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Non mancano gli spunti internazionali di riflessione

Piazza Affari ha resistito ai cali Usa della scorsa settimana e ieri Wall Street si è ripresa con decisione. Per ora, tuttavia, i future del Cme sono negativi.

di Mario Elia 18 apr 2017 ore 10:18

Iniziamo dal Bel Paese e dall’andamento di Piazza Affari, con il grafico messo a disposizione dal nostro sito. Come possiamo osservare, l’indice ha retto relativamente bene alle molteplici tensioni politiche e finanziarie, pur se le medie mobili indicano una minima tendenza all’investimento ribassista.

La passione dei commentatori è di ricercarne le cause e, ricordando che Milano è un’ancella di Wall Stret (generalmente in peggio), ci chiediamo a nostra volta quale sia il ciclo o il mini-ciclo cui stiamo assistendo. A parte le specifiche problematiche italiane su banche (ma quando si risolveranno?) e Alitalia, l’operosità e l’ingegnosità di molte aziende riesce a progredire malgrado tutti gli inciampi possibili (soprattutto le società lombarde).

grafico-ftse-mib-14-apr-2017

E dunque, Usa: il dollaro si è indebolito rispetto all’euro, ma potrebbe trattarsi di un fenomeno transitorio; tuttavia nel mese scorso le vendite al dettaglio sono calate, soprattutto nel settore automobilistico (leggiamo delle difficoltà di Fca a vendere i prodotti Chrysler); fortissime tensioni in Siria, con Putin che pone il veto all’Onu, la superbomba di Trump in Afghanistan e, per finire, la Corea del Nord, in prossimità dei cui mari è arrivata una portaerei degli States, per contrastare o intimidire i lanci dei missili da parte di Kim Jong-un (che peraltro finiscono quasi sempre in clamorosi fiaschi): l’alta tecnologia richiede capitali ingenti e la popolazione del Nord Corea potrebbe non farcela più a finanziare gli sviluppi (se la Cina, la cui posizione è ambigua, non fornisce sostegni di qualche genere): basti pensare che il Formula 1, per guadagnare un centesimo di secondo occorre un milione di dollari.

Torniamo ai numeri, che fanno sempre la differenza fra l’immaginario e il reale.

 

DONCHIAN AVEVA SEGNALATO UN TEMPORANEO RIBASSO!

E infatti:

medie-mobili-sp500-17-apr-2017

La nostra attenzione è sempre concentrata sull’S&P500 e sulle medie mobili suggerite da Richard Donchian. Chi lo avesse ascoltato, avrebbe comprato l’indice già venerdì 8 aprile, ed ora si troverebbe con un profitto, un po’ risicato, ma sempre un profitto. Il rialzo di ieri ha messo in discussione queste illusioni?

Forse è il caso di ringraziare il Good Friday di venerdì scorso, con Wall Strett dai battenti chiusi, perché nessuno può immaginare ciò che sarebbe potuto accadere agli investitori, in preda al disincanto.

 

LA PAROLA AGLI SPECIALIST

Gli amici e specialisti Andrea Curti (Private Banker) e Fabio Donalisio (Market Analyst), ci propongono un  interessantissimo argomento, che desideriamo presentarvi: il settore aerospaziale e lo stato attuale delle compagnie aeree.

Nel primo trimestre del 2017 Lufthansa, Iag e Air France sono riuscite a mettere insieme una performance decisamente superiore a quella delle rivali Ryanair o EasyJet prendendosi così una rivincita che ha visto protagoniste le Major sulle low-Cost. Queste ultime sono premiate dalla domanda di voli a lungo raggio, mentre le low-cost soffrono la concorrenza.

Dopo anni di mazzate borsistiche, le compagnie aeree europee come Lufthansa o Iag stanno volando in Borsa, distaccando i competitor a basso costo.

Guadagni che arrivano a quasi il 20% nel primo trimestre per loro; maglia rosa va a Air France-KLM in rialzo de 37 per cento con Ryanair che invece è piatta e easyJet manda in archivio un trimestre solo al +2.5 per cento. Un'inversione di tendenza non da poco, se si considera che il ritorno annualizzato (nella media degli ultimi cinque anni) per un azionista di Ryanair è stato del 29 per cento, contro il solo 9 per cento garantito da Lufthansa.

Ci sono diversi fattori a spiegare questa tendenza. Innanzitutto, dal punto di vista strettamente industriale le low-cost stanno pagando cara la concorrenza sempre più difficile nei cieli europei: porta loro a tagliare le tariffe e a mostrarsi più cauti sulle prospettive di guadagno. Invece le grandi società tradizionali hanno alzato la loro asticella, soprattutto al traino della domanda sostenuta per quanto riguarda i voli a lungo raggio.

E in Italia? ...il gioiello dell’aerospaziale italiano sta entrando nelle quotazioni di Borsa in fase di ammissione dallo scorso 2016 e lo ha fatto con un colpo a sorpresa: infatti, Avio sposò lo scorso anno Space 2 e nella stessa operazione reinvestirà il socio Finmeccanica, che ha sempre ritenuto Avio strategica.

Ma la via per l’Ipo “tradizionale” era stata ostacolata dalla forte volatilità sui mercati, che almeno fino a fine anno non faceva presagire nulla di buono. La quotazione viene vista come la soluzione migliore in quanto Avio , per le sue caratteristiche, potrebbe essere in grado in futuro di attrarre l'interesse di investitori istituzionali specializzati in aerospaziale.

Per Piazza Affari si tratterà di una “prima assoluta”, visto che non esistono società quotate focalizzate esclusivamente sul settore aerospaziale; l'inizio, quindi, di un nuovo settore che finirà sul nascere per il FTSE Mib ... o che porterà, invece, ancora a nuove sorprese?

NON È FINITA QUI

Sappiamo quanto i nostri affezionati lettori amino articoli brevi e chiari. Ma questa è un’analisi di scenario, per cui dobbiamo fornire varie informazioni utili:

indice-vix-10-apr-2017

Come c’era da attendersi l’indice Vix è costantemente all’opposto dell’S&P500, in che significa che la fiducia degli “opzionisti” stava calando e potrebbe anche suggerire che, in fondo in fondo, non è proprio solo la Fed a dirigere l’orchestra. Ma non basta:

sentiment-futures-sp500

L’indice dei “futuristi”, sullo stesso indice, ha ridotto parecchio le sue aspetattive (linea rossa) rispetto a marzo (linea blu), per poi riprendersi decisamente nella giornata di ieri. E mentre ultimiamo queste note, il Cme di Chicago si presenta nuovamente in segno negativo.

Avremmo voluto presentarvi una carrellata sul Wal-Mart Stores, cui si parla abbastanza poco, ma che resta la più grande catena dettagliante del pianeta (nel 2010 prima al mondo per fatturato e numero di dipendenti). È al 17° posto nella lista delle grandi aziende mondiali e capitalizza 208.021 milioni di euro in un settore decisamente robusto.

Al prossimo incontro…

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