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Elezioni, vietato allarmarsi

Con le elezioni francesi del prossimo 23 aprile inizia il periodo delle tornate elettorali. Il 2017 è infatti l'anno degli appuntamenti politici.

di Redazione Soldionline 13 apr 2017 ore 14:15

Con le elezioni francesi del prossimo 23 aprile (che termineranno con un secondo turno al 7 maggio) inizia il periodo delle tornate elettorali. Il 2017 è infatti l'anno degli appuntamenti politici. Con le elezioni nei Paesi Bassi già alle spalle (che hanno visto la vittoria del liberale Mark Rutte), dopo la tornata transalpina l'attenzione si sposterà sulla Germania, chiamata al voto il 24 settembre. Secondo gli esperti di Anima non ci sono però motivi per allarmarsi con dati macro positivi e politiche monetarie supportive su scala globale, il rischio politico appare sotto controllo.
In particolare, sempre secondo Anima, il contesto sembra favorevole all’investimento azionario.

 

Ecco il recente "Anima Flash":


francia-elezioniDati macro positivi, politiche monetarie supportive su scala globale e, soprattutto, un rischio politico sotto controllo. Il tema politico ha caratterizzato gran parte del 2016 e continua ad accompagnarci nel 2017, non necessariamente soltanto in negativo, come abbiamo visto in precedenza con l’elezione di Donald Trump e l’attesa per le sue politiche fiscali, di cui il mercato ha beneficiato. Dopo essersi lasciati alle spalle le elezioni nei Paesi Bassi con la vittoria del liberale Mark Rutte a scapito dell’ultranazionalista Geert Wilders, ora la lente dei mercati si è spostata sulla Francia.
Le elezioni francesi, il cui primo turno è in programma il 23 aprile e il secondo il 7 maggio, sono l’elemento di maggiore attenzione in Europa: il rischio principale è rappresentato dall’eventuale vittoria di Marine Le Pen, che ha un programma molto aggressivo, che prevede anche la proposta di un referendum sulla permanenza all’interno dell’Unione Europea del Paese. Una possibilità, evidentemente, che verrebbe accolta dai mercati in modo molto negativo. Tuttavia, si debbono fare alcune considerazioni.
In primo luogo, nonostante i sondaggi indichino Le Pen e il candidato indipendente, Emmanuel Macron, molto vicini (intorno al 25-26%), il sistema elettorale francese è un maggioritario a doppio turno che prevede, in caso non ci sia una maggioranza assoluta, un ballottaggio tra i due che ottengono più voti al primo turno.

Uno scenario plausibile, vedrebbe confrontarsi Le Pen e Macron: in questo caso, la probabilità maggiore è che i consensi dei moderati possano convergere verso il candidato meno estremista, ovvero Macron. Questo quadro trova conferme anche guardando al profilo dei due candidati: Macron rappresenta la novità, essendo alla sua prima tornata elettorale, e potrebbe catalizzare anche i voti di coloro che, all’interno dell’elettorato, cercano un cambiamento; al contrario, Le Pen, nonostante i soli 49 anni, ha una storia di diversi decenni di politica portata avanti dal padre e proseguita da lei. Inoltre, anche laddove la candidata nazionalista dovesse vincere le elezioni, il percorso istituzionale per arrivare a un referendum sulla permanenza all’interno dell’Unione europea è decisamente complesso. Da ultimo, non dimentichiamo che i francesi sono tra i popoli più europeisti all’interno dell’area Euro. I rischi potenziali, quindi, sono importanti, ma lo scenario base prevede una vittoria di Macron e un graduale e costante riassorbimento del rischio politico che ha penalizzato le azioni europee rispetto al resto del mondo nel corso degli ultimi anni.

Dopo la Francia, l’attenzione si sposterà sulla Germania, chiamata al voto il 24 settembre. L’unica novità è rappresentata dall’ascesa del candidato dei socialdemocratici Martin Schulz, a discapito di Angela Merkel.

elezioni-europaCiò che tranquillizza i mercati, comunque, è che le preferenze continuano a orientarsi su partiti più moderati. A livello di dati macro, la crescita globale continua a caratterizzarsi da un buon livello di sincronizzazione, mostrato dal fatto che gli indici di sorpresa economica (Grafico 1) restano su livelli elevati praticamente ovunque. Buoni anche i dati sul mercato del lavoro, le vendite al dettaglio negli Stati Uniti e i dati di disoccupazione e di produzione industriale sull’area euro. Per quanto riguarda l’economia Usa, il tasso di crescita atteso per quest’anno è del 2,2% circa, un valore in linea con gli ultimi sette anni: anche se il ciclo americano si trova nella fase avanzata riteniamo che ci siano probabilità elevate che il ciclo possa estendersi ulteriormente. Questo perché sono assenti motivi di squilibri finanziari e grazie al beneficio della politica fiscale di Trump.
Non bisogna dimenticare il tema della reflazione, che è molto importante.

Indice delle sorprese economiche area Euro (Cesi)

indice-delle-sorprese-economiche-area-euro-cesi

Le dinamiche inflazionistiche sono positive a livello globale, ovviamente con velocità diverse nelle aree del mondo. Non deve sorprendere, quindi, che le principali banche centrali mondiali stiano proseguendo verso il sentiero della normalizzazione delle proprie politiche monetarie. Nel suo ultimo meeting, la Fed ha alzato i Fed Funds di 25 punti base, ma più che sul rialzo, il mercato si è concentrato sulle dichiarazioni dell’istituto, decisamente accomodanti e che hanno controbilanciato il rialzo. In area euro, è accaduto il contrario: non ci sono state iniziative concrete da parte della Bce, ma Mario Draghi ha usato toni meno accomodanti di quanto ci si potesse attendere, spiegando che una modifica della politica monetaria potrebbe non essere così lontana. Questa è una notizia sicuramente meno positiva per i mercati, tant’è che il processo di rafforzamento dell’euro è proseguito.

In un contesto di crescita e normalizzazione delle politiche monetarie, la view di ANIMA è quella di preferire moderatamente gli asset rischiosi, in particolare le azioni rispetto ai bond, prestando sempre una grande attenzione a livello di diversificazione globale. Sui titoli di Stato dei paesi sviluppati manteniamo cautela, date le condizioni di fondo (reflazione e tassi in salita) che non favoriscono l’asset class.

MERCATI OBBLIGAZIONARI E VALUTE

Cautela a livello globale
Per quanto riguarda il mercato obbligazionario nel suo complesso, continuiamo ad avere un atteggiamento cauto, in continuità con gli ultimi mesi del 2016. Bisogna sottolineare la debolezza del mercato delle obbligazioni governative globali, in particolare dei titoli di Stato tedeschi. Per quanto riguarda il rendimento del Bund (Grafico 2), dopo le perdite registrate nella seconda metà del 2016, è iniziata una fase di consolidamento, riprendendo il percorso di normalizzazione che avevamo annunciato come tema d’investimento di quest’anno e che pensiamo possa proseguire come trend. Uno dei rischi principali è caratterizzato dalle prossime mosse dell’amministrazione Trump: la nuova amministrazione sta proseguendo nel tentativo di rivedere i trattati internazionali e inserire delle nuove forme di dazi doganali. Non solo: il governo britannico, dopo il via del Parlamento, ha attivato l’articolo 50, iniziando così le trattative per il divorzio dall’Unione Europea.

Rendimenti dei titoli decennali in Usa e Germania

rendimenti-dei-titoli-decennali-in-usa-e-germania

Sui titoli di Stato dei paesi sviluppati, quindi, manteniamo cautela, dato che potrebbe proseguire il momento di debolezza, soprattutto nel momento in cui i mercati dovessero prezzare ulteriormente questo processo di normalizzazione dell’inflazione. Bisogna sottolineare la sostanziale tenuta delle obbligazioni a spread, ossia corporate ed emergenti. Da questo punto di vista, prediligiamo le scadenze più brevi e, quindi, una duration molto bassa. Sul fronte delle valute in rapporto con l’euro, passa a negativa la view sul dollaro. Neutralità su yen e sulla sterlina.

MERCATI AZIONARI

Europa: confermata la visione positiva

La view sull’Europa resta costruttiva.
Nelle ultime settimane il mercato azionario europeo ha registrato un trend positivo caratterizzato da una volatilità contenuta (Grafico 3). La visione positiva è figlia anche del buon momento macroeconomico in Europa e dei solidi utili societari riportati dalle aziende europee: durante la stagione degli utili, infatti, 10 settori su 11 hanno registrato una crescita dei profitti positiva.

Andamento della volatilità (Vix Index)

andamento-della-volatilita-vix-index_1


In questo scenario ci aspettiamo che i settori ciclici (in particolare quelli finanziari e quelli composti da aziende esportatrici) possano continuare ad avere un performance migliore rispetto ai settori difensivi. La primavera sarà una stagione molto importante per l’Europa: dopo le elezioni politiche nei Paesi Bassi, riteniamo che le elezioni politiche francesi possano essere l’evento più importante per il destino del mercato azionario europeo: lo scenario più probabile, secondo gli ultimi sondaggi, potrebbe portare ad un ballottaggio tra l’anti-europeista Marine Le Pen, a capo del partito Front National, e l’ex ministro dell’economia Emmanuel Macron, alla guida del partito social-liberale En Marche!.

Per quanto riguarda i paesi della periferia europea nelle ultime settimane hanno sofferto l’allargamento dello spread dei propri titoli di Stato nei confronti del Bund tedesco (per l’Italia tornato a livello 200) a causa del rischio politico, percepito dagli investitori, e dell’insostenibilità dell’alto debito pubblico. Prevale, comunque, una view complessivamente positiva sull’asset class: durante il meeting periodico della Bce, Mario Draghi ha riconosciuto un significativo miglioramento della situazione economica, il venir meno di qualsiasi urgenza nell’azione dell’istituto centrale europeo, la possibilità che i tassi abbiano visto il loro punto di minimo e la scomparsa di rischi deflazionistici. Qualora dovessero farsi più ravvicinate le aspettative di qualche intervento al rialzo sui tassi (comunque difficilmente prima della metà del 2018) il settore bancario potrebbe beneficiarne. In questo scenario ci aspettiamo che i settori ciclici possano continuare ad avere una performance migliore rispetto ai difensivi.

Italia: fragilità ed evoluzione
italia-bandieraLa situazione in Italia appare ancora fragile, ma in evoluzione. Va segnalato il buon successo dell’operazione di ricapitalizzazione di Unicredit, che rappresentava uno dei tasselli fondamentali per migliorare la percezione di stabilità del sistema finanziario nel suo complesso. Trova invece ancora seri ostacoli la disponibilità governativa a garantire la continuità nel casi di maggiore criticità: Bce e Unione Europea non vogliono che le regole del bail-in vengano disattese consentendo, nei fatti, un bail-out, ovvero un salvataggio delle banche attraverso soldi pubblici. Sembra logico, comunque, ritenere che il governo italiano e le autorità europee troveranno un punto d’incontro per evitare episodi che possano alimentare un rischio sistemico. Il contesto politico appare, invece, estremamente incerto e rimangono evidenti le difficoltà di intraprendere un virtuoso percorso riformatore e di riduzione del debito pubblico. Sul fronte della crescita interna, rimaniamo confidenti sulla positiva dinamica dei consumi interni e che pertanto il graduale percorso di recupero del PIL possa proseguire. Il mercato italiano ha beneficiato dell’attenzione sul comparto small/mid cap in seguito alla recente introduzione dei PIR (Piani Individuali di Risparmio), strumenti finanziari che investono prevalentemente su aziende italiane e hanno al contempo una componente di investimento in small/mid cap italiane almeno pari al 21%. I PIR garantiranno l’esenzione della tassazione dei redditi per chi detiene questi strumenti per almeno 5 anni; prevista anche l’esenzione dalle tasse di successione. Il segmento small/mid ha, infatti, decisamente sovraperformato quello delle large cap. In questo contesto, la view sull’azionario italiano è moderatamente positiva: riteniamo, poi, che alcuni titoli e settori ad alto dividendo potranno essere sostenuti dall’avvicinarsi del periodo di “stacco dividendo”.

Usa: confermata la visione positiva
Il giudizio di ANIMA sull’azionario americano si conferma costruttivo. L’intonazione dei mercati dalla vittoria di Donald Trump in poi è stata positiva. Nelle ultime settimane, tuttavia, abbiamo assistito a un movimento più laterale. Si è parlato di “effetto Trump” esaurito, ma riteniamo che le motivazioni per essere costruttivi restino intatte. Ci troviamo in un ciclo avanzato, dato che siamo all’ottavo anno di crescita. L’economia è attesa crescere nel 2017 a un tasso reale vicino al 2,2%, approssimativamente la media degli ultimi sette anni. Un ciclo avanzato, quindi, ma che potrebbe avere spazi di estensione temporale ulteriore per due ragioni: l’assenza di evidenti squilibri finanziari e la politica fiscale di Trump. Il presidente americano ha la necessità di implementare una riforma fiscale, che potrebbe essere meno aggressiva rispetto alle premesse: in una fase di piena occupazione per gli Usa, paradossalmente, potrebbe avere ripercussioni positive sui mercati. A livello settoriale, siamo positivi sul settore energetico, dei materiali di base, tecnologico e finanziario, per i quali si prevede un’accelerazione degli utili per l’anno in corso.

Borse asiatiche: giudizio ancora positivo

Il giudizio su queste borse resta positivo e ci aspettiamo che il trend prosegua nel medio periodo. Il mercato giapponese dovrebbe essere aiutato dalla stabilizzazione dello yen e dal dissiparsi delle paure riguardo revisioni degli utili, con gli investitori internazionali che potrebbero tornare agli acquisti dopo mesi di flussi negativi. L’area giapponese resta sicuramente interessante per diverse ragioni: il mercato azionario è particolarmente esposto ad un processo di reflazione e crescita globale; la politica monetaria resta particolarmente espansiva, così come quella fiscale.

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