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Nei prossimi 5 anni? Una crescita globale stabile

Se si analizzano i trend che dovrebbero guidare l’economia globale nei prossimi anni lo scenario più probabile per il prossimo futuro è quello di una crescita globale stabile

di Redazione Soldionline 21 nov 2017 ore 10:50

Il prossimo quinquennio potrebbe continuare ad evidenziare un proseguimento della crescita globale, con modesti livelli di inflazione. Questa è la visione di BMO Global Asset Management, che ha diffuso nelle scorse ore il suo consueto “5 Year Outlook” che esamina i trend che caratterizzeranno l’economia globale nei prossimi cinque anni, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022.

Per l'asset manager lo scenario più probabile, a cui è stato assegnato una probabilità del 60%, mostra proprio una crescita stabile a livello globale, con livelli di inflazione modesti. Con probailità minori (al 30%) lo scenario meno ottimistico che contempla degli errori di politica monetaria mentre lo scenario meno probabile (stimato al 10%) è quello più ottimistico, con le banche centrali che stimolano le economie al pieno impiego, in maniera graduale, senza spingere al rialzo l’inflazione.

Di seguito l'analisti di BMO Global Asset Management, con la descrizione dei 3 scenari attesi:

 

Scenario 1: “Avanti tutta”

analisi-tecnica_10Lo scenario base prevede uno stabile prosieguo della crescita globale con modesti livelli di inflazione. Il graduale rientro della politica monetaria accomodante con un rialzo dei tassi d’interesse ed una riduzione del quantitative easing verrà attenuata da una modesta inflazione e dalla flessibilità dei mercati, ridimensionando i venti contrari in una leggera brezza.

Ma è importante che l’Europa sorpassi gli USA alla guida della crescita globale. L’economia mondiale è in forma e mostra buoni margini di profitto, creando le giuste condizioni per cui le attività maggiormente rischiose hanno maggior possibilità di registrare buoni risultati. La graduale stretta delle banche centrali rappresenta un vento contrario, anche se minore, che ridurrà le possibilità di rendimenti a livello generale. Le obbligazioni governative potrebbero sottoperformare e, con un allargamento degli spread, le obbligazioni societarie potrebbero fare anche peggio.

 

Scenario 2: “Effetti a sorpresa della politica monetaria”

Le possibilità di uno scenario meno ottimista sono aumentate a causa delle maggiori preoccupazioni verso gli errori politici. Il secondo scenario (probabilità del 30%) suggerisce che la recessione globale possa essere una minaccia per due ragioni: la prima che la politica monetaria applicata in passato potrebbe avere stimolato eccessivamente i mercati, e questo potrebbe alimentare l’inflazione, che andrebbe a coincidere con il tapering è quindi accentuarne l’impatto. Questo potrebbe portare inizialmente in recessione gli USA, ed a seguire anche il resto del mondo.

Dall’altro lato, le banche centrali potrebbero assumere un atteggiamento più aggressivo. La tempistica della stretta potrebbe essere troppo veloce portando ad un rallentamento dell’economia, ad una compressione degli utili societari e ad una recessione globale.

Questo scenario condurrebbe ad una significativa correzione dei mercati azionari e ad un apprezzamento delle obbligazioni. Potremmo assistere in un primo momento ad una svendita delle obbligazioni governative a causa di un aumento dell’inflazione e dei tassi, prima di una forte ripresa generata da un indebolimento delle quotazioni azionarie che porterebbe all’inizio della recessione.

 

Scenario 3: “Il miracolo delle banche centrali”

Il documento assegna una probabilità del 10%, invece, allo scenario più ottimistico, uno in cui le banche centrali riescono a portare le economie al pieno impiego, in maniera graduale, senza spingere al rialzo l’inflazione. Questo scenario suggerisce inoltre una normalizzazione dei bilanci e dei tassi delle banche centrali, condizione che garantirebbe un migliore comportamento sia dei mercati che degli investitori. In questo scenario da “Mondo Perfetto” le attività più rischiose potranno dare buoni risultati, l’obbligazionario sarebbe soggetto ad una lieve pressione e la volatilità rimarrebbe bassa.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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