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Previsioni di Borsa: indicatori di carta

Questo mese iniziamo con una immagine uscita sulla copertina di The Economist di Marzo, perche di solito i giornali e più in generale i media, tendono spesso ad arrivare a babbo morto

di LombardReport .com 17 mag 2017 ore 10:51

A cura di Virginio Frigieri

 

Questo mese iniziamo con una immagine uscita sulla copertina di The Economist di Marzo, perche di solito i giornali e più in generale i media, tendono spesso ad arrivare a babbo morto. Nel 2000 presentai un singolare indicatore di "carta" costruito con i titoli del Sole 24 Ore. In tempi più recenti l'ho riproposto su Traders. La copertina di The Economist del mese di Marzo riporta sette mongolfiere che volano alte nel cielo e su ciascuno dei sette palloni aerostatici una bandiera: Brasile, Cina, Giappone, Gran Bretagna, India, Stati Uniti e Unione Europea. Titolo: "On the up". L'articolo all'interno, annuncia la seguente buona notizia: oggi, dopo quasi dieci anni dalla più grave crisi finanziaria, dal periodo della grande depressione, un'ampia ripresa economica è finalmente in corso. In America, Asia, Europa e mercati emergenti; per la prima volta dopo una breve ripresa nel 2010, tutti i "cannoni", stanno sparando insieme. 
Tutto bene quindi, siamo a posto.

 

Come contr'altare ho ripescato la copertina dell'Economist di Ottobre 2008, quando la crisi dei mutui subprime era già partita e gli indici azionari, perdevano circa il 50%.
In copertina si notava la sagoma di uno sventurato investitore che guarda verso il basso dall'altro di una enorme scogliera. Titolo: "World on the edge".
L'articolo all'interno diceva: "c'è poco da vedere, tranne fallimenti bancari, salvataggi di emergenza, ed un elevato livello di ansia nei mercati del credito. Queste forze stanno portando il sistema finanziario più vicino al disastro“. Come sappiamo, i mercati azionari mondiali, dopo circa sei mesi trovarono un importante fondo; i mercati del credito cominciarono ad allentare; e l'economia mondiale poco dopo mise in scena una robusta ripresa.

 

Oggi, dopo un cinque-onde rialzista che ha visto per esempio il DAX guadagnare oltre il 250% , l'articolo in questione rischia seriamente di rivelarsi uno dei primi poderosi segnali di vendita, così come nel 2008 si rivelò un ottimo e precoce segnale di acquisto.

 

Previsioni di Borsa : Indici Azionari

Indice Eurostoxx50:
Come mostra il grafico sottostante, l'EuroStoxx50 dopo aver trovato un fondo importante a tra primavera ed estate dello scorso anno, ha poi inanellato un rialzo del 37% fino a raggiungere il recente massimo di 3666,8 della settimana scorsa che ho etichettato come onda 2 grado minor coincidente tra l'altro con un ritracciamento di Fibonacci.. Da quel punto ha iniziato una correzione che dovrebbe dare il LA all'onda 3, ma che ora è prematuro azzardare anche se sono convinto che la zona 3700/3850 si presta tanto agli shortisti che piazzeranno gli stop appena sopra al massimo di onda [2] quanto ai venditori di opzioni. Personalmente non aprirei posizioni short prima che l'indice scenda sotto 3550 punti, anzi meglio ancora sarebbe attendere la rottura di 3.400 perchè a quel punto avremmo chiuso l'ampio gap-up dello scorso 24 aprile. Ovviamente la verità la scopriremo solo vivendo, ma non ci sarà da attendere molto visto che un onda 2 non può mai ritracciare oltre l'origine di onda 1, il superamento di 3836,28 punti ci darà la conferma che il modello d'onda fin qua seguito era sbagliato.

 

indice-eurostoxx50

 

EuroStoxx600
E' in piena onda 3 e salvo sorprese un target finale ragionevole potrebbe essere tra i 440 e i 450 punti.

eurostoxx600

 

DAX
L'ultima volta che gli investitori hanno espresso alta fiducia nel mercato azionario tedesco è stato nel periodo tra novembre 2010 e luglio 2011, il periodo che precede il top di onda (1) nel riquadro in basso a destra del grafico sottostante. Subito dopo è arrivata puntuale l'onda (2) con una correzione al ribasso di quasi il 35%. Oggi il DAX sta portandosi ad un picco di più alto livello, ma quando termina l'onda (5) si concluderà una fase rialzista durata un decennio ed avrà inizio il più grande mercato orso di tutti i tempi. Se si considera che nella maggioranza dei casi le onde C tendono a terminare con la stessa lunghezza delle onde A non dovrebbe nemmeno mancare tanto tempo. Nel nostro caso trattandosi di un ABC di grado Primario in una abc di grado cycle che  dura da 17 anni non possiamo ragionare in punti assoluti ma in percentuale: così l'onda [A] dal minimo di onda a (parlo sempre del riquadro piccolo in basso a destra) ha messo a segno una performance del 272,42% e l'onda [C] a partire dal minimo di onda [B] avrà messo a punto la stessa performance quando il DAX raggiungerà i 13.365,7 punti.

 

dax_17

 

CAC40:
Anche l'indice francese è alle prese con un cinque onde rialzista che potrebbe puntare all'area dei 5600-5800 punti.

cac40

 

FTSE100
Anche l'indice inglese come il Dax ha una cera decisamente rialzista e ha tutta l'aria di andare a caccia di nuovi massimi. Se abbiamo posizionato bene l'onda 4 l'onda (5) dovrebbe fare lo stesso percorso di onda (1) e quindi superare di poco gli 8.000 punti.

ftse100

 

SPMIB40:
anche il nostro indice è alle prese con modelli cinque onde rialzisti, ma finchè non sarà schiodata la resistenza dei 25.000 punti (24558 per l'esattezza) non è possibile etichettare un modello rialzista. quindi il cinque onde in corso dobbiamo etichettarlo come formazione di on'onda [c] di 2  di un [3] ribassista come si vede nel secondo grafico su scala daily.

spmib40

 

spmib40-daily

 

Previsioni di Borsa: Obbligazioni Europee
Diamo uno sguardo ai prezzi del Bund che sembra entrare nel vivo di un trend ribassista come si deve.
Dopo un ritracciamento di 2/3 della nostra presunta onda (1), il Bund sembra aver completato l'onda (2)  e ripreso il declino che si troverebbe ora su una 3 di (3). Rotto il minimo di onda 1 il potenziale ribassista è enorme.

bund_2


Lettura delle elezioni francesi in chiave Socionomica

Un aspetto estremamente utile del principio dell'onda è che insegna agli investitori ad ignorare il perpetuo tumulto di rumore bianco che passa per l'analisi del mercato. Come Elliott Wave International ha a lungo dimostrato nel corso degli anni, gli eventi esterni non impattano sul mercato come la stecca che colpisce la palla da biliardo. Questa teoria domina la comunità finanziaria non perchè sia vera, quanto perchè è facile e comoda.
Alla domanda:

"Se le notizie sono irrilevanti per i mercati, come possono i media spiegare le reazioni quotidiane dei mercati alle notizie?"

Elliott Wave International rispondeva a maggio del lontano 2004 in questo modo:

"Ci sono molte novità ogni giorno. I commentatori però non scrivono le loro storie di 'causa ed effetto' prima che la sessione di borsa inizi, ma dopo che questa è finita."


A babbo morto se il mercato è salito si porrà l'accento sulle news "rialziste" se il mercato scende saranno le news "ribassiste" ad essere messe in evidenza per giustificare il comportamento tenuto dal mercato. Poche settimane fa i francesi sono andati al voto per scegliere i due candidati alla presidenza. Tutto si è svolto secondo le previsioni e non vi è stato nulla di particolarmente sorprendente. Come avevano ampiamente previsto i sondaggi: Macron ha vinto e Marine LePen ha preso il secondo posto e al ballottaggio del 7 maggio sappiamo comè andata.

 

Il Lunedì mattina successivo al primo turno è accaduto qualcosa di meno sorprendente: i mercati europei hanno radunato fortemente, continuando l'avanzamento che era in corso da mesi. Il CAC 40 ha portato i guadagni del giorno, oltre il 4%, seguito dall'Euro Stoxx 50 e dal DAX, che sono aumentati rispettivamente del 3,9% e del 3,4%. Il FTSE 100 trascinato dai mercati continentali ha guadagnato circa il 2%. Eppure, nonostante questo risultato elettorale molto atteso, e nonostante un mercato azionario che ha solo continuato la sua tendenza pluriennale, la stampa finanziaria non ha potuto fare a meno di  collegare i due eventi:

 

Markets leap on French Election Resulti (i Mercati saltano sul risultato delle elezioni francesi)
— WSJ, 24/04/17
Global Markets Soar as Macron Leads in French Election (I Mercati globali salgono come Macron conduce le Elezioni francesi)
—CNBC, 4/24/17
French Election Relief Send Europe Soaring (Il sollievo per le elezioni francesi fa impennare l'Europa)
—Reuters, 4/24/17



Ma se quel lunedì mattina i mercati fossero caduti, i giornali avrebbero avuto gioco facile nello spiegare razionalmente l'evento... possiamo immaginare un titolo del tipo:
"I mercati cadono sulla perdita di potere delle due parti dominanti negli ultimi 60 anni"

Infatti nessuno dei due schieramenti moderati di destra e di sinistra che si sono alternati negli ultimi sei decenni è riuscito a portare il suo candidato al ballottaggio.
I socialisti sono stati in Francia il partito di governo o la sua più grande opposizione dal 1969 ed hanno vinto la presidenza nel 1981, nel 1988 ed ancora nel 2012. Ma nelle votazioni al primo turno, 
il partito socialista ha portato a casa solo uno striminzito 6,4%... una sconfitta severa che potrebbe rendere disastrosa la festa dei cent'anni del partito.
In generale poi sappiamo che durante i mercati toro gli elettori tendono ad ignorare/perdonare qualsiasi trasgressione della politica, perchè i loro leader rappresentano comunque i simboli di un sentiment positivo. Durante i mercati Orso invece gli elettori tendono a criticare aspramente ogni passo falso e fornire giustificazioni per spazzare via intere classi dirigenti. I socialisti non sono il primo partito politico a completare un ciclo di andata e ritorno sul cambiamento di umore sociale e non sarà nemmeno l'ultimo.

Psicologia dei Mercati: Bolla o non Bolla?

E' il dubbio che inizia a serpeggiare tra gli analisti di borsa. I mercati azionari mondiali sono in una bolla?

Alcuni pesi massimi della finanza hanno cominciato a pesare. Il miliardario di hedge fund Paul Tudor Jones ha detto ai partecipanti ad una conferenza a porte chiuse di Goldman Sachs che la Federal Reserve degli Stati Uniti dovrebbe essere "terrorizzata" dalle attuali valutazioni delle azioni. Tudor Jones ha sospeso i consigli sull'apertura di posizioni short, ma, secondo le persone presenti all'incontro, lo ha  fatto confrontando  le quotazioni di borsa di oggi alla bolla Nasdaq dei primi anni '2000. (Bloomberg, 4/20/17)

 

In Europa, il parere del consenso sembra essere simile: Sì, le scorte possono essere in una bolla - ma non aspettatevi un pop in qualsiasi momento troppo presto. Ad esempio, il Direttore della Central and Eastern Europe  strategy non pensa che la recente correzione significhi che il rally è finito. "Abbiamo visto un forte pick-up dentro la crescita globale, con l'immagine che migliora sia nei mercati sviluppati che nei mercati emergenti ", ha affermato. (Portfolio, 4/20/17).

Il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha giustificato la crescita dei mercati azionari, con l'avvio della ripresa economica e la ritrovata fiducia degli investitori. Nel suo discorso per la relazione annuale della BCE, Draghi ha scritto che l'economia è ora "sulla base più solida della crisi." Anche lui ha discusso la decisione dello scorso anno di ridimensionare i finanziamenti di stimolo, affermando,

"Questo ha riflesso il nostro successo per le azioni precedenti [nel 2016]: la crescente fiducia nell' economia dell'area dell'euro e il rischio di deflazione vanno scomparendo ".

Tuttavia, i misuratori di sentiment quantitativi sono molto vari. Mentre l'Indice di Sentiment giornaliero del FTSE 100 commercianti di futures (trade-futures.com) mostra un Equilibrio tra tori ed orsi, i misuratori di sentiment a lungo termine riflettono una  persistente sovra confidenza degli investitori verso le azioni, che è una situazione tipica dei rally in tarda fase di avanzamento.
In Germania due indicatori di sentiment gestiti da Sentix, basati su un campione di 2500 individui e investitori istituzionali, che sono intervistati regolarmente fin dal 2009 il mese scorso sono saltati  ai loro massimi storici degli ultimi 5 anni rispettivamente a 56 e 62,5.

 


Il problema Bolla
Per essere sinceri, una bolla di borsa, è un fenomeno abbastanza raro, e non è scritto da nessuna parte che un mercato orso deve essere preceduto da una bolla.
Tuttavia, molti elementi critici della bolla passata osservati da Elliott Wave International  continuano a cadere in posizione. Per esempio,  l'Europa continua ad abbracciare investimenti passivi (Fondi comuni di investimento, ETF di indice), che è una strategia finanziaria testata da tempo che diventa popolare dopo molto tempo che il mercato cresce. Nel dicembre 2016, l'Elliott Wave Financial Forecast (EWFF) ha discusso la popolarità degli Investimenti passivi in relazione all'avanzamento del grado di Supercycle del Dow Jones Industrial.
La domanda storicamente senza precedenti di fondi passivi sugli Indici dimostra che alcune manie
caratteristiche restano in vigore. In sostanza, l'aumento perenne delle azioni produce un profondo senso di compiacenza e gli investitori rinunciano alla gestione professionale a favore di quello che la rivista di Forbes chiama "Imposta e dimentica". Il problema è, che la storia mostra che una volta che lo fanno, gli investitori lo dimenticano fino a quando non arriva un mercato orso che fa il suo lavoro.
EWFF ha osservato che i Mercati Orso "sfatano le idee per l'efficienza del mercato e la diversificazione che l'indicizzazione insegue".

In Europa, questo processo di screditamento diventerà chiaramente lungo e doloroso. Secondo
Bloomberg, la popolarità degli ETF in Europa è salita insieme ad altri investimenti così detti passivi perché sono di solito più economici rispetto ai tradizionali Fondi comuni di investimento". (Bloomberg 4/12/17).  Il mese scorso, il gruppo Vanguard ha rilevato che i fondi hanno raddoppiato i loro beni e la loro attività negli ultimi cinque anni, e Morningstar si aspetta che il settore raddoppierà ancora da qua al 2020. Nel frattempo, sono i gestori dei fondi stessi a scommettere che l'industria ETF continuerà a crescere. Infatti, più di due terzi dei fondi europei perdono effettivamente soldi per la gestione, perché sono semplicemente troppo piccoli. Con 260 milioni di dollari di immobilizzazione media, i Fondi europei sono meno di un quinto delle dimensioni medie di un fondo medio statunitense, ma i gestori stanno presentando perdite oggi a causa dei potenziali premi che incassano se attirano denaro di nuovi clienti. (Bloomberg, 4/12/17) È un'altra dimostrazione dell'ottimismo che diventerà una proposta perdente quando l'orso ritornerà sul mercato.


La soglia sempre crescente per i clienti del private banking è un altra indicazione che tradisce i livelli di ottimismo tipici del momento "bolla". Lo scorso mese London Based Standard Chartered ha più che raddoppiato la soglia minima di ingresso per i suoi clienti portandola da 2 milioni di dollari a 5 milioni di dollari. Lo scorso anno, una mossa analoga è toccata a JP Morgan che ha alzato l''asticella da 5 a 10 milioni di dollari dopo aver licenziato una trentina di gestori per puntare su un pool più piccolo di clienti più ricchi.  (FT, 4/4/17) Chiaramente, le banche di investimento ritengono di  poter essere esigenti per il corteggiamento della clientela ricca che continua a moltiplicarsi a fianco dell'impennata dei mercati azionari.  In base a questo il Bloomberg Index  (valore medio giornaliero dei primi 100 miliardari del mondo) è saltato di più di 100 milioni di dollari nei primi quattro mesi del 2017. Tuttavia, anche queste mosse dell'industria del private banking tradisce una sottile attenzione al taglio dei costi che un nuovo mercato orso farà crescere. "Concentrandosi sui clienti più ricchi", dice Bloomberg, "le banche possono ridurre i costi di
due-diligence su ogni cliente. Lo spostamento di focus probabilmente porterà a licenziamenti di alcuni banchieri che hanno indicato i meno ricchi ".


StanChart, ad esempio, ha spostato la sua attenzione su una clientela ultra elevata i cosìdetti "ultra high net worth" che sono coloro che hanno possibilità di investire somme da 30 milioni di $ , dopo aver riportato un deflusso di 2 miliardi di dollari nelle attività di private banking nel 2016. A proposito, mentre la ricchezza dei miliardari del mondo cresce come i funghi, i salariati di tutti i giorni non raccolgono lo stesso vantaggio. Secondo l'Ufficio del Regno Unito di Statistiche Nazionali, i guadagni reali settimanali nel Regno Unito (vale a dire, i guadagni adeguati per l'inflazione) sono cresciuti solo dello 0,2% nel mese di marzo, il tasso più lento dal 2014. Se poi si analizza, la crescita salariale britannica anno su anno degli ultimi dieci anni si vede che tolta la pesante contrazione (-8%) durante la crisi finanziaria del 2008, i salari hanno più o meno stagnato tra il 2010 e il 2014 per poi tornare ad una crescita modesta nel 2015 e 2016.

 

Un altro settore che mostra segnali eloquenti è quello del lusso. Ad agosto 2016, parlammo della caduta dei prezzi i Ralph Lauren e Prada; la prima massacrata dagli investitori sui timori di una crisi di lungo termine, Prada che dopo il massimo storico del 2013 (due anni dopo il suo collocamento aveva già perso il 70%. Il mese scorso, Prada ha annunciato il suo utile più basso dal 2011 e Ralph Lauren, ha subito nove trimestri di vendite in declino.
A questo punto diciamo che quando il mercato orso partirà la strada sarà piena di trappole e la debolezza che già ora si vede nei magazzini di fascia alta sembra gocciolare in discesa. CNN Money ha titolato su un rapporto di ricerca compilato da Credit Suisse: "i negozi stanno chiudendo ad un ritmo epico".  Nel solo primo trimestre de 2017", dice la relazione, "le chiusure dei negozi hanno già superato quella del 2008 ". Le barre blu presenti nel prossimo grafico che trovate sotto   mostrano che, ai ritmi attuali, le chiusure al dettaglio supereranno gli 8.640 negozi entro la fine dell'anno, ben oltre i 6.163 negozi che si sono chiuse nel 2008. Questo è stato l'anno peggiore per le chiusure al dettaglio registrate e il ritmo costante di chiusure di oggi affermano con forza che la ricostruzione economica è su terreno particolarmente debole e fragile.

retail-store

 

Altre Bombette in arrivo sul mercato del Credito...

Sul Global Market Perspective di Maggio Elliott Wave International mostra questo grafico di Bloomberg:

debt-mans-curve


Il grafico mostra la curva dei rendimenti obbligazionari dei Bond decennali di ciascun paese. Oltre il 12,5% annuo è definita la zona di crisi in cui per ora si trova solo l'Argentina, mentre tra il 7,5% e il 12,5% viene individuata la così detta zona dei guai (Trouble Zone).  Fra questi cerchiamo di fare un focus su Sud Africa, Russia e Turchia.

 

Sud Africa
Il problema del debito del Sudafrica risale almeno al 2007, quando lo spread tra il decennale del paese e l'equivalente titolo di debito tedesco ammontava a 326 Punti base (vedi grafico). Verso la fine del 2010, gli spread erano più che raddoppiati e da allora si sono triplicati fino al massimo di 959 punti toccato nel dicembre 2015. Il mese successivo, a Gennaio 2016,  la moneta del Sudafrica,

(il Rand), si è schiantata del 9% contro il dollaro. Se è vero che crolli analoghi si sono gia verificati in passato su altre divise, è fuori di dubbio che il "fattore paura"  in questi casi gioca ruoli decisivi e è certo che in futuro aumenterà a livelli che risalgono ai periodi più turbolenti della storia monetaria. Se il tumulto non ha ancora fatto il botto o se preferite la storia, è chiaro che si sta avvicinando ad ampie falcate, tanto che il mese scorso le agenzie di rating del credito hanno iniziato a percepire un forte odore di guai.  Il 3 aprile, S&P ha ridotto il rating globale del Sudafrica da BBB- a BB+, declassando le obbligazioni del paese al livello di "Titoli Spazzatura". A ruota il 7 Aprile si è mosso Fitch con una mossa che potrebbe vedere presto il Sud Africa tagliato fuori da alcuni indici obbligazionari ampiamente utilizzati. (CNBC, 4/7/17). Come i tassi di interesse ripartiranno al rialzo queste agenzie inizieranno a suonare gli allarmi sui mutuatari più deboli. Ma non bisogna fare l'errore di aspettarli, perchè una volta che il credit crunch prende il via, il contagio tornerà e le tessere del domino cadranno, molto probabilmente, con ancora più rapidità rispetto al 2008.

 

Russia
Anche la Russia si trova da parecchi mesi nella "zona guai". A Giugno 2015 Halan Hall di Elliott Wave International commentando il down-trend di 8 anni sull'indice russo RTSI indicò anche che il trend di umore negativo regolava le ondate di concordia e discordia nella regione. Oltre alla crisi con l'Ucraina poi, Hall documentò una mezza dozzina di eventi significativi dal punto di vista socionomico che includevano la rinnovata debolezza economica, le punte di emigrazione russa, le battute d'arresto nel programma spaziale del paese e un chiaro aumento di attacchi razziali da parte dei tifosi di calcio. "Il ritorno di un mood negativo di tendenza in Occidente, sarebbe il segnale di un elevato rischio di conflitto" conclude Hall. (Social Mood and Russia Continue a Dangerous Trend, The Socionomist, June 2015.) La mera possibilità di conflitto, si è sviluppata in una vera e propria probabilità politica la sera del 6 aprile, quando Donald Trump ha lanciato un attacco su obiettivi strategici in Siria. Come sostenitore del presidente Siriano Bashar al-Assad, la Russia ha immediatamente denunciato l'attacco e inviato una delle sue navi da guerra nel Mediterraneo. Il 7 Aprile, un portavoce per il presidente russo Vladimir Putin ha etichettato l'azione degli Stati Uniti come  “un pretesto preparato per un' aggressione nei confronti di una nazione sovrana.” (Reuters, 4/7/2017). Il mercato azionario russo è sceso di più del 5% nei due giorni successivi, mentre l'azione militare che ha coinciso con un calo del rublo russo vicino al 2%.  Chi studia le correlazioni dice che i prezzi del petrolio tendono a correlare positivamente col mercato azionario russo, ma se questo è vero in molti casi, in quei due giorni mentre l'indice scendeva a rotto di collo e il prezzo del petrolio saliva. La storia mostra che in tutti i mercati le correlazioni sono fugaci, ma val comunque la pena di darvi un occhiata.


Nei mercati del credito, lo spread tra i bond russi e quelli tedeschi a 10 anni si sono gradualmente
ampliati dal 2007, come mostra il grafico sottostante pubblicato da Elliott Wave international.

another-widening-trend-dead-ahead

Gli ultimi due principali picchi nello spread si sono verificati nel 2009, quando la Russia è rimasta colpita dalla crisi finanziaria, e nel 2014 quando i militari russi  sono avanzati in Ucraina. In seguito lo spread si è ridotto a circa 775 punti base toccando un supporto decennale che sale dai minimi del 2007 e del 2012. La sensazione è che un terzo poderoso spike sia dietro l'angolo.

 

Turchia
Il 16 aprile, votando 18 emendamenti costituzionali, si è in pratica sostituito il sistema parlamentare della Turchia. La presidenza esecutiva che manterrà il Presidente Erdogan al potere fino al 2029. Nel frattempo, i rendimenti obbligazionari sovrani del paese si sono diretti a nord del 10%, raffigurando un paese a rischio di una nuova crisi del credito. Politicamente, Erdogan sostiene fortemente la rimozione del regime di Assad in Siria, allineandosi all'America e all'Australia. Garantendo virtualmente la partecipazione del suo paese al conflitto che dura per anni. Da maggio 2013 a dicembre 2016 lo spread tra il Decennale turco e quello tedesco è salito da 465 basis points a 1091 basis points. Quindi, anche qui  gli investitori di credito sembrano muoversi in anticipo sul problema politico che sta rapidamente raggiungendo livelli preoccupanti. E' probabile che questi spread cresceranno ancora nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Tutti danno ormai per morta la deflazione ma anche qua dovremmo fare una serie di considerazioni che per questioni di lunghezza e di tempo rinviamo alla prossima volta.
alla prossima

 

Per altre raccomandazioni di borsa: LombardReport.com

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