuabile. Odio sbagliare. Ma questo è l'unico caso dove preferirei che qualcuno mi dicesse: hai sbagliato tutto!
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debito pubblico
Anni fa pareccchi, scrissi che lo Stato si puo' indebitare, dipende dal rapporto entrate debito da estinguere come per qualsiasi individuo che deve onorare la cambiale, eravamo lontani dal default argentino. Carli in TV la fece sua ed aggiunse che l'indebitamento e' un problema politico. Forse fu quando scossi Eugenio Scalfari che riuni' il comitato di redazione come mi fu riferito da un giornalista; allora sulla scia di La Malfa si parlava solo del deficit di esercizio e non dell' iceberg se si scioglie come scrisse lo stesso Carli