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Nel 2018 la volatilità tornerà protagonista?

Secondo gli esperti di Franklin Templeton Multi-Asset Solutions non è escluso che alcuni fattori possano riportare incertezza sui mercati

di Redazione Soldionline 20 dic 2017 ore 10:47

Nell'esercizio che si sta concludendo la volatilità sui mercati azionari e obbligazionari è scesa ai minimi storici.
Questa situazione è destinata a confermarsi anche nel 2018? Secondo gli esperti di Franklin Templeton Multi-Asset Solutions non è escluso che alcuni fattori possano riportare incertezza sui mercati. Di conseguenza, gli investitori dovranno essere preparati a un possibile cambiamento del sentiment.
Nell'analisi seguente gli esperti spiegano come gestire questa situazione.

 

Ovunque guardiamo la volatilità è bassa – ma rimarrà tale?

2018Durante il 2017, la volatilità è stata bassa – sia nei mercati azionari e obbligazionari, sia negli indicatori dell’attività macroeconomica.
Guardando al 2018, la nostra analisi suggerisce che queste misure di incertezza potrebbero aumentare. Un esempio è la forma della curva dei rendimenti: una curva dei rendimenti dei Treasury Bonds più piatta (lo spread tra i Treasury Bonds a due anni e 10 anni, che è sceso significativamente) storicamente non è un buon segnale. Tuttavia, questo è un avvertimento solitamente di più lungo periodo e, dato che stiamo vivendo un ciclo economico particolarmente esteso, non costituirebbe una tesi convincente per precipitarsi ai margini dei mercati finanziari oggi, secondo noi.
Tuttavia, quando la volatilità è a minimi storici, forse non è necessario cercare di capire la fonte dell’eventuale discontinuità. In uno scenario poco sensibile a molti dei rischi di cui noi rimaniamo consapevoli, forse è sufficiente anticipare il cambiamento ed essere preparati.


Volatilità a minimi storici - Gennaio 1990–ottobre 2017 (Fonte: Bloomberg)

volatilita-a-minimi-storici-gennaio-1990-ottobre-2017

Lezioni dalla crisi finanziaria globale 10 anni dopo

Dal punto di vista degli investimenti, una delle caratteristiche più importanti della crisi finanziaria globale (GFC) del 2007-2009 è stata il modo in cui alcune asset class apparentemente non correlate si sono mosse insieme. Le correlazioni tra queste asset class sono aumentate, ed i concetti tradizionali circa i vantaggi della diversificazione sono stati messi in dubbio. Gli investitori non erano preparati per questo cambiamento.
Tale scenario si è verificato all’interno delle singole asset class, così come tra le aree geografiche e nei portafogli multi-asset. Molti investitori ritenevano di avere un portafoglio adeguatamente diversificato, contenente una serie di posizioni settoriali indipendenti e un portafoglio di rischi idiosincratici. Tuttavia, in molti casi, questa si è rivelata una descrizione insufficiente.
Con l’avanzamento della crisi è diventato chiaro che i fattori che guidavano la performance erano la liquidità e la leva finanziaria. Questo “fallimento di diversificazione” ha incoraggiato un utilizzo più ampio di analisi dei fattori nei portafogli e ridotto la dipendenza da misure di asset allocation semplicistiche. Oggi possiamo guadagnare esposizioni ai fattori di nostra preferenza ed evitare di detenere concentrazioni non desiderate

 

Guardando al 2018

Quegli investitori che hanno scommesso sulla bassa volatilità dei mercati sono stati remunerati positivamente negli ultimi anni, incoraggiando altri investitori verso strategie implicite “short volatility”.
Il rischio di volatilità è diventato un tema al centro dell’attenzione negli ultimi anni. Per costruire portafogli che catturino la crescita globale dell’attuale scenario macro – che riteniamo proseguirà anche nel 2018 – siamo favorevoli ai mercati azionari globali. Ma le azioni non rappresentano un puro investimento nella crescita; comportano anche esposizione alla volatilità, che è stata particolarmente bassa rispetto ai livelli storici. Se la volatilità dovesse ritornare a livelli più consueti, riteniamo che questo rappresenterebbe verosimilmente una condizione avversa per il potenziale di ritorno azionario globale.
Le banche centrali stanno facendo fatica a equilibrare il desiderio di ridurre le politiche non convenzionali e normalizzare i tassi di interesse e allo stesso tempo soddisfare la continua necessità di misure di stimolo nella maggior parte delle economie. Di conseguenza, potremmo esprimere una view che i rendimenti reali cresceranno o che l’inflazione rimarrà contenuta. Analogamente alla nostra view sulla crescita, realizzare queste view attraverso le asset class tradizionali è meno semplice di quanto si pensa. Detenere liquidità potrebbe avere dei benefici di crescenti rendimenti reali ma anche lasciare gli investitori vulnerabili al calo di inflazione. Analogamente, in un contesto di portafogli più ampi, mantenere una certa esposizione al fattore duration (cioè la sensibilità alle variazioni nei tassi di interesse) può contribuire a risultati più stabili.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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