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Dollaro e petrolio, cosa aspettarsi nel 2018?

Secondo Mark Lacey, gestore di portafoglio Global Energy & Precious Metals di Schroders, la ripresa dei prezzi delle materie prime, iniziata nel 2016 e in pausa nel 2017, probabilmente continuerà nel 2018

di Redazione Soldionline 21 dic 2017 ore 11:14

“La ripresa dei prezzi delle materie prime, iniziata nel 2016 e in pausa nel 2017, probabilmente continuerà nel 2018”. Così la pensa Mark Lacey, gestore di portafoglio, Global Energy & Precious Metals, Schroders. In particolare, l’esperto ritiene che per il petrolio, e l’energia in generale, le prospettive siano già migliorate significativamente.
Al contrario, Mark Lacey ritiene che nel 2018 il dollaro continuerà a deprezzarsi, dando ulteriore supporto alla crescita delle materie prime.
Di conseguenza, Mark Lacey ritiene che le aziende attive nel comparto delle commodity possano rappresentare un’interessante opportunità di investimento per il prossimo anno. Nell’analisi seguente l’esperto spiega i motivi di questa tesi.

 

L’inflazione potrebbe essere alle porte

Le commodity continuano a essere “fuori moda” rispetto al ciclo del sentiment: gli investitori sottopesano l’asset class e pochi hanno in portafoglio una vera copertura dal rischio inflazione. Con il miglioramento dell’outlook di mercato, è tempo di rivalutare l’esposizione su asset class che beneficiano dell’inflazione, proprio come le materie prime. In effetti, l’inflazione ha toccato il punto più basso. Il peso del debito globale resta elevato, mentre la crescita continua a essere estremamente sensibile rispetto a qualsiasi aumento reale del costo del debito stesso. Di conseguenza, le banche centrali dei Mercati Sviluppati saranno molto attente a non aumentare i tassi troppo rapidamente, e potrebbero così surriscaldare le rispettive economie. I tassi di interesse reali, un driver chiave del prezzo dell’oro per esempio, dovrebbero rimanere molto bassi e potenzialmente negativi, una volta che nel 2018 l’inflazione accelererà. Nel medio termine, ci aspettiamo che Governi e banche centrali andranno verso politiche fiscali del tipo “stampa e spendi”, nel tentativo di sostenere la crescita e placare il malcontento di molte popolazioni. Un cambiamento di questo tipo, se combinato con maggiori ostacoli nel commercio globale, sarebbe fortemente inflativo.

Il dollaro continuerà a deprezzarsi

oro-dollaro-petrolioLa forza del dollaro è stata molto negativa per le commodity durante il mercato ribassista finito a inizio 2016. Il deprezzamento nel 2017 segna probabilmente l’avvio di un nuovo mercato “orso” per la valuta. Quali potrebbero essere i fattori a sostegno di questo trend? Innanzitutto, un aumento del bilancio e del deficit commerciale USA con l’estero, spinto dai tagli fiscali e dall’elevata spesa per la difesa e i sussidi. All’orizzonte ci sono poi ulteriori disfunzioni politiche, e forse persino timori sulla capacità di far fronte al debito pubblico. Insomma, nel 2018 il dollaro debole probabilmente offrirà supporto alle materie prime.

Petrolio ed energia

Per il petrolio, e l’energia in generale, le prospettive sono già migliorate significativamente. E forse, ancora più importante, i rischi per il prezzo del greggio sembrano indirizzati fortemente al rialzo. Dal lato dell’offerta, la produzione continua a sottoperformare le attese in molti Paesi, per la prima volta da molti anni. E dal lato della domanda, il consumo globale di greggio è davvero solido. Di conseguenza, le scorte dovrebbero fortemente ridursi nel 2018. Per quanto riguarda i prezzi del gas naturale americano, l’outlook resta rialzista per l’anno prossimo, e non solo per la crescita strutturale della domanda. Questa importante commodity non è amata dagli investitori, data la performance storicamente modesta e l’elevata volatilità.  Il consensus dice che i bassi prezzi attuali costituiscono la nuova normalità e resteranno su tali livelli per i prossimi anni. Presumendo che nei prossimi mesi le temperature tipiche invernali colpiranno gli Stati Uniti, riteniamo che sul mercato del gas americano l’offerta sia inferiore alla domanda e che i prezzi dovranno quindi salire in modo tale da muovere la produzione.

Materie prime: fondamentali in miglioramento e valutazioni allettanti

Nonostante il miglioramento dei fondamentali stia spingendo al rialzo i prezzi delle commodity, l’azionario energetico ha sottoperformato le relative materie prime nel 2017. Con l’accumularsi di ritorni deludenti e la continua distruzione di capitalizzazione, molti investitori hanno girato al largo dall’azionario delle materie prime, in attesa di un momento in cui le società legate alle materie prime, e soprattutto alle commodity energetiche, mostrassero tassi di ritorno sul capitale adeguati e una generazione di flussi di cassa consistente. Una volta che gli operatori saranno sicuri che l’ossessione con la crescita sia stata messa alle spalle, dovremmo vedere un ritorno dei capitali sul settore.
In generale, le valutazioni dei titoli azionari delle società attive nel comparto delle commodity sono state raramente così economiche rispetto al mercato e ai prezzi sottostanti. Molte società, soprattutto sul segmento energetico e dei metalli preziosi, dovrebbero dimostrarsi più adatte agli investimenti nel 2018. Ciò grazie al recente focus sulla generazione di flussi di cassa, sul rafforzamento dei bilanci, sui ritorni sul capitale e sulle crescenti distribuzioni di valori agli azionisti. Questa combinazione interessante di ripresa dei prezzi e valutazioni economiche dovrebbe dare agli investitori un’opportunità eccellente per diversificare il rischio e proteggersi dall’aumento dell’inflazione.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

 

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