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Il rally delle azioni continuerà anche nel 2018?

I principali mercati azionari internazionali hanno iniziato il 2018 proseguendo nel trend registrato lo scorso anno. Questa tendenza è destinata a proseguire?

di Redazione Soldionline 4 gen 2018 ore 11:09

I principali mercati azionari internazionali hanno iniziato il 2018 proseguendo nel trend registrato lo scorso anno.
Questa tendenza è destinata a proseguire per tutto l'esercizio? Secondo Carl Kawaja, Equity Portfolio Manager di Capital Group, ci sono diverse ragioni che portano a pensare che il rally azionario continuerà anche nel 2018, confermando la visione positiva per queste attività.
Nell'analisi seguente l'esperto spiega i motivi di questa tesi.

 

2018-rallyÈ stato un anno molto positivo per i mercati diversi da quello statunitense e mi aspetto che ciò continui. Prima dell’inizio del 2017 l’azionario globale ha attraversato un periodo difficile, rimanendo sempre indietro rispetto ai titoli statunitensi. Ci saranno sempre periodi in cui i titoli globali faticano, ma sono presenti anche momenti in cui superano i mercati statunitensi, e credo che ci stiamo dirigendo in questa direzione al momento.


Ci sono diverse ragioni che ci portano a pensare che il rally continuerà anche nel 2018. Molte società stanno iniziando a porre maggiore enfasi su profittabilità e rendimenti per gli azionisti. Si evidenzia un rafforzamento diffuso in diversi mercati internazionali, oltre che in tutti i settori. L’economia europea si è stabilizzata, e il Giappone sembra orientato nella giusta direzione. Diversi mercati emergenti non erano così forti da molto tempo. Anche la debolezza del dollaro ha aiutato. Inoltre, dato che Europa e Giappone hanno avuto bisogno di più tempo per riprendersi dalla crisi finanziaria globale, è ragionevole pensare che abbiano anche più spazio per crescere. Per tutte queste ragioni rimaniamo positivi rispetto alle prospettive future.

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Siamo meno ottimisti rispetto all’azionario USA, ma non particolarmente negativi. Le valutazioni dei titoli statunitensi sono salite molto nel corso degli ultimi due anni, ma abbiamo anche assistito a una straordinaria ripresa degli utili e a innovazioni significative in diverse società. Quindi, abbiamo una posizione più ottimistica per gli altri mercati considerata la grande forza di quelli statunitensi. Ma, tra tutte le obiezioni per le valutazioni troppo alte negli Stati Uniti, crediamo che molte persone abbiano perso di vista le incredibili innovazioni, scoperte e progressi che hanno interessato gli Stati Uniti nell’ultimo decennio – in particolare nei settori IT, consumer discretionary e sanitario. È questo che spinge il valore degli asset.


Le banche centrali hanno sicuramente aiutato la crescita dei mercati azionari globali, ma crediamo che diversi mercati finanziari e società siano in grado di fare bene anche in assenza di questi stimoli, senza dubbio. Certo, il QE e i bassi tassi di interesse hanno aiutato almeno in minima parte Google, ma svariate altre cose ne hanno supportato la crescita. Google è in prima linea nello sviluppo della tecnologia delle auto a guida autonoma, ha acquisito YouTube, canale tramite cui è oggi condiviso circa il 40% di tutta la musica consumata in America. Usiamo Gmail ogni giorno. Usiamo Google search ogni giorno. Questa è una società che secondo noi avrebbe fatto bene negli ultimi anni con o senza l’intervento delle banche centrali sui mercati finanziari.


Per quanto riguarda il rischio politico in Europa, e in particolare la diffusione di populismo e nazionalismo, riteniamo che in realtà l’integrazione europea sia stata di fatto raggiunta. È presente una moneta comune, introdotta nonostante considerevoli difficoltà. Negli ultimi anni sarebbe stato facile per l’Italia fare un passo indietro e tornare alla Lira, ma gli italiani hanno deciso che questo sarebbe andato contro ai loro interessi. Lo stesso è accaduto in Spagna e in Portogallo. Alcuni Paesi sono stati ricompensati più di altri.

 

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Passando ai mercai emergenti, tra i titoli di maggior successo nel 2017 troviamo le società cinesi basate sulla rete, grazie anche all’intervento del governo. La scelta di impedire alle società statunitensi di operare nel Paese ha spinto la Cina a sviluppare autonomamente le proprie internet companies. Non si tratta di semplici cloni delle rispettive controparti statunitensi, in quanto sono piuttosto innovative e orientate al progresso. Alibaba ad esempio è una società di e-commerce di primo piano a livello globale. Questo non significa che potrebbe avere successo negli USA, ma i servizi offerti da Alibaba sono straordinari e possono essere sicuramente paragonati a quanto fa Amazon in Occidente. In Europa abbiamo invece assistito all’opposto, con le internet companies statunitensi che hanno colonizzato l’Europa.


Il Giappone è stato un caso di investimento ideale negli anni, principalmente perché si sono ignorate le condizioni economiche generali e ci si è concentrati su singole società che offrivano prodotti eccellenti. Un esempio è Nintendo, proprietaria di una popolare console chiamata Switch che è sia portatile che fissa, una console tradizionale che è possibile portare con sé. Un prodotto come questo non ha nulla a che fare con l’economia giapponese, o le politiche delle banche centrali, o la leadership politica del Paese. Nintendo offre una console e dei videogiochi che le persone amano. Questa è la ragione per cui ci concentriamo sulla ricerca fondamentale e bottom-up.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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