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FED, cercasi inflazione disperatamente

Secondo Giovanna Mossetti per il breve periodo è ragionevole mantenere la previsione di rialzo dei tassi a dicembre, seguito da graduali interventi nel 2018

di Redazione Soldionline 1 nov 2017 ore 10:44

Non si attendono novità importanti nelle decisioni che saranno comunicate oggi dalla FED.
Secondo Giovanna Mossetti, Economista USA e Giappone di IntesaSanpaolo, "il comunicato dovrebbe rilevare che la ripresa prosegue a ritmi moderati, sostenuta da consumi e investimenti, nonostante gli effetti transitori degli uragani, e il mercato del lavoro resta vicino al pieno impiego".
Le linee guida della futura politica monetaria restano incerte, in quanto lo scenario sull'inflazione non è ben definito. Secondo Giovanna Mossetti per il breve periodo è ragionevole mantenere la previsione di rialzo dei tassi a dicembre, seguito da graduali interventi nel 2018, come spiegato nell'analisi seguente.

 

La riunione del FOMC del 31 ottobre - 1° novembre non dovrebbe fornire novità di rilievo. Il comunicato dovrebbe rilevare che la ripresa prosegue a ritmi moderati, sostenuta da consumi e investimenti, nonostante gli effetti transitori degli uragani, e il mercato del lavoro resta vicino al pieno impiego. I commenti sui prezzi dovrebbero essere scarni, come a settembre, con l’indicazione che il tasso di inflazione resta ancora sotto il 2% e le aspettative di inflazione sono poco variate. Per quanto riguarda la strategia di politica monetaria, a questa riunione il Comitato dovrebbe ribadire che i prossimi aggiustamenti dei tassi avverranno valutando le condizioni economiche “realizzate e attese” e seguendo “attentamente gli sviluppi effettivi e attesi dell’inflazione”, con l’aspettativa che “le condizioni economiche si evolvano in modo da giustificare aumenti graduali del tasso dei fed funds”.

 

federal-reserve_2La comunicazione verbale recente ha confermato la visione emersa dalla riunione di settembre: nonostante l’inflazione sempre debole, per il momento c’è un consenso diffuso, anche se non unanime, a favore di un rialzo dei tassi a dicembre e di ulteriori interventi graduali nel 2018 (v. Fig. 7). Il grafico a punti, così come i discorsi, evidenzia proiezioni dei tassi per il 2018-20 molto disperse. Questa dispersione riflette l’incertezza sullo scenario dell’inflazione e sulla relazione fra dinamica dei prezzi e pieno impiego, che difficilmente si dissiperà nei prossimi mesi.

 

Pertanto, per il breve periodo è ragionevole mantenere la previsione di rialzo dei tassi a dicembre, seguito da graduali interventi nel 2018. Il ritmo degli interventi nel 2018 dipenderà dal sentiero dell’inflazione e si chiarirà nei primi mesi del prossimo anno. Questa previsione, a nostro avviso, non verrà modificata in modo significativo dalla nomina del nuovo Presidente della Fed. Il candidato di Trump, nel caso in cui non sia Yellen (che per ora consideriamo un contendente molto credibile), ma sia Powell o Taylor, al di là di potenziali divergenze teoriche, in pratica probabilmente seguirebbe un sentiero di politica monetaria moderato e non significativamente diverso da quello attuale, non solo a livello operativo, ma anche “metodologico”.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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