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Ecco perché l’Eurodollaro è destinato a salire

Con il rialzo accumulato nel corso del 2017 il cambio euro/dollaro è tornato a quota 1,2. Questa tendenza è destinata a proseguire anche nei prossimi mesi?

di Redazione Soldionline 11 gen 2018 ore 10:51

Con il rialzo accumulato nel corso del 2017 il cambio euro/dollaro è tornato a quota 1,2 vale a dire al massimo degli ultimi tre anni.
Questa tendenza è destinata a proseguire anche nei prossimi mesi? Peter Rosenstreich (Head of Market Strategist) e Vincent-Frédéric Mivelaz (analista di Swissquote) ritengono che l’Eurodollaro continuerà a oscillare intorno a 1,20 almeno fino alla prima metà dell’anno. Tuttavia, secondo i due esperti, a parità di potere d’acquisto, il tasso di cambio dovrebbe posizionarsi a quota 1,33.
Nella seguente analisi Peter Rosenstreich e Vincent-Frédéric Mivelaz spiegano i motivi di questa previsione.

 

dollaro-euroA parità di potere d’acquisto, l’Eurodollaro dovrebbe posizionarsi a quota 1,33. Pertanto, scambiando attualmente intorno a 1,20, crediamo che sia piuttosto a buon mercato nel lungo termine. Ciononostante, nel medio periodo ci aspettiamo che continui a trattare intorno a 1,20 almeno fino alla prima metà dell’anno. I dati della produzione industriale francese e britannica sono attesi in rafforzamento, pertanto non faranno che rafforzare il cambio.

 

Le recenti rotazioni nei prezzi poggiano su molteplici ragioni: in primo luogo, gli investitori stanno attendendo la formazione di un governo tedesco di coalizione; secondariamente, potrebbero pensare che una moneta unica più forte rischi di rallentare la crescita; in ultima istanza, prima di agire aspettano che si riunisca il prossimo Comitato di Politica Monetaria della Bce.

 

Qualsiasi decisione venga presa, riteniamo che la Bce non alzerà i tassi, specie dopo aver visto il report di novembre relativo alla disoccupazione, scesa all’8,7%, il livello più basso degli ultimi nove anni. Negli Stati Uniti, diversamente, l’avvio scoppiettante del 2018 dovrebbe dare un colpo di accelerazione all’inflazione. I mercati infatti si aspettano di vedere un rimbalzo dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di dicembre (0,18% rialzo mensile, 2,1% rialzo annuale) con la crescita dei prezzi delle derrate alimentari a controbilanciare il calo dei beni energetici.

 

Un tale risultato potrebbe offrire un supporto alla Fed per un totale di tre rialzi dei tassi di 25 punti base nell’anno in corso con conseguente rally del dollaro nei mesi di marzo, giugno e settembre. Pur tuttavia, la Fed potrebbe decidere di non procedere con una stretta a giugno: l’andamento deludente della crescita salariale potrebbe infatti rialzare le ali delle colombe in seno al FOMC. La nostra visione di lungo periodo sul Dollaro rimane comunque ribassista nel cambio contro le valute a maggior rendimento dei Paesi Emergenti.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

 

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