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Il QE è alle spalle: 3 bond da considerare

Riprendiamo i nostri grafici guida delle curve dei tassi, per capire come si sta muovendo il mercato obbligazionario, anche alla luce della BCE di ieri e in prospettiva per la FED la prossima settimana

di LombardReport .com 14 mar 2017 ore 12:09

A cura di Massimo Gotta

Riprendiamo i nostri grafici guida delle curve dei tassi, per capire come si sta muovendo il mercato obbligazionario, anche alla luce della BCE  e in prospettiva per la FED la prossima settimana. La riunione della BCE ha visto Draghi ribadire che al momento non vi sono motivi per un cambio di rotta nella politica monetaria (BCE: cosa ha detto Mario Draghi nella conferenza del 9 marzo 2017); da un lato si riconosce che il rischio deflazione è rientrato, visto che l’indice dei prezzi al consumo si è riportato al 2% (che ricordo è il target che la BCE si era data illo tempore), tuttavia Draghi ha specificato che l’inflazione è salita in assenza di componenti strutturali, come ad esempio i salari, e quindi non è ancora tempo di modificare l’impostazione espansiva della politica monetaria.

bondsCiò nonostante, i mercati hanno reagito considerando ormai alle spalle il periodo degli stimoli monetari, poiché nella conferenza stampa Draghi non ha esitato a chiarire che ormai la BCE non avverte più il senso di urgenza nell’adozione di ulteriori stimoli, confermando quindi che non vi saranno ulteriori riduzioni dei tassi. Non di meno il mancato rinnovo dei finanziamenti agevolati al settore bancario (il c.d. Tltro) ha contribuito a far sì che i rendimenti impliciti si siano mossi nuovamente al rialzo. 

Pertanto sono riprese le vendite sui governativi, con il decennale tedesco che ha registrato una risalita del rendimento a 10 anni oltre lo 0,42% portandosi sui massimi da un mese e mezzo, e il governativo italiano portarsi in area 2,30%. Con il rialzo generalizzato dei rendimenti, ovviamente, non si sono mossi gli spread, che vedono il nostro ITA/GER di fatto sempre sotto area 190 bps.

Per ciò che concerne invece la FED, la cui riunione è attesa la prossima settimana, sarà importante il dato di oggi sul mercato del lavoro, poiché è la conferma che il mercato attende per il prossimo rialzo dei Fed Funds. Infatti, le attese per un rialzo dei tassi USA sono oggi al 90% anche alla luce della stima pubblicata ieri l’altro da Adp, che indica una crescita di nuovi posti nel settore privato in 298k unità a febbraio. Se così fosse, saremo ben oltre il “consensus”, che aveva messo in conto una crescita di 187K unità.

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Tronando alle nostre curve, la ZC Yield Curve si muove e non di poco, sia in termini di ampliamento dei rendimenti impliciti sia in termini di conformazione e ripidità della curva, decretando la fine dei tassi ai minimi storici. I rendimenti sulla parte a lunga viaggiano ora in area 1,60% in deciso aumento rispetto all’1,35% dell’ultima rilevazione; la ripidità è anch’essa aumentata e anche sul tratto a breve è scomparsa la conformazione a cuspide che vedeva tassi negativi ancora per almeno il 2018.

zc-yield-curve

 

I forward su Euribor 6 mesi (impliciti nella ZC Yield Curve) si sono mossi in maniera apparentemente meno evidente, ma al tempo stesso sostanziale: infatti se da un lato le attese a lunga vedono ora i forward su Euribor in area 2,15% rispetto al 2% della scorsa rilevazione, dall’altro è chiara il netto cambiamento nelle aspettative di risalita dei tassi, poiché ora si vede Euribor 6 mesi in positivo già da fine 2017 circa.

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6m-euribor-forward

 

Pare quindi che i mercati si siano davvero buttati alle spalle il periodo dei QE, e quindi inizino a posizionarsi su un nuovo equilibrio dato da tassi almeno non negativi sul tratto a breve e in progressivo aumento sul tratto a lunga. Ne consegue che, ancora una volta, la strategia di portafoglio obbligazionaria tracciata ormai diversi mesi fa si è confermata valida e ha saputo cogliere con buon timing i primi movimenti che indicavano un cambio di tendenza.
Un trio di bond interessanti per questa fase di mercato sono un tasso fisso e due tassi variabili, quotati sia OTC sia sul nostro mercato, i quali però hanno la grossa pecca di avere lotto minimo 100K, per cui adatti solo per portafogli capienti. Su questa nuova tendenza a quotare quasi esclusivamente solo bond con lotto minimo 100K mi sono già espresso, e non posso che confermare il disgusto nel constatare che tale politica è a chiaro svantaggio dei risparmiatori retail, che sono così spinti forzatamente verso i prodotti del risparmio gestito per poter avere in portafoglio obbligazioni che non siano le solite bancarie senior o subordinate. Ma di questo argomento, e sul come provare ad arginare l’ostacolo, parleremo in un articolo dedicato.

Tornado ai nostri tre bond, si tratta di tre corporate investment grade con rating da BBB a BBB+ emessi da Ryanair, Citigroup e Snam. La RYANAIR TF 1,125% AG (XS1565699763) è interessante perché unisce una duration contenuta (scadenza 15.08.2023) e copre un settore poco frequentato nei portafogli; è quotata sia OTC sia MOT e il consiglio è ovviamente quello di andare direttamente OTC perché sul MOT è illiquidissima e ha degli spread disumani, cosa che invece non accade OTC con bid 99,50 e ask 99,65. Il rendimento netto, a questi prezzi, si colloca a poco meno dell’1% e quindi sarebbe da monitorare e provare a prendere un po’ più in basso, cosa non impossibile visto l’andazzo sopra descritto sull’allargamento dei tassi impliciti.

La CITIGROUP TV 24MG21 EUR3M+0,83% (XS1417876759) e la SNAM TV 21FB22 EUR3M+0,60% (XS1568906421) sono invece interessanti, per tutto quanto detto sin qui, proprio in ottica di normalizzazione dei tassi di sconto. Offrono uno spread ragionevole su Euribor 3 mesi e va da sé che siamo all’inizio di un nuovo ciclo i TV ne beneficeranno sul medio termine, con rendimento potenzialmente in crescita rispetto all’attuale che è ancora piuttosto basso a questi livelli di Euribor.

 

Per altre raccomandazioni di borsa: LombardReport.com

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