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Tfr: meglio l'uovo oggi che la gallina domani. Scienza dixit

Un pamphlet da perfetto Bastian Contrario del risparmio gestito la cui lezione è tutta sabauda: bugianen... Meglio tenersi il vecchio Tfr rispetto ai nuovi fondi pensione privati. E’ la tesi controcorrente di Beppe Scienza, matematico dell’Università di Torino...

di La redazione di Soldionline 22 giu 2007 ore 18:20

Un pamphlet da perfetto Bastian Contrario del risparmio gestito la cui lezione è tutta sabauda: bugianen... Meglio tenersi il vecchio Tfr rispetto ai nuovi fondi pensione privati. E' la tesi controcorrente di Beppe Scienza, matematico dell'Università di Torino, nel libro 'La pensione tradita'. Troppi i dati ingannevoli in giro e gli interessi in campo. Un'opinione che...

Di Salvatore Gaziano (s.gaziano@borsaexpert.it)


Cosa fare del Tfr? Mancano pochi giorni alla scadenza del fatidico 30 giugno e tutti i sondaggi e dati raccolti confermano che i lavoratori sembrano non essere attratti più di tanto dalla sirena della previdenza integrativa e in particolare dai fondi pensione.
Gli ultimi dati di un'indagine commissionata da Assogestioni-Eurisko mostrano lo scarso gradimento che ha raccolto questa riforma ma anche l'elevato numero di indecisi a pochi giorni dalla scadenza. Oltre il 30% dei lavoratori non ha, infatti, ancora deciso. E fra coloro che hanno già deciso (il 63% dell'universo considerato di 9,5 milioni di lavoratori) solo il 30% dei dipendenti dovrebbe optare per un fondo pensione chiuso di categoria o un fondo pensione aperto.
E a questo si aggiunge il fatto che il 9% dei dipendenti, nonostante gli allarmi lanciati sul dimagrimento dell'assegno pensionistico per i più giovani, non pensa affatto ad altre soluzioni integrative. I lavoratori giovani e vecchi sembrano, insomma, non essere attratti più di tanto dalla sirena della previdenza integrativa e in particolare dai fondi pensione e il 60% ritiene questa riforma (nonostante le lodi sperticate degli esperti della creazione di questo pilastro) peggiorativa rispetto all'assetto previdenziale precedente.
Un bel segnale di sfiducia verso il numero impressionante di soggetti che in questi mesi hanno sostenuto questa riforma con l'ordine di scuderia di aderire ai fondi pensione sulla base di una presunta convenienza assoluta per tutti i lavoratori.
Ora in zona Cesarini arriva in libreria un nuovo saggio sull'argomento del professore Beppe Scienza, matematico all'Università di Torino dove insegna "Metodi e modelli per la pianificazione economica". La sua tesi? Naturalmente controcorrente. Nel libro "La pensione tradita"(Fazi Editore, pag. 228, euro 9,90) spiega, infatti, che il TFR è un capolavoro di sicurezza, che tutela più di quanto sembri; i confronti favorevoli ai fondi pensione diffusi dai giornali e dagli economisti e persino dall'organo di controllo (COVIP) sono ingannevoli; i vantaggi fiscali della previdenza integrativa sono minimi o assurdi; si può salvare capra e cavoli: tenere il TFR e avere poi una rendita integrativa.
«La lezione di questo libro è straordinaria: state fermi, rimanete dove siete, ogni piccolo movimento può essere usato contro di voi» è l'opinione di Beppe Grillo su questo saggio. Insomma ora anche i bugianen (in dialetto piemontese coloro che non si muovono) del Tfr hanno il loro sacro testo. Firmato da un autentico Bastian Contrario.



Elogio del Bastian Contrario. E del vecchio Tfr...
D'altra parte proprio Torino, sede della cattedra di questo professore a due passi dal Museo Egizio e dal primo parlamento subalpino (quell'autentico gioiello che è Palazzo Carignano), è considerata la città di elezione di un Bastian Contrario fra i più celebri: nella battaglia dell'Assietta combattuta nella Valle di Susa (oggi famosa per la Tav) fu proprio il gesto del Conte di San Sebastiano a determinare la vittoria dei piemontesi e il ritiro dei francesi. Un nobile guerriero che fu il solo a disobbedire agli ordini ricevuti di ripiegare sulla seconda linea. E proprio il gesto del Conte e dei pochi fedeli granatieri da lui comandati determinò l'esito favorevole di tutta la battaglia contro l'esercito franco-ispanico. Una dimostrazione che talvolta fare l'opposto di quello che viene consigliato da tutti può essere la migliore soluzione e che non muoversi può rivelarsi una strategia vincente.
La tesi del libro di Beppe Scienza, un vero graffiante e documentato pamphlet, è proprio questa e il suo obiettivo, capitolo dopo capitolo, è smontare il 'pensiero unico' di promotori finanziari, politici, sindacalisti, banchieri, economisti (anche di quelli come Tito Boeri della Voce.info, colui che come Dio conosce il futuro, annota l'autore) ed esperti che dicono tutti all'unisono che il Tfr è 'out' mentre i fondi pensione sono 'in'.
E' così? Chi scrive ha già espresso alcuni pesanti dubbi sull'impostazione di questa normativa che sembra essere concepita con l'unico obiettivo di rendere più ricchi non i lavoratori ma coloro che ne maneggiano i quattrini (ovvero i soliti noti del risparmio gestito e assicurativo).
Ottima certo l'idea di invitare tutti i lavoratori dipendenti a pensare al loro futuro previdenziale visto che grazie alla mala gestione passata della cosa pubblica da parte di tutti i governi (di qualsiasi colore) gli assunti dal 1° gennaio 1996 quando andranno in pensione otterranno nella migliore delle ipotesi il 55-50% dell'ultimo stipendio contro il 70-75% dei lavoratori più anziani.
Un concetto che sicuramente molti clienti abbonati ai servizi di BorsaExpert.it hanno fatto già proprio, pensando di investire direttamente (con la nostra assistenza) sui mercati con l'obiettivo nel medio-lungo periodo di fare meglio del mercato.
Ma per favorire e rendere più conveniente da parte dei lavoratori e dei professionisti la costruzione di una rendita integrativa non c'era scritto da nessuna parte che lo Stato concedesse di fatto questo appalto ai vari Doris, Profumo e Passera.
'D'accordo tutelare il futuro pensionato da scelte spericolate impedendogli, per esempio, di giocarsi tutto il suo Tfr alla Borsa Merci di Chicago - osserva Scienza - Ma perché vietargli investimenti fra i più sicuri per un italiano come appunto i buoni postali indicizzati all'inflazione? Cosa avrebbe di meno previdenziale un deposito vincolato alle Poste con tali titoli rispetto a un Fip della Generali o della Reale Mutua? Ovviamente nulla... a meno che, la lingua italiana sia improvvisamente cambiata e dal 25-11-2006 'previdenziale' abbia assunto il nuovo significato di 'ciò che fa guadagnare gestori, assicuratori, rappresentanti di lavoratori e datori di lavoro'.
Obbligando in più col silenzio assenso milioni di lavoratori dipendenti ad abbandonare da ora in poi un sistema giudicato eccellente da Scienza come quello del Tfr per passare a quello del risparmio (mal) gestito. Banchieri e assicuratori che in questi anni non certo hanno brillato nel difendere e far crescere i risparmi degli italiani, anzi...Un'amnesia collettiva da parte di un numero impressionante di esperti che suona strana. E che Scienza rammenta puntigliosamente insieme a tante altre dimenticanze, omissioni, calcoli ingannevoli e dichiarazioni troppo perentorie da suonare sospette.
'Chi rinuncia al Tfr è infatti trattato peggio di chi compra un tappeto a un'asta televisiva - spiega Scienza - Benché tale scelta lo vincoli spesso per alcuni decenni, non gli è concessa alcuna clausola di ripensamento'
L'architrave su cui si fonda la campagna di manipolazione dell'opinione pubblica per dirottare il maggior numero di lavoratori verso la previdenza complementare si basa sul ragionamento seguente:
1) la situazione della previdenza pubblica è grigia: molti lavoratori, soprattutto giovani, avranno col nuovo sistema contributivo una pensione da fame;
2) l'Inps viene descritto come un carrozzone pronto a deragliare ('figurati se l'Inps riuscirà a darti indietro i tuoi soldi! Con tutti i buchi che hanno!), uno spauracchio usato in modo subdolo;
3) per integrare la propria pensione futura con una rendita aggiuntiva occorre trasferire il proprio Tfr futuro ai fondi pensione gestiti dagli esperti delle banche e delle assicurazioni, magari aggiungendo altri soldi;
4) conviene puntare soprattutto sulle azioni, perché sono ciò che 'rende di più'.

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