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Il Toro è sereno: è stato accettato dagli investitori

Finalmente, dopo una crescita del 20% in un anno, senza considerare i dividendi, né tutto il rialzo occorso in precedenza; il Toro può tirare un sospiro di sollievo: è stato accettato dagli investitori

di Gaetano Evangelista 29 dic 2017 ore 09:30

Finalmente, dopo una crescita del 20% in un anno, senza considerare i dividendi, né tutto il rialzo occorso in precedenza; il Toro può tirare un sospiro di sollievo: è stato accettato dagli investitori.
Sembra strano ma, stando al sondaggio condotto fra gli investitori americani da AAII (American Association of Individual Investors), soltanto ora i Tori costituiscono poco più del 35% del totale, in termini di media a 52 settimane. Un anno fa, di questi tempi, erano meno del 28%.

 

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Abbiamo detto che il mercato Toro è entrato nella fase dell’accettazione; mica che ci sia un’euforia dilagante! In effetti l’occhio attento avrà notato come la corrente lettura del sentiment bullish, sempre in termini medi, si collochi pressappoco sui medesimi livelli del 2003 e del 2009: quando il mercato realizzava un minimo. Altro che massimo…
Ad ogni buon conto, ci accontentiamo. Certo siamo ancora ben lontani dal territorio dell’euforia: prima del massimo del 2007 i Tori raggiunsero il 55% del totale, e nel 2015 i Bulls salirono fino al 40% del campione.
Casomai, viene da chiedersi a discapito di quale universo, sia stato registrato questo (peraltro, fisiologico) incremento dei rialzisti.

 

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Si sono sacrificati gli incerti, gli ignavi del listino; quelli che «a questi livelli io non compro». In crescita tendenziale dalla fine del 2008 a maggio 2016, la frazione di investitori che non dichiara aspettative sul mercato né bullish né bearish è in caduta libera, passando – in termini questa volta assoluti – dal 53% al 27% del totale.
Si potrebbe argomentare che il bull market si esaurirà soltanto quando saranno gli Orsi a capitolare. A proposito, di che percentuale di ribassisti stiamo parlando?

 

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C’è poco da fare; altro che capitolazione: in termini di media a 52 settimane i ribassisti negli ultimi tre anni sono addirittura cresciuti, passando dal 25% di maggio 2015 al recente 31%. Verosimilmente, professarsi Orso diventerà impopolare (e, soprattutto, psicologicamente insostenibile) molto tempo prima che sarà registrato il definitivo massimo di mercato.
Naturalmente questo tipo di riflessioni denunciano da parte di chi scrive un eccesso di sicurezza che tipicamente si manifesta sui temporanei massimi di mercato. Nulla di più facile a questo punto che Wall Street conceda qualche settimana di correzione. Ma scambiare qualcosa che manca da tantissimo tempo per l’inizio del bear market, davvero ce ne corre.

 

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