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Draghi: la politica monetaria delle parole

Nowotny, della BCE, ha dichiarato che è troppo presto per ampliare il programma QE. Perché questa uscita pubblica? Draghi è limitato nelle possibilità di manovra, sia dalla dimensione dei mercati sia dagli scarsi risultati ottenuti

di Redazione Soldionline 20 ott 2015 ore 09:56

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Borse in attesa
.  Ieri mattina, le Borse in Eurozona erano partite in rialzo: e Draghi sembrava il tema dominante. Nel pomeriggio invece si è girato tutto, perché il petrolio è sceso a 46$ per effetto del dollaro più forte. Prevale un clima di attesa, che guarda in particolare ai risultati trimestrali che usciranno nelle prossime due settimane: qui sotto nella tabella trovate un riassunto della situazione, settore per settore [importante per: equity (globale)].
2.   Utili trimestrali: Morgan Stanley.   Si chiude in tono negativo la fase delle big banks: nel complesso, con l’eccezione di Citigroup, tutti i risultati del settore sono usciti sotto le attese, in particolare per ciò che riguarda i ricavi [importante per: equity (globale)]
3.   Draghi: la politica monetaria delle parole.  Ieri un membro del Board della BCE (Nowotny) è intervento per dichiarare alla stampa che “è troppo presto per ampliare il programma QE”: e c’è da chiedersi il perché di questa uscita pubblica. Abbiamo anticipato ieri che Draghi è limitato nelle possibilità di manovra, sia dalla dimensione dei mercati sia dagli scarsi risultati ottenuti negli ultimi nove mesi [importante per: equity, valute e obbligazioni (globale)].

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L’OPERATIVITA'
Il settore bancario in Europa.
  Ieri si è chiusa la stagione delle big banks negli USA, ma da oggi saremo tutti attenti ai risultati dall’Europa: è stato, fino ad oggi, un ottobre molto negativo per il settore, a causa dei 6 miliardi di perdite di Deutsche Bank, dell’aumento “massivo” di capitale di Credit Suisse, deii tagli draconiani allo staff di Stan Chartered, e  degli annunci di un aumento dei requisiti di capitale in Svizzera, fatto che ha provocato una crisi di nervi in UBS e in Credit Suisse. E non è finita qui: molti analisti prevedono che altre grandi banche in Eurozona sfrutteranno l’occasione delle trimestrali per procedere con ed aumenti di capitale, perché il problema è dell’intero settore e non è limitato a pochi grandi gruppi.

Expect more bad news as another earnings season approaches and other banks come clean about losses and strategic shortcomings. All of these banks have new managements that are cleaning house, often belatedly. But the bigger story is the toxic interaction between ultra-low interest rates meant to boost economic growth in Europe and the stricter banking regulations meant to prevent another financial panic. Higher capital standards are necessary to make banks less vulnerable in a crisis, but getting there is going to hurt earnings for a while.

Come leggete nel brano qui sopra, non c’è solo il problema dei livelli troppo bassi per il capitale di garanzia (grafico in basso): c’è anche il problema della scarsa profittabilità, dei risultati deludenti. La scarsa redditività delle banche il risultato di un contesto di mercato che è meno favorevole che in passato, ma anche della politica dei tassi a zero praticata dalle Banche Centrali, che riduce ai minimi il margine di interesse.
 
Some will hail this squeeze on bank profits as a good thing—the capital rules are supposed to discourage excessive risk-taking, after all. But banks have to make a living somehow. The better pro-growth and pro-stability solution will come when central banks once again price capital normally.

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L'ANALISI
Parliamo (per una volta) di Italia.
  Perché da un paio di anni non si parla più del debito pubblico italiano? Ci sono stati mesi ed anni in cui sembrava essere il solo problema, mentre oggi è scomparso dalle prime pagine. E’ forse scomparso anche il debito? Abbiamo attaccato con efficacia il problema? No: e sarà sufficiente leggere i dati nel grafico in basso per rendersene conto. E tuttavia, la forza delle garanzie politiche fornite dalla UE, unita allo sforzo estremo fatto dalla BCE con il QE, hanno permesso ai mercati di accantonare (temporaneamente) questo tema. E allora perché abbiamo scelto di parlarne proprio questa settimana? Per due ragioni:
1.    L’atteggiamento di Italia (e Francia e Spagna) è cambiato dopo l’estate a causa della Grecia; e cambierà ancora nei prossimi mesi: noi di Recce’d riteniamo probabile che si torni a discutere, pubblicamente, di una spesa pubblica più flessibile, e per questo si potrebbe tradurre in una fase di debolezza dei Titoli di Stato;
2.   Un eventuale rallentamento economico globale penalizzerebbe proprio i Paesi che sono sotto un peso molto elevato del debito pubblico: in questo senso, l’Italia ha bisogno, molto più di altri Paesi, della ripresa che viene promessa e “prevista” da anni”. In gioco c’è la stabilità non solo dell’Italia, ma pure della stessa Unione Europea, come potete leggere nel brano qui sotto.
 
Put bluntly, Italy’s economic position is unsustainable and will result in eventual debt default unless there is a sudden and durable change in economic growth. At that point, Italy’s future in the eurozone would also be in doubt – and indeed the future of the euro itself. What we are seeing in Italy is the brutal dynamics of debt deflation – where the fall in the price level raises the real value of debt. Between 2007 and 2013, the ratio of Italian public sector debt to gross domestic product rose from 103.3 per cent to 132.6 per cent according to Eurostat figures. (…) Italian debt sustainability requires policies at eurozone level that have so far been ruled out. This is where the eurozone’s success or failure will be decided

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recced

 

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