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Impeachment: cos'è e come potrebbe andare con Trump

Secondo i media più autorevoli i recenti ribassi sono causati dai timori che Donald Trump possa essere oggetto di una procedura di impeachment. Ma cos'è? Cosa potrebbe succedere ora?

di Redazione Soldionline 18 mag 2017 ore 11:58

Secondo i media più autorevoli i recenti ribassi dei mercati sono causati dai timori che Donald Trump possa essere oggetto di una procedura di impeachment nell'ambito della vicenda ribattezzata "Russiagate". Ma cos'è l'impeachment e come si perfeziona? Quali sono i passi di questo processo, in parte giudiziario e in parte politico?

A questi quesiti - e ad altri - risponde bene la Direzione Studi e Ricerche di IntesaSanpaolo. Il team "Macroeconomic and Fixed Income Research" ha confezionato un report in cui spiegano in dattaglio cos'è l'impeachment (e quando è stato applicato nella storia a livello presidenziale), quali sono i passi per applicarlo e cosa potrebbe succedere a Trump:

 

Dal team Macroeconomic and Fixed Income Research - Direzione Studi e Ricerche di IntesaSanpaolo

Gli sviluppi politici recenti hanno fatto riaffiorare lo spettro dell’impeachment del Presidente. In questa nota diamo uno schematico riassunto della procedura di impeachment e una valutazione preliminare, ovviamente soggetta a enorme incertezza, dei possibili scenari politici che possono scaturire dall’evoluzione del “Russiagate”.

donald-trump_4In sintesi, al momento appare prematuro prevedere l’apertura della procedura di impeachment in tempi brevi, per due motivi. Da un lato, la procedura richiede un’indagine, tipicamente lunga e laboriosa, che difficilmente potrebbe risolversi in tempi rapidi. In secondo luogo, l’impeachment richiede una maggioranza qualificata in Congresso, che deve per forza vedere una rottura dell’asse repubblicano fra Congresso e Casa Bianca. Questa può avvenire di fronte a evidenza indiscutibile, ma ha un costo elevatissimo per i repubblicani, a pochi mesi dall’apertura della campagna elettorale per le elezioni midterm del 2018.

 

Impeachment: una procedura a metà strada fra il sistema giudiziario e quello politico

In senso stretto, l’impeachment è una procedura “quasi giudiziaria” prevista dalla Costituzione per la rimozione di un pubblico ufficiale. In sé, l’impeachment non rappresenta l’effettivo atto di rimozione del pubblico ufficiale. Tipicamente però si intende per impeachment l’intero processo che inizia con una indagine richiesta e condotta dalla Camera e poi portata a processo, con il Senato come Giuria e il capo della Corte Suprema come Presidente. Il processo si conclude con un voto che decide l’eventuale rimozione del pubblico ufficiale in questione. La conclusione del processo non prevede pene analoghe a quelle di un processo penale, ma esclusivamente la rimozione dall’ufficio ed eventualmente la proibizione dell’esercizio dei pubblici uffici: lo scopo del processo è la protezione dell’interesse pubblico, non la punizione dell’individuo.

La procedura è stata applicata frequentemente a casi aperti contro giudici del sistema federale, ma molto raramente a livello presidenziale. Solo per i presidenti è richiesta la partecipazione dell’intero Congresso, in altri casi meno rilevanti la procedura può essere svolta da Commissioni congressuali. In passato sono state aperte tre procedure di impeachment a livello presidenziale, contro A. Johnson nel 1868, R. Nixon nel 1974 e B. Clinton nel 1998. Johnson e Clinton sono stati “assolti” dal Senato, dopo la chiusura dell’indagine, perché i senatori del loro partito non hanno votato per la loro colpevolezza ed è mancata la maggioranza dei due terzi per procedere alla rimozione dal loro incarico. Quanto a Nixon, la procedura di impeachment si è conclusa senza il processo formale e il voto in Senato per via delle dimissioni del Presidente ad agosto 1974, sei mesi dopo l’apertura del caso alla Camera nel febbraio del 1974. A partire da maggio 1972, erano state presentate diverse risoluzioni per l’impeachment di Nixon, che non avevano avuto il via libera dalla Camera per proseguire.

 

Il processo

L’impeachment, è previsto dalla Costituzione, che negli articoli I-III attribuisce i poteri al Congresso per la procedura, definisce chi può essere soggetto alla procedura, stabilisce la maggioranza richiesta per il voto sul processo (due terzi del Senato) e individua le cause che possono aprire un caso (“tradimento, corruzione o altri alti crimini e misfatti minori”). Per esempio, nel caso di Johnson uno degli articoli di impeachment si riferiva a mancanza di rispetto verso il Congresso e all’uso di toni di voce forti.

Schematicamente, i passi della procedura sono riassunti in “Backgrounder on Impeachment” del Legal Information Institute:

  1. La Commissione Giustizia della Camera decide se iniziare l’indagine per l’impeachment.
  2. La Commissione Giustizia prepara una risoluzione che richiede l’apertura di un‘indagine. La risoluzione deve essere valutata e discussa in aula dalla Camera, che poi vota a maggioranza.
  3. La Commissione Giustizia conduce un’inchiesta alla cui conclusione vengono stilati gli articoli per l’impeachment, che devono essere approvati dalla maggioranza semplice della Commissione.
  4. La Camera discute e vota su ogni articolo. Ogni articolo approvato richiede il processo in Senato.
  5. Il Senato apre il processo sugli articoli approvati alla Camera e agisce come giuria, sotto la presidenza del capo della Corte Suprema.
  6. La conclusione del processo è seguita da un voto del Senato. Con una maggioranza di due terzi dei presenti in aula, il Presidente è rimosso dal suo incarico.
  7. In caso di voto del Senato favorevole alla rimozione del Presidente, il vice-presidente assume il ruolo di Presidente fino alla scadenza del mandato.

Quindi, la Camera ha il potere di aprire l’indagine, di condurla e di aprire il processo. Il Senato a sua volta ha il ruolo di condurre il processo, sotto la presidenza del capo della Corte Suprema, e di decidere la rimozione del funzionario federale (presidente, vice-presidente o giudice federale) ritenuto colpevole. La gestione di tutta la procedura è essenzialmente politica.

 

La situazione attuale: le indagini richiedono tempo e la procedura di impeachment richiede un atto politico

La prima conseguenza degli sviluppi recenti legati al caso Comey è stata la nomina di un consigliere speciale da parte del Vice-Ministro della Giustizia, che finora aveva resistito alle richieste dei democratici per una conduzione indipendente delle indagini. Il vice-ministro Rosenstein ha dato a R. Mueller l’incarico di guidare l'indagine dell’FBI sui rapporti fra la Russia e la campagna elettorale di Trump. Mueller gode di rispetto bi-partisan e in passato è stato procuratore federale e poi direttore dell'FBI. Rosenstein ha detto che la decisione di affidare la guida dell'indagine a un consigliere esterno è "nell'interesse pubblico" ed è stata dettata dalle "circostanze uniche" della situazione attuale, che richiedono una guida "indipendente dalla normale catena di comando".
Rosenstein ha specificato che la nomina di Mueller non deriva da conclusioni riguardo al fatto che siano stati commessi reati. Rosenstein manterrà la supervisione dell'attività di Mueller. Per ora non sono stati specificati i confini dei poteri di Mueller, salvo indicare che il nuovo consigliere prende la guida dell'indagine condotta finora dall'FBI. Secondo la legislazione vigente 2, il Ministro della Giustizia può nominare un consigliere indipendente temporaneo per guidare un'indagine su temi sensibili in situazioni di particolare conflitto politico. Nei primi due mesi di attività, il consigliere deve preparare un budget per l'indagine e farlo approvare dal Ministro della Giustizia. L'indagine non ha limiti di tempo prefissati, ma il Ministro della Giustizia può richiedere aggiornamenti. Nel caso di Mueller, la nomina e la supervisione sono in mano al Vice-Ministro della Giustizia, dato che il ministro Sessions si è ricusato dalla gestione del caso Russia per potenziali conflitti di interesse.

Mentre l’indagine di Mueller dovrebbe riportare un periodo di relativa calma, proseguono però le indagini delle commissioni Servizi Segreti di Camera e Senato e della commissione Vigilanza della Camera. Il presidente della Commissione vigilanza della Camera, Chaffetz, che non si ripresenterà alle prossime elezioni, ha emesso un mandato di comparizione al Vice-Direttore dell’FBI con cui si richiede la presentazione alla commissione entro il 24 maggio di tutti i documenti di Comey relativi alla sua interazione con Trump. Perciò le acque saranno solo marginalmente più tranquille.

Se effettivamente emergeranno le note il cui contenuto è stato riportato dal NY Times, con l’indicazione di pressioni da parte di Trump per la chiusura del caso Flynn, è probabile che aumenti il gruppo dei membri del Congresso repubblicani che prendono le distanze dal Presidente. Ryan ha detto: “abbiamo l’obbligo di attuare la nostra vigilanza, indipendentemente da quale partito è alla Casa Bianca”. Tuttavia i tempi lunghi dell’indagine del consigliere indipendente potrebbero permettere il proseguimento dell’attività quasi-regolare del Congresso sui temi caldi dell’agenda legislativa, cioè le riforme sanitaria e tributaria.

Quali sono le possibili implicazioni delle inchieste per un eventuale processo di impeachment? L’indagine indipendente richiederà probabilmente molti mesi. Alla conclusione dell’indagine, si dovrebbe capire se ci sono 1) gli estremi giudiziari per l’apertura della procedura di impeachment e 2) il consenso politico per aprire tale procedura alla Camera (maggioranza semplice) e per arrivare a un’effettiva rimozione del Presidente (due terzi in Senato).

Diversi giuristi ritengono che una richiesta (anche indiretta) da parte di Trump a Comey per la chiusura dell’indagine dell’FBI su Flynn e il successivo licenziamento del direttore dell’FBI rappresenterebbero probabilmente un caso di “ostruzione della giustizia”, articolo centrale nelle procedure di impeachment di Nixon e Clinton. Trump ha il potere di licenziare il direttore dell’FBI, ma se l’azione è stata collegata alla richiesta di insabbiamento di un’indagine, allora il caso potrebbe essere sostenibile.

La tempistica delle indagini si incrocia con quella pre-elettorale, determinata dal voto midterm di novembre 2018: pertanto, il passaggio dalle indagini all’apertura dell’impeachment è tutt’altro che scontato, perché richiede un atto politico. Quello che è evidente è che i repubblicani in Congresso, nella profonda incertezza riguardo al futuro del Presidente, dovranno navigare a vista e manterranno posizioni ambigue sul Russiagate e anche su Trump stesso. Il percorso delle riforme si fa ogni giorno più arduo, come emerge dall’andamento del dollaro, che è tornato al di sotto dei livelli precedenti al voto di novembre 2016.

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