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Le sei regole d’oro per l’investimento obbligazionario

Ci sono alcune regole che andrebbero seguite quando si investe sull'obbligazionario, in qualsiasi momento questo avvenga. Dal diversificare al conoscere il proprio profilo di rischio/rendimento

di Redazione Soldionline 22 set 2017 ore 14:51

Il miglioramento del trend macroeconomico da circa un anno suggerisce una ripartenza della crescita del PIL nominale e, di conseguenza, dei rendimenti obbligazionari. Tuttavia, Chris Iggo, chief investment officer di AXA Investment Management per il reddito fisso globale, mette in guardia dalle attese di un rialzo massiccio di questi rendimenti. Meglio seguire alcune regole.

Ecco il report dell'esperto:

 

I rendimenti hanno deluso le aspettative di crescita, ma le obbligazioni restano una classe di attivi fondamentale per ogni investitore che voglia costruire un portafoglio remunerativo. Come illustrato nel grafico seguente, la direzione e il livello approssimativo dei rendimenti obbligazionari nel tempo sono legati ai tassi di crescita economica di lungo periodo, che spiegano bene perché oggi i rendimenti obbligazionari rimangano stabilmente bassi.

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Il miglioramento del trend macroeconomico da circa un anno suggerisce una ripartenza della crescita del PIL nominale e, di conseguenza, dei rendimenti obbligazionari. Tuttavia, Chris Iggo, chief investment officer di AXA Investment Management per il reddito fisso globale, mette in guardia dalle attese di un rialzo massiccio di questi rendimenti.

“Secondo il consensus i rendimenti obbligazionari sono ‘troppo’ bassi e dovrebbero tendere verso l’alto, ma di quanto e grazie a quali fattori? Certo, le considerazioni di breve periodo sulla crescita globale sincronizzata, il potenziale stimolo fiscale negli Stati Uniti, la stretta programmata dalla Fed e l’aumento dell’inflazione primaria convergono nel suggerire un rialzo dei rendimenti. Tuttavia, se il trend di lungo periodo non porta a maggiori tassi di crescita nominale, l’ampiezza dell’incremento dei rendimenti sarà probabilmente limitata.”

Gli investitori dovrebbero piuttosto pensare a ciò che i mercati obbligazionari possono offrire oggi, per prepararsi a ciò che verrà domani:

“In altre parole, come sempre, la protezione del capitale, una fonte di reddito, opportunità di rendimento totale e diversificazione al posto delle promesse di una crescita trainata dalle azioni. Le obbligazioni possono essere le migliori amiche dell’investitore”.

 

Ecco le sue sei regole d’oro per l’investimento obbligazionario:

1. Definire un livello di reddito realistico

La strategia giusta per un investitore alla ricerca di reddito dipenderà dalla sua tolleranza al rischio, che determinerà il reddito massimo realisticamente raggiungibile e l’orizzonte di tempo desiderato. Anzitutto, è necessario disporre di un piano in termini di strategia d’investimento. Si deve basare su un livello realistico di reddito che si intende ottenere e sul limite temporale entro il quale si ha bisogno del capitale investito. L’orizzonte temporale è importante per definire la duration dell’investimento: sei contento di tenere il capitale impegnato per dieci anni o lo vorrai indietro fra sei mesi? Questo inciderà sul livello di volatilità dei prezzi a breve termine che gli investitori considerano accettabile in relazione al loro fabbisogno corrente di reddito.

 

2. Diversificare le fonti di rendimento

Disporre di un flusso diversificato di reddito potrebbe significare essere esposti a ogni genere di strumento, dai titoli di Stato e le obbligazioni investment grade, passando per l’universo high yield fino ai mercati emergenti di tutto il mondo. Altre aree oggetto di attenzione da parte degli investitori alla ricerca di reddito sono il debito infrastrutturale e i fondi immobiliari.

La diversificazione deve realizzarsi anche a livello di classi e sottoclassi di attivi. Un portafoglio obbligazionario ben diversificato, per esempio, può contenere da 100 a 120 posizioni distinte con esposizione a segmenti del mercato che vantano il miglior profilo di rischio/rendimento. Attualmente, ne fanno parte il debito dei mercati emergenti, il mercato high yield e le obbligazioni corporate finanziarie.

“Abbiamo assistito a un’espansione economica piuttosto prolungata, quindi è ragionevole attendersi una qualche decelerazione nei prossimi cinque anni”, aggiunge Iggo. “Disporre di un portafoglio di obbligazioni ben diversificate potrebbe aiutare a limitare le perdite all’emergere di questo rischio.”

L’inflazione pone un altro rischio per gli investitori; le obbligazioni indicizzate rappresentano quindi una classe di attivi fondamentale per impedire che provochi l’erosione del reddito.

“È importante essere molto diversificati e non puntare tutto su poche idee; se qualcosa va storto con un investimento, non avrà un effetto troppo negativo sul portafoglio complessivo. Bisogna detenere un numero elevato di posizioni per diversificare ogni paniere.”

 

3. Prendere in considerazione la duration breve

Nell’universo del reddito fisso, un approccio di duration breve è potenzialmente in grado di ridurre la sensibilità all’aumento dei tassi d’interesse, ottimizzando al contempo i rendimenti corretti per il rischio e la liquidità rispetto al mercato dei titoli con tutte le scadenze. “Se la volatilità del portafoglio rappresenta un fattore rilevante, un approccio di duration breve è ideale in questa fase di mercato, a nostro parere”, commenta Iggo. I portafogli di obbligazioni a duration breve di AXA IM sono progettati per avere il 20% dei titoli in scadenza ogni anno. “Oltre a creare un profilo di liquidità ovviamente interessante, questo ci consente di reinvestire i proventi delle obbligazioni in scadenza nelle migliori opportunità del momento. Se i rendimenti aumentano, noi guadagniamo”, aggiunge Iggo.

 

4. Conoscere il proprio profilo di rischio/rendimento

Un rendimento superiore può essere allettante, ma bisogna essere certi di non assumere troppi rischi in rapporto alla remunerazione che si otterrebbe. Nei mercati obbligazionari ciò significa evitare di allungare la duration in un contesto di tassi d’interesse in rialzo.

“Aumentare gli investimenti negli attivi più rischiosi può sembrare appropriato sul momento, quando lo scenario macroeconomico è piuttosto positivo, ma potrebbe rivelarsi una scelta alquanto arrischiata se dovesse mutare la situazione”

sostiene Iggo. Per esempio, i rendimenti offerti dal debito high yield, mediamente pari al 3% in Europa e al 5,5% negli Stati Uniti, non basterebbero a compensare gli investitori qualora le insolvenze passassero dal loro livello attuale del 2% a uno più normale del 5%.

Per contro, le aree di mercato che presentano un buon profilo di rischio/rendimento, con emittenti dai rating elevati che offrono rendimenti interessanti, includono il debito dei mercati emergenti, le obbligazioni finanziarie subordinate e le corporate ibride. Puntare alla qualità di lungo periodo permette di assumere rischi corretti, contribuendo a limitare l’impatto di qualsiasi evento macroeconomico negativo. 


5. Evitare movimentazioni eccessive

È importante avere la flessibilità necessaria a sottoscrivere e liquidare gli investimenti per cogliere le migliori opportunità. Tuttavia, le compravendite costano e possono rapidamente erodere i guadagni. Ciò accade soprattutto nei mercati obbligazionari, visti i livelli relativamente contenuti dei rendimenti attuali.

“Lo spread denaro-lettera è mediamente pari al 30-40% del rendimento, quindi un eccesso di compravendite erode questo margine e ovviamente riduce il rendimento totale”, continua Iggo. “Anche la detenzione di portafogli con una duration strutturalmente breve, lasciando giungere a naturale scadenza le obbligazioni a breve scadenza, può migliorare i rendimenti perché si pagherà di fatto una sola volta lo spread denaro-lettera.”

 

6. Prestare attenzione al rischio valutario

Gli investimenti globali espongono al rischio valutario. Le obbligazioni high yield e i fondi dei mercati emergenti, per esempio, sono solitamente denominati in dollari USA, ma le obbligazioni sottostanti che detengono possono essere emesse in qualsiasi valuta. I gestori dei fondi possono scegliere di includere il rischio valutario nel rischio complessivo di portafoglio dal momento che i tassi di cambio fluttuano, oppure decidere di contenere questo rischio attraverso coperture valutarie.

“Le strategie senza copertura possono accrescere i rendimenti in caso di movimenti valutari favorevoli al portafoglio, ma fluttuazioni avverse possono facilmente azzerare i rendimenti delle obbligazioni sottostanti”, spiega Iggo.

Mantenendo il più possibile stabile il capitale investito si garantirà anche la stabilità del proprio flusso di reddito, quindi gli investitori che vogliono minimizzare questo rischio farebbero bene ad optare per fondi con copertura dell’esposizione valutaria.

 

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