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Npl-Bitcoin: una convivenza possibile?

I temi caldi sui tavoli dei Regulatros bancari sono due: NPL e cryptocurrencies (bitcoin in primis). Il primo è un problema da governare ed eliminare, il secondo una realtà dirompente da gestire e sfruttare

di Guido Gennaccari 26 set 2017 ore 14:12

A cura di TradingRoomRoma

 

I temi caldi sui tavoli dei Regulatros bancari sono due: NPL e cryptocurrencies (Bitcoin in primis). Il primo è un problema da governare ed eliminare, il secondo una realtà dirompente da gestire e sfruttare. Mondi separati o realtà che possono interagire? Per mettere a fuoco la situazione è bene partire da due dati di fatto:

  1. Gli NPL, secondo studi e stime di Banca D’Italia, nel nostro paese hanno un tasso di recupero medio del 23% del valore facciale se ceduti sul mercato e del 43,2% se si seguisse la lunga e onerosa via legale standard,
  2. Dietro una moneta c’è una Banca Centrale garante che implica fiducia quindi utilizzo e diffusione della moneta stessa per gli scambi; è possibile che la Bce diffonda un BceCoin senza sottostanti macroeconomici? Potrebbe essere utile un ragionamento simile per sgonfiare la bolla di liquidità globale che pone il dilemma fondamentale ai banchieri: quali tempi e volumi per il tapering, legato all’evoluzione dell’economia reale quindi a inflazione, consumi e disoccupazione (Fed)? Recentemente ci sono state aperture della Bis alla tecnologia blockchain ma, solo relativamente al settlement dei titoli sembrano essere d’accordo le varie Banche Centrali, sull’utilizzo di criptomoneta c’è ancora tanto scetticismo


bitcoin2Fanta politica monetaria: costituzione di varie bad bank che possano comprare (tramite swap) con BceCoin gli NPL al valore facciale 100% dalle singole banche (al netto però del costo tecnologico per “minare”); tagliare la base monetaria in euro, facendo una specie di tapering, del valore degli NPL e diffondendo una valuta parallela all’euro ma non legata alle sorti macro degli Stati europei, valuta che potrebbero “minare” anche altri stati no-euro, se autorizzati e secondo vincoli e programmi ben precisi (esempio: paesi area mediterranea o paesi leader nell’estrazione del petrolio).

 

C’è il problema dell’azzardo morale delle banche inadempienti che verrebbero aiutate ma, in cambio, c’è una moral suasion verso le stesse banche nella diffusione della nuova criptovaluta che dovrebbe decollare nelle negoziazioni e sarebbe una via di mezzo tra classica moneta garantita da Banche Centrali e P2P (DLT - distributed ledger technology, ossia la tecnologia dei registri distribuiti) però solo tra Stati diversi. Diavolo e acqua Santa possono convivere... forse!

 

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